C'è questa donna con il volto indurito, dai tratti somatici cupi,
in gran carriera, senza figli, che va in giro a dispensare consigli su...
relazioni e figli.
È ossessionata dai "narcisisti", mette in guardia le
donne dai "manipolatori", spiega loro che la società ci ha sempre
preso in giro, dalle favole in cui il principe risveglia la principessa col
bacio, ai giochi infantili che vedono nel maschietto colui che usa macchinine e
pistole e nelle femminucce bambole e cucina.
"Non fatevi fregare!" sbraita con occhi sgranati, in
conferenze piene di gattare che la applaudono.
Questa tipologia di donna ha introiettato fino in fondo
l'antropologia moderna, quella per cui l'unico bene concepibile è
l'autoaffermazione individuale, misurata in carriera, autonomia, assenza di
legami. Da questo punto di vista, ogni relazione che implichi dono di sé, cura,
apertura verso l'altro, insomma tutto ciò che una volta si chiamava eros nel
senso pieno, non può che apparire come una trappola da smascherare.
Ignora che il maschile e il femminile non sono ruoli sociali
intercambiabili né tantomeno rapporti di dominio, ma due modi diversi e
complementari di partecipare a un medesimo principio. Il maschile come forma,
direzione, trascendenza attiva, il femminile come sostanza, accoglienza,
immanenza realizzatrice. Non gerarchia di valore, ma di funzione.
Che dire, fenomeni da baraccone, riflessi di un' epoca di gente
che nulla ha compreso della magnifica complementarietà dei sessi e vive in
guerra perenne con se stessa e con l'altro genere.