Anestesia sociale

Sappiamo bene tutti che il potere d'acquisto in Italia è fermo da vent'anni. Eppure le spiagge sono piene, i ristoranti pure, i figli hanno l'ultimo modello di iPhone e le Nike ai piedi. Perché accade questo? Perché il ceto medio ha trovato un ottimo anestetico, le rate, i debiti perenni. Non si indebitano mica per necessità, ma per restare dentro un'immagine di sé che i redditi reali non giustificano. La vacanza, la casa grande, le scarpe firmate per il figlio. Tutto maschera la reale condizione. Mentono su un salario che non basta. 

Il debito privato ha sostituito il conflitto sociale come valvola di sfogo, solo che scarica la tensione dentro il singolo invece che nella piazza. Chi è indebitato non protesta, perché protestare significherebbe ammettere pubblicamente di aver perso, e chi vive a credito ha ancora troppo bisogno di sembrare vincente per permetterselo. Il debito, insomma, non è solo un problema economico, è proprio un dispositivo di controllo dell'opinione pubblica che funziona meglio di qualunque censura, perché lo si sceglie da sé, rata dopo rata. 

Le uniche piazze piene restano quelle arcobaleno, lì si prendono tutto un mese per protestare nudi, paventando ingiustizie inesistenti. Pensate come stanno messe le masse, taciturne su tutto, manipolate su "diritti" colorati, fomentate da tutte le grandi multinazionali. 

Il vero tabù italiano non è la sessualità, ma il bilancio familiare. Quello resta sotto la sabbia, tra rate infinite e finzioni sociali.

Paralisi

Ieri casualmente siamo capitati nell'ennesimo video di un noto personaggio. Costei affermava, in sostanza, in un breve reel sui social, che se un uomo approccia una donna dandole tante attenzioni, lei deve fuggire immediatamente. 

Qualunque comportamento maschile che non si conformi al catechismo di questi santoni che denunciano il pericolo "narcisista" è ormai un probelma. 

Sei gentile? Sicuramente stai manipolando. Dai molta attenzione? Sarà una tecnica di adescamento. Sei premuroso? È un segnale d'allarme. Siamo di fronte ad un delirio diagnostico in cui si è dichiarata guerra alla manipolazione affettiva ottenendo, come esito, il sospetto perenne, l'estinzione dell'affetto stesso. 

Vorrebbero insegnare alle donne a leggere ogni gesto come sintomo, ogni parola come strategia, ogni sguardo come premessa di un abuso. Il risultato è la paralisi. Relazioni uomo donna trasformate in un campo minato dove ogni passo è sospetto per definizione. 

L'amore come minaccia aprioristica. Complimenti, ottimo lavoro.

Nolan e Tarantino

Christopher Nolan e Quentin Tarantino sono intoccabili. Basta pronunciare una riserva, anche minima, verso costoro e scatta subito il riflesso della congrega: "non hai capitohh, è il tuo limite e non il lorohh".

Tarantino è dichiaratamente un citazionista. Preleva e ricombina generi diversi ma questa non è genialità autoriale, è semplicemente essere raffinati mestieranti. Sa scrivere dialoghi, sa montare scene di tensione, conosce la storia del cinema, bravo. Ma l'erudizione cinefila non è profondità.

Nolan è un altro artigiano ineccepibile, con padronanza tecnica e capacitá di costruire delle strutture temporali. Ma, anche qui, questa tecnica non genera spessore di contenuti. I suoi film funzionano ma quando si va a cercare cosa dicano davvero sull'esistenza, sul tempo, sulla natura umana, si trova superficialità.
La confusione tra complessità della forma e complessità del pensiero è il meccanismo su cui si regge la sua reputazione di "genio".

In entrambi i casi notiamo la costruzione sociale dell'intoccabilità attorno ai loro nomi. C'è bisogno di avere dei totem condivisi attorno cui riconoscersi come "intenditori". Si è creato un cortocircuito per cui ammirare Nolan e Tarantino diventa la prova d'appartenenza a un certo tipo di cinefilia, e metterli in discussione è un atto di eresia da correggere con snobismo.

Si confondono grandi mestieranti e tecnici con la profondità di visione, quella che un grande regista dovrebbe avere.

Non stiamo parlando di Tarkovskij, ma di Christopher Nolan.
Ricordarselo, grazie.