Saggezza e solitudine

Vivere da soli richiede una grande intelligenza; e riuscire anche a restare comunque duttili, elastici e adattabili è un'impresa ancora più ardua. Vivere da soli, senza le mura delle gratificazioni che ci proteggono, richiede un'estrema attenzione vigile; poiché una vita solitaria incoraggia la pigrizia, le abitudini che ci confortano e che diventano perciò quasi impossibili da abbandonare. Una vita solitaria è un incentivo all'isolamento, e solo i saggi riescono a vivere da soli senza fare del male a se stessi e agli altri. La saggezza è solitudine, ma un percorso solitario non conduce alla saggezza. L'isolamento è morte, e la saggezza non la si ritrova nel ritrarsi dalla vita: non c'è alcun sentiero che conduce alla saggezza, poiché ogni sentiero è separativo, esclusivo. Per loro stessa natura, i sentieri possono solo condurre all'isolamento, anche se questi isolamenti vengono chiamati unità, intero, uno. Un sentiero è un processo esclusivo; il mezzo è esclusivo, e il fine è come il mezzo, poiché il mezzo non è separato dalla meta, da ciò che dovrebbe essere. La saggezza arriva con la comprensione della nostra relazione con il prato, con il passante, con il pensiero fluttuante. Ritirarsi, isolarsi per ricercare, significa mettere la parola fine alla scoperta. La relazione conduce a una sorta di solitudine che non attiene all'isolamento, e dobbiamo cercare di arrivare a questa solitudine, che non è della mente che si rinchiude, ma appartiene alla libertà. Il completo è il solitario, mentre l'incompletezza cerca la via dell'isolamento.

Tratto da "Liberarsi dai condizionamenti" di J.Krishnamurti 

"Una primavera troppo lunga" di Y.Mishima

Brillante romanzo d’amore giovanile finora inedito in italiano e quasi sconosciuto all'estero, "Una primavera troppo lunga" uscì per la prima volta in Giappone nel 1956.

Divenne immediatamente un bestseller e fu adattato al cinema l’anno successivo.

Mishima aveva cominciato a pubblicarlo a puntate su una rivista popolare a gennaio del 1956, proprio mentre su una rivista letteraria iniziava la serializzazione de "Il padiglione d’oro", uno dei suoi lavori più rappresentativi.

Serio e impegnato il secondo, è invece lieve e ironico il primo, che appartiene a un filone di opere in cui, secondo il noto critico e amico di Mishima Donald Keene, il grande scrittore riversò aspetti del suo carattere che trovavano poco spazio nella sua produzione seria, come l’umorismo e il gusto per la caricatura.

Anche in quest’opera più leggera, l’arte del grande scrittore è riconoscibile nella splendida costruzione dell’intreccio, nella profondità dei personaggi resa con pochi tocchi sapienti, nei temi a lui cari che non rinuncia a trattare, nella sua visione dell’uomo e del mondo raccontata, in questo caso, con spirito e disincanto.

"Una primavera troppo lunga", Per gli amanti del Mishima più "leggero".

                                                                                OC