Nelle elezioni nazionali si vota un partito, si
elegge un rappresentante, e poi quel rappresentante segue diktat che arrivano
da organismi sovranazionali che nessuno ha eletto. Il margine di manovra è
risicato, la sovranità è una finzione scenografica. Le elezioni comunali sono
un'altra cosa. Chi vince si occupa delle strisce pedonali sotto casa tua, del
parcheggio nel tuo quartiere, della manutenzione delle strade, dei servizi che
tocchi ogni giorno con mano. Qui la politica è amministrazione concreta della
vita quotidiana. Per questo il voto comunale vale, nonostante i soliti
meccanismi in cui si candidano cani e porci in cerca di sistemazione. Detto
questo, la solita questione dei sessi è ridicola. Per esprimere le preferenze
ai consiglieri, si è obbligati a indicare un uomo e una donna. Non i due che si
ritengono più competenti. Se si valuta che i due candidati migliori sono
entrambi uomini, o entrambe donne, non importa, la parità di facciata viene
prima della qualità. Bisogna scegliere qualcuno che non reputi all'altezza
semplicemente perché appartiene al sesso giusto per quella casella. Questo
sarebbe rispetto per le donne? È una certificazione istituzionale che, lasciati
liberi, i cittadini non sceglierebbero abbastanza donne, quindi bisogna
costringerli. Un insulto travestito da tutela. Il Comune merita attenzione.
Meriterebbe anche elettori liberi di scegliere i migliori, senza ridicole quote
rosa.
