Festicciole

Abbiamo una nuova liturgia a fine anno scolastico, fatta di palloncini, striscioni, addobbi e genitori in estasi. Il figlio ha preso il diploma!! Ohh, si festeggia. Si invitano parenti, amici, si noleggiano locali, si fanno le cose in grande. 

Il diploma...cos'è realmente oggi questo diploma? Praticamente il niente. I voti sono gonfiati da anni. Le commissioni sono benevole, la formazione scarsa, gli studenti escono spesso con lacune imbarazzanti in italiano, in storia, in matematica di base. Ma che importa, la festa si fa lo stesso, anzi si fa sempre più grande, anche perché non si festeggia mica la formazione, si festeggia la "performance" sociale davanti agli altri. Al genitore medio non interessa nulla di cosa sa suo figlio, che cultura ha assimilato realmente. Per lui è un genio a prescindere e deve esibirlo agli altri genitori. 

Subito dopo arriva il secondo atto, adesso quale università sceglie? La domanda non è se ci va. È proprio quale. L'università è data per scontata, essa è l'unico percorso degno per un essere umano, tutte le altre vie sono ripieghi da nascondere. Il lavoro manuale, il mestiere o qualsiasi impiego differente, cosa sono? Solo cose di cui vergognarsi. Un figlio che casomai diventa elettricista, falegname, cuoco, è un figlio di cui spiegarsi, di cui scusarsi con gli altri genitori. Un figlio laureato invece, in qualsiasi cosa, con qualsiasi esito, è un figlio da esibire come una medaglia. 

Da un lato abbiamo dunque questi genitori illusi, che giocano a fare i protagonisti, desiderosi di riscatto sociale, condizionati dalla società. Dall'altro una generazione di laureati fragili, disorientati, convinti di meritare posizioni che non sanno ricoprire, in un paese che non trova idraulici, elettricisti, tecnici specializzati in nulla e li importa dall'estero perché i nostri figli "studiavano". 

Una certa narrazione racconta che i giovani italiani fuggono dal lavoro manuale per una questione di retribuzioni basse. È una bugia. Il problema è identitario. Il figlio dell'italiano medio non farà mai lavori "normali", mestieri, indipendentemente da quanto guadagnerebbe, perché quei lavori portano con sé un marchio sociale che né lui né la sua famiglia sono disposti a indossare. Sarebbe una vergogna preventiva. È una malattia sociale. Bisogna festeggiare!


Islamofobia

Facciamo un piccolo esercizio. Si prende una cartina del mondo e si guarda chi ha basi militari sui confini altrui. Chi ha condotto guerre "preventive" nell'ultimo quarto di secolo. Chi ha destabilizzato governi, finanziato opposizioni e imposto sanzioni.

Bene, avete fatto? È semplice.

Abbiamo un Occidente che fa e disfa e si relaziona bene solo con Israele, uno Stato che si presenta come vittima permanente, pratica occupazione, espansione e guerra come strumento di politica ordinaria.

Ora guardate la Lega per esempio o le pseudodestre in generale. Osservate i loro leader con la kippah, i loro raduni pro-Israele, la retorica sull'invasione islamica. Parliamo di una destra che dovrebbe difendere il popolo italiano, i suoi interessi economici, la sua sovranità, la sua identità culturale e che invece si schiera con uno Stato straniero impegnato in una guerra di espansione coloniale, mentre agita lo spauracchio dell'islam per giustificare ogni deriva securitaria interna.

Tornando a noi, a chi serve questo scenario?

Non agli italiani ovviamente. L'immigrazione incontrollata, quella che ha trasformato i nostri quartieri è figlia di politiche estere che destabilizzano interi paesi. Politiche che quelle stesse destre non contestano, perché i mandanti sono gli stessi. Secondo voi si può essere contro l'immigrazione di massa e contemporaneamente finanziare, diplomaticamente o militarmente, i conflitti che la producono? Ragionate...

L'islamofobia di Stato è funzionale. Distoglie l'attenzione dal vero meccanismo. Non è l'islam che destabilizza l'Occidente, è l'Occidente che destabilizza l'islam e poi importa il caos che ha seminato, scaricandolo sulle classi popolari mentre i responsabili restano intoccabili.

Questo è, se poi vi piace andare dietro a questi soggetti che puntano sulla vostra pancia ergendosi a risolutori fate pure. Ma così stanno le cose.


Federico Faggin e Plotino, una storia affascinante

Federico Faggin, l'uomo che ha progettato il primo microprocessore della storia, il cervello artificiale su cui poggia l'intera civiltà digitale, in alcune interviste che si trovano in rete racconta degli aneddoti davvero curiosi.
Uno di questi riguarda suo padre, Faggin Giuseppe, un filosofo, studioso di neoplatonismo. Fu lui a tradurre per la prima volta in italiano le Enneadi di Plotino, il testo in cui il cosmo viene descritto come emanazione dell'Uno, dove la coscienza non è il prodotto della materia ma la sua origine. 

Racconta Federico che da giovane egli rifiutò quella strada. Voleva essere ingegnere. E così mentre il padre traduceva Plotino, lui progettava circuiti integrati.
Poi, ad un certo punto ebbe un'esperienza interiore spontanea descritta come un'immersione in un campo di luce cosciente dove egli era simultaneamente osservatore e osservato. Da quel momento, trent'anni di ricerca lo hanno condotto a una conclusione, ovvero che la coscienza non emerge dalla materia. È la materia che emerge dalla coscienza.

Pensiamoci, un uomo che ha passato la vita a ridurre la realtà a istruzioni binarie, che ha contribuito più di chiunque altro a costruire l'infrastruttura del materialismo digitale, che ha dato alla Silicon Valley la sua anima tecnica, è lo stesso che oggi denuncia lo scientismo riduzionista. 

Per Faggin conoscere significa risalire, distogliersi dalla molteplicità per ritrovare l'unità originaria.
Usa un linguaggio diverso, qualia, stati quantistici, campi coscienti, ma la struttura è la stessa. L'Uno, nel suo sistema, è definito come la totalità di ciò che esiste: dinamico, olistico, non divisibile in parti separate, e dotato di una volontà di conoscere se stesso, una volontà che si esprime attraverso la coscienza.

Platone e Plotino giunsero a quella visione per via speculativa, dialettica, mistica. Faggin ci arriva dopo decenni trascorsi a costruire macchine sempre più elaborate.

Il cerchio si chiude: il figlio che aveva voltato le spalle al Plotino del padre torna, sessant'anni dopo, a dire sostanzialmente le stesse cose, ma attraverso la fisica quantistica invece che attraverso il greco antico.

La coscienza viene prima della materia. Il mondo fisico è un'emanazione di una realtà più profonda.

Che storia affascinante.
La Verità che si ripresenta magicamente attraverso uno dei più grandi scopritori della tecnologia moderna.