Il caos postmoderno

In tempi di “crisi”, una fiumana di esseri umani si estende sempre di più, con l’inevitabile effetto di un acutizzarsi di disordini di ogni tipo.

Con l’incremento demografico si inasprisce il problema dell’occupazione e vengono intensificati i processi produttivi che a loro volta provocano un rafforzamento dell’economia sregolata così come concepita oggi.
Cresce l’asservimento del singolo, si riducono gli spazi liberi, ed i movimenti autonomi dell’individuo divengono geometrici nelle città moderne pullulanti di esseri narcotizzati, numerini di un immenso formicaio.

In un sistema come il nostro, l’eccesso delle nascite avviene paradossalmente nei paesi più poveri,  portando  la gente di alcune zone geografiche a mendicare uno spazio presso altri popoli, alimentando così il sistema emigratorio di manodopera lavorativa da sfruttare.
Essi sono destinati a snaturalizzarsi, a disperdersi fra altre genti nel segno del cosmopolitismo più fuorviante e sotto la bandiera del capitalismo demonico che mira a livellare le differenziazioni di popoli e culture creando omologazione.  
Persistendo su questa linea, si creano tensioni sociali tra proletari, vere e proprie guerre tra poveri spinte subdolamente da aizzatori di falsi slogan.

Nel frattempo,  il cittadino occidentale medio è inglobato in un sistema fuorviante che lo rende una buffa macchietta in giacca e cravatta.
Tartassato di tasse e incatenato tra una miriade di vincoli che si è creato nel tempo, si adatta usufruendo degli svaghi che il sistema gli fornisce.
E’ così mentre per l’occidentale appesantito e stanco, la procreazione diviene contenuta nei limiti del possibile, altri ceppi prendono il sopravvento riproducendosi a macchia d’olio.

Una situazione positiva per la mentalità dell’ imprenditore europeo, che può perlomeno puntare su una manodopera “conveniente”.
Inoltre in un regime democratico, dove è proprio il numero ad assicurare il potere, quanto descritto diviene un’ arma efficace per il potere. Difatti da un lato avremo i consunti figli dei consumatori occidentali, sotto propaganda mediatica "fashion" che li spinge all'individualismo, e dall’altro etnie differenti che mirano alla sopravvivenza quotidiana in un ambiente che,  per quanto possano adattarsi , non è la loro terra di origine.

Da considerare inoltre che nella bizzarra civiltà che si è configurata, i processi produttivi richiedono una sempre maggiore mole di esigenze.
Secondo la mentalità dei moderni esisterebbe difatti un progresso infinito, e l’uomo dovrebbe vivere a servizio dell’economia, preoccupandosi di creare continuamente nuovi bisogni.
Bisogni che per essere soddisfatti richiedono lavoro, attività per cui l’uomo deve perderci tre quarti della sua giornata, per poter poi nel poco tempo libero che gli rimane usufruire di diavolerie tecnologiche e perdersi attorno al superfluo.
Tutto questo caos viene chiamato prosperità, progresso, sviluppo, crescita.

Giovanni Prove

Comunitari o Liberal - M.Veneziani

Qual è il nocciolo dei liberal? L’idea di emancipazione, di liberazione dai legami, nel progetto di un’umanità liberata. Un’idea che si coniuga con la deterritorializzazione, il superamento dei confini, l’universalismo. Liberal è colui che punta sull’emancipazione dell’individuo dai vincoli sociali, territoriali, familiari, tradizionali. La cultura liberal è una corda tesa tra individualismo e internazionalismo, nel progetto di formare un cittadino del mondo. La sua azione politica è percorsa da un’idea correttiva della realtà: bisogna modificare l’esistente che non è frutto del destino o dei disegni della provvidenza, ma è pura casualità, gioco fortuito delle combinazioni, lotteria, ingiustizia da rimuovere.
(..)
Comunitario è invece chi assegna valore all’identità, alla provenienza, dunque all’origine; e alle vie che conducono alle radici, come le tradizioni. Comunitario è chi assegna valore al legame sociale, religioso, familiare, nazionale, che non vive come vincolo ma come risorsa. Per il comunitario il legame non è la catena che ci imprigiona e ci limita nella libertà ma il filo d’Arianna che ci lega ad altri e ci sostiene. Il confine non è il male ma ciò che garantisce in concreto la sfera del nostro essere e il nostro agire. Comunitario è chi ritiene che ogni Io abbia un luogo originario o eletto, che avverte come patria; per lui non è insignificante o fortuita la sua origine o la sua destinazione, i suoi legami. Quel che il liberal vede come frutto di una lotteria del caso, il comunitario vive come evento significativo, se non voluto da un destino o una provvidenza. La realtà non è dunque una possibilità tra le altre da cui liberarsi, ma è ciò che ci definisce, ci identifica, ci chiama a un ruolo, a un senso e a un compito.
Il comunitario infine è colui che assegna importanza al comune sentire, ai riti, le usanze e i costumi di un popolo.
Importanza non sociologica o folcloristica, ma vitale, come modelli di riferimento per orientarsi. Archetipi che comprendono pure una zavorra fatta di pregiudizi, totem e tabù. Ma la convinzione «realista» del comunitario è che ogni individuo si circondi e si nutra di pregiudizi, totem e tabù; la differenza è che lui preferisce quelli consolidati da una tradizione a quelli dominanti nel proprio tempo. Come agenzia di senso preferisce affidarsi all’esperienza sociale ereditata piuttosto che alle fabbriche mediali e intellettuali del consenso e delle opinioni. Se il liberal procede nel futuro rivolto indietro a combattere contro il passato, la natura e l’origine, il comunitario procede nel futuro sentendosi sospinto dalle radici, dal passato. Il legame con la tradizione lo induce a confidare nella continuità, nella trasmissione, che è dunque non solo a parte ante ma anchea parte post. L’avvenire visto non come liberazione dal passato ma come gravidanza e dunque come passaggio aristotelico dalla potenza all’atto. Non creazione ma procreazione. La realtà per il comunitario non va abolita, rimossa, sostituita, nel nome di una pur «ragionevole utopia» (Veca); ma va organizzata, ordinata, messa in forma (Spengler).

Fonte: tratto “Comunitari o Liberal” di M.Veneziani (Ed.LaTerza)