"Uomini e Troll" di Theodor Kittelsen

"Uomini e Troll - Sogni e memorie" di Theodor Kittelsen

L’autobiografia illustrata del grande illustratore norvegese Theodor Kittelsen.

Le immagini di Theodor Kittelsen – i troll confusi con le montagne, il Draug che emerge dal mare, la Morte tra i campi di soffioni – sono parte dell’iconografia più riconoscibile e radicata del black metal scandinavo.

Per la prima volta in italiano esce la sua autobiografia: Uomini e Troll. Sogni e memorie. Un volume di ricordi, prose poetiche e illustrazioni originali che ripercorre l’infanzia a Kragerø, gli anni di formazione e miseria tra Monaco e Parigi, fino al ritorno alla natura e alle leggende vive della Norvegia.

Ironico, tenero e profondamente nordico. Non solo l’artista delle copertine, ma l’uomo che sapeva vedere ciò che agli altri sfugge e che ha avuto la grazia di trasmetterlo con pennello, matita e parola.

Edizione italiana a cura di Edizioni Weltanschauung Italia.

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Invidia e libertà

 

L'invidia non nasce dal bisogno, nasce dal confronto. L'invidioso non soffre perché non ha, soffre perché tu hai, a prescindere. Ti vuole vedere crollare, lo brama nel cuore, e non lo ammetterà mai. I Greci la chiamavano phthonos, e sapevano che è la più umana delle passioni, perché non chiede nulla per sé, chiede soltanto che l'altro perda.

Ora, una passione così nota da venticinque secoli, poteva sfuggire a chi governa? Ovviamente no. Chi detiene il potere conosce l'animo umano. E sa che un popolo invidioso è un popolo perfetto.

Così è nata la vetrina universale dei social e i suoi meccanismi.

La piattaforma non vende altro, il suo prodotto è proprio questo, perché l'invidioso è un cliente fedele, torna a guardare, a controllare, a bramare.

Una gabbia che la gente riempie di contenuti, volontariamente, con orgoglio. Ogni vita esibita alimenta l'invidia di cento altri, che a loro volta si esibiscono per farsi invidiare. Un meccanismo che si nutre di se stesso e non ha bisogno di una mano che lo spinga. Chi lo ha progettato lo sa bene, e dorme tranquillo.

Il vero esame dell'anima sapete qual è?

Rallegrarsi con chi si rallegra.

Chi si rallegra del bene altrui è l'unico uomo che il sistema non sa come trattare. Non può vendergli nulla, non può dividerlo da nessuno, non puó metterlo contro il suo vicino. L'invidia è il guinzaglio; la gioia condivisa è la prima forma di libertà.

La libertà comincia dentro, e chi non la conquista lì, può sventolarla in piazza quanto vuole, resterà sempre al guinzaglio.


John Polkinghorne

John Polkinghorne, fisico teorico a Cambridge, poi sacerdote anglicano, è una figura interessante.

Da una lato abbiamo lo scientismo da bar, quello del "lo dice la scienzah", che scambia il metodo per metafisica e crede che ciò che non si misura non esista. Dall'altra il fideismo che teme la realtà. 

Polkinghorne smonta entrambi, dimostrando che il laboratorio e la tensione verso il trascendente non sono nemici. La scienza risponde al «come», ma il fatto stesso che l'universo sia intelligibile, che la matematica scritta alla lavagna combaci con il mondo, resta una domanda che nessuna equazione può esaurire. 

Chi non si stupisce davanti a questo non ha capito la scienza, e chi si stupisce soltanto non ha capito la fede.

Polkinghorne chiede che la fede venga trattata con lo stesso rigore di un'ipotesi, seria, motivata, non certa, aperta alla verifica del senso. La chiamava «ricerca di una comprensione motivata», una formula intellettualmente onesta.

Un autore da leggere perché sono rari coloro che sanno fare i calcoli ma anche inginocchiarsi, senza che l'una cosa tradisca l'altra. 

Polkinghorne ricorda che chi ha misurato l'universo e poi ha alzato lo sguardo non ha rinunciato alla ragione, l'ha portata fino al limite, dove comincia la meraviglia.