Tecnocrazia e Democrazia

E' indispensabile tenere presente che tecnocrazia e democrazia sono incompatibili. Innanzitutto perchè se la politica è l'arte del possibile, la scienza ha la pretesa di approssimarsi alla verità: laddove si cerchi di far coincidere il possibile con il vero, allora questo assume le sembianze - sarebbe più corretto dire "si maschera" - di certezza.
Dove si è certi di essere nel vero, non vi è possibilità di dialogo e confronto, se non a due condizioni:

1. Condividere lo spazio di verità all'interno di cui si discute e ci si confronta, ossia il medesimo orizzonte tecnico/scientifico.

2. Poter esibire delle competenze che possano essere riconosciute all'interno di quell'ambito, ed essere così accolti tra coloro che hanno il titolo di interlocutore.

A queste condizioni, il dialogo/confronto non può produrre che infiniti florilegi di tautologie e petizioni di principio, ma soprattutto si priva così dell'agibilità politica non solo la stragrande maggioranza della popolazione, in quanto "incompetente", ma anche coloro che, "competenti", sono portatori di visioni disomogenee o critiche nei confronti dell'unico orizzonte tecnico/scientifico riconosciuto.
"Riconosciuto da chi?" ci si chiederà: ovviamente da quella stessa èlite che trae legittimazione da se stessa in quanto sedicente espressione maggioritaria della comunità scientifica.
A quanto pare, i tecnocrati sono democratici solo quando si tratta di nominare se stessi.
Quando deleghiamo potere politico a scienziati e tecnici, dobbiamo assumerci la responsabilità di tutto ciò, qualunque sia la posta in gioco.


Modelli previsionali a servizio dell'ideologia

È preoccupante osservare come nella società del controllo e della pianificazione, i modelli previsionali rivestano un ruolo sempre più importante. Abbiamo visto, ad esempio, la loro centralità nel legittimare la più grande battaglia ideologica degli ultimi anni, quella del movimento ambientalista, dove sono utilizzati come principale strumento a supporto degli scenari catastrofici che il movimento intende sventare. Li ritroviamo oggi a combattere a fianco di medici e politici nella quotidiana battaglia per sconfiggere il "mostro".
In fondo, il modello previsionale è la trasposizione nell'età della tecnica di ciò che fu la mantica nelle epoche antiche: il sogno di gettare uno sguardo sul futuro per anticiparne gli eventi e sottrarsi all'ignoto. Tuttavia, mentre nel passato l'arte mantica si muoveva nell'orizzonte di un destino ineluttabile che poteva essere scrutato ma non modificato, l'epoca moderna si dispiega nell'ambito della volontà di potenza, che desidera dominare gli eventi e comandare il fato. In questa ottica i modelli previsionali ci vengono presentati come lo strumento mediante cui si stilano agende che decidono del futuro di nazioni o dell'umanità intera.
Ora, vale la pena ricordare che un modello previsionale non è un ente matematico neutro, sottratto all'ambito della discussione e della critica perchè risiedente nell'iperuranio dei principi: è un costrutto che riflette scelte e visioni di chi lo imposta (in altre parola reca in sè presupposti di tipo ideologico), e necessita di appoggiarsi su dati che siano riconosciuti da tutti i soggetti che sono destinati a condividerne i risultati e gli effetti. Se non si condividono i dati di base, nè la cornice ideologica che ne determina l'impostazione, allora tale modello non può che essere rifiutato a priori da tutti coloro a cui quei dati e quell'ideologia non sono evidenti. In particolare, ciò avviene di necessità quando quel modello impatta sulle vite di una collettività che è chiamata ad adeguarvisi sacrificando ad esso i propri beni più preziosi. In politica non esistono scelte apodittiche e ineluttabili dettate da numeri autoevidenti e inconfutabili: solo risoluzioni e responsabilità individuali che qualcuno non desidera assumersi.