Alex Zanardi: un esempio di Volontà
Il solito primo maggio
La Festa del Lavoro sia innanzitutto una festa DAL lavoro. Il lavoro moderno — catena di profitto, strumento di sfruttamento, meccanismo di perpetuazione dello status quo tramite ricatto economico — non è emancipazione né realizzazione personale.
Il culto del lavoro è la malattia della modernità. Peraltro è una festa ormai diventata finzione, sempre più negozi aperti, supermercati operativi, cassieri al banco e magazzinieri sui muletti il primo maggio. Non per necessità, ma perché il mercato non si ferma, perché il consumo non conosce giorni sacri. La retorica della festa del lavoratore si celebra mentre il lavoratore lavora.
Nel frattempo sfilano i sindacati che, ricordiamo,
avallarono il green pass, e sul palco del concertone si esibiscono
"artisti" ogni anno più imbarazzanti. Una liturgia stanca, officiata
da chi ha trasformato la tutela dei diritti in gestione del consenso. Come
sempre rifiutiamo la retorica tossica del lavoro che nobilita. Celebriamo
invece il tempo di qualità.
Miserie locali
Per le elezioni comunali vediamo liste strabordanti
di candidati che fino a ieri non si erano mai occupati di nulla che non fosse
se stessi. Gente improvvisata, totalmente avulsa alla politica. Volti nuovi che
fingono entusiasmo con false dichiarazioni di servizio alla comunità.
La politica locale viene percepita dalla gran parte
di tali candidati, come una via per la sistemazione. Il consiglio comunale è
l'anticamera. Il parlamento nazionale è il traguardo per ciò che si può
ottenere, ovvero indennità, vitalizi, relazioni, porte che si aprono. Il bene
comune è il travestimento retorico di un progetto interamente personale.
Non è che il semplice consigliere comunale prenda
uno stipendio (va a gettoni di presenza per ogni seduta a cui partecipa, cifre
basse), ma il vero tornaconto sta in altri aspetti. Ad esempio, nei permessi
retribuiti o in appalti, nomine, favori, scorciatoie varie.
Il consigliere comunale di paese non si
"sistema" economicamente in senso diretto, ma costruisce visibilità,
credenziali per salire. Il mandato locale è un investimento, non una rendita
immediata.
Ciò che fa sorridere non è il fenomeno in sé ma la
spudoratezza. Il cambio di partitello non viene più nemmeno giustificato
ideologicamente. Ci si sposta tranquillamente dove tira il vento in quel
momento. Anni fa, quando ci fu il boom dei cinque stalle, nei comuni tutti
volevano candidarsi lì, "perché quel partito sta tirando, vai
infilati!". Poi quando quel partito non tirava più, si ripresentarono con
altre casacche e la stessa faccia da ebeti. Senza nessuna vergogna eh,
tranquillissimi, non c'è più nemmeno la finzione di un'idea da difendere.
Stiamo generalizzando?
Mica tanto, quelli che si presentano realmente per
contribuire al bene comune sono una esigua minoranza.
Miserie elettorali.
