Sale d'attesa

In Italia esiste una categoria di persone che tecnicamente studia da vent'anni. Cambiano facoltà, cambiano città, accumulano esami su esami. A quarant'anni hanno ancora "qualche esame da dare". Non stanno studiando. Stanno procrastinando la vita.

Funziona così, i genitori vogliono il figlio laureato, la società premia il titolo e disprezza il mestiere, e così interi decenni vengono sacrificati sull'altare di una laurea che non si vuole davvero, in qualcosa che magari non si userà mai.
Nel frattempo, chi decide di fare l'elettricista, il falegname, il parrucchiere viene guardato con commiserazione. "Peccato, poteva studiare." Come se costruire qualcosa con le mani fosse una sconfitta.
In questo scenario la manovalanza è quasi interamente straniera. Gli italiani preferiscono laurearsi in scienze delle patatine piuttosto che stuccare un muro.

Università usate come scudo contro le decisioni. Come modo per dire ai genitori "sto ancora studiando" invece di dire la verità, ovvero che non si sa cosa si cerca realmente in questa società fallace. Nessuno insegna che non saperlo, fermarsi e riflettere seriamente è più onesto di fingere per anni.

Una società che disprezza il lavoro manuale e venera aprioristicamente il titolo accademico, non sta investendo nella cultura. Sta finanziando la procrastinazione di massa.

Narrative Q

Esiste una tipologia di narrazione che non può mai essere smentita dai fatti, perché si è costruita l'immunità logica come condizione fondante.

Facciamo per esempio riferimento alla narrazione Q su Trump. Il meccanismo è semplice: quando una previsione non si avvera, non è un errore, è parte del piano. Quando il piano viene smentito, era ovvio che sarebbe andata così. Quando anche questa spiegazione cade, emerge un piano dentro il piano. La teoria non spiega mai la realtà, la insegue, adattandosi camaleonticamente ad essa.

Il risultato è una narrativa perfetta. Trump non può sbagliare perché ogni sua azione, qualunque essa sia, viene post-razionalizzata dentro lo schema. Se fa la guerra è per evitare qualcosa di peggio, se non la fa è il messia della pace, se è amico con un nemico lo sta trollando, se litiga con un alleato è una strategia. Un sistema che spiega sempre tutto senza spiegare niente.

Questa roba qua viene venduta come geopolitica ma è in realtà narrativa con struttura da romanzo popolare dove ci sono tutti gli ingredienti di successo. Allora abbiamo il protagonista salvifico, il grande piano nascosto, le élite sconfitte nell'ombra, la vittoria finale che arriva eh, è sempre dietro l'angolo, bisogna solo avere fiducia. Come in ogni serie ben costruita, non puoi smettere di seguirla perché vuoi vedere come va a finire. E questo, naturalmente, funziona benissimo come prodotto, vende libri, crea canali social, ottiene interviste ed ospitate, visibilità, soldi.

Ma se il piano è sempre in corso, se la vittoria è sempre imminente, se ogni sconfitta è in realtà una mossa, a che punto la gente che segue queste strambe teorie smette di crederci? La risposta è: mai. Bisogna perseverare. Si fonda tutto sull'attesa, devi avere fiducia nel piano nascosto, sederti, sperare, aggredire chi non coglie tale fantomatico piano e immergerti nella narrazione cialtronesca.

Lega Nord, una pseudotradizione

La Lega Nord nacque nel 1989 dall'aggregazione di movimenti autonomisti. Il collante tra loro era l'odio, prima "Roma ladrona", poi i meridionali come classe parassitaria responsabile del debito, dell'inefficienza, della burocrazia. 
Il passo successivo fu inventare un'identità. Nella fase secessionista, a metà anni Novanta, la Lega costruì artificialmente un senso di appartenenza "padana" attraverso simboli, riti, inni, pubblicazioni. Inventarono una tradizione, un passato mitico in cui rispecchiarsi e da cui attingere.
Alberto da Giussano, leggenda, fu scelto come eroe fondativo; Pontida come "suolo sacro"; il Po come fiume-divinità. 
Il 15 settembre 1996 Bossi proclamò l'indipendenza della Padania raccogliendo l'acqua del Po in un'ampolla, in un rito a metà tra il druidico e il folkloristico.
La discendenza celtica della Padania è però storicamente una barzelletta. In quella pianura, prima dei Celti cisalpini, erano già passati Etruschi, popolazioni italiche autoctone e molto altro. Il celtismo padano è una manipolazione della storia con indefiniti riferimenti a tradizioni pre-romane, medievali e cristiane, peraltro tutte in contraddizione tra loro.

Un'identità costruita sull'artificiale e sul risentimento verso il "nemico".
E il meccanismo del nemico, puntuale, si ripeté. Dopo l'11 settembre 2001 e gli ingiustificati attacchi Usa all'Afghanistan, la Lega radicalizzò la propria posizione contro l'Islam. L'anti-islamismo divenne il nuovo collante, con Borghezio e Calderoli in prima linea.  Il bersaglio cambiò, dai meridionali si passò ai musulmani. Stesse logiche.

La Lega è stato un laboratorio di pseudotradizione, di odio becero e divisioni interne. 

Oggi con Salvini neppure li commentiamo.
E qualcuno li santifica.
Per carità.