Appunti sul grande reset

Una questione politica

La situazione pandemica iniziata nel 2020 non è una mera questione economica, è più generalmente una questione politica, nel senso che tutto quel che riguarda la collettività è politica, che sia una scelta artistica, una scelta economica, una scelta sanitaria o una scelta educativa/scolastica.

Dietro al grande reset e alle agende c’è una vera e propria filosofia. L'ideologia/filosofia (ossia visione del mondo) che sta dietro i cambiamenti è una ideologia transumanista e maltusiana (capendo il pensiero di Malthus si capisce come si innesta il discorso Green). E come ogni ideologia che si rispetti, necessita di creare anche un uomo nuovo, che sia funzionale alla loro visione filosofica (ad esempio, la rivoluzione francese ha tagliato le teste dell'uomo non borghese, che non poteva rientrare nella nuova idea di umanità, il comunismo ha mandato nei gulag gli uomini che non potevano o volevano integrarsi nel nuovo sistema ecc). Una visione ipercapitalista con multinazionali che assumono anche ruoli politici, monopoli totali di poche ipercorporazioni. Abbiamo poi la digitalizzazione transumana. Un essere umano "socialmente distanziato", senza più possesso del proprio corpo, controllato al 100%.

L'ideologia LGBT ed il Great Reset

L'ideologia LGBT non ha nulla a che fare con una giusta difesa delle minoranze o del bullismo su un omosessuale. La tattica è sempre la stessa, si prendono problematiche vere, le si ingigantiscono e ci si costruisce sopra una ideologia. Nello specifico l' ideologia LGBT sfrutta i temi del mondo gay per portare avanti un cambio antropologico, un cambio a cui vogliono arrivare le elitè finanziarie e neo-capitaliste mondiali in obbedienza alla loro filosofia/ideologia. In che modo? Puntando innanzitutto sulle scuole. Con la scusa di insegnare il rispetto, la tolleranza, la lotta alle discriminazioni, insegnano ai bambini (se prendi i bambini hai preso il futuro e costruisci l'uomo del domani) che il sesso biologico non corrisponde al sesso con cui ti identifichi, che uomo e donna son costrutti sociali, che oggi puoi essere uomo e domani donna e viceversa. Se abbatti l'identità sessuale (o la rendi "fluida"), che è la forma di identificazione più forte e basilare, hai definitivamente abbattuto l'uomo.

Un cambio antropologico radicale.

In altre parole lo scopo è creare una umanità labile, fiacca, debole, senza identità/radici solide e sicure (che siano religiose o sessuali o culturali, nella nuova antropologia devono essere "fluide") e di conseguenza facile da controllare. Una umanità che non contesterà mai; in nome e per cosa contesterebbe un uomo che non sa neppure di essere uomo o donna, a cui hanno distrutto qualsiasi punto di riferimento?

Stanno massacrando la psiche dei bambini per avere un domani uomini impossibilitati a una qualsiasi opposizione o reazione. Schiavi perfetti, ma senza catene, senza sapere di esserlo, perché se allo schiavo metti una catena prima o poi si vorrà liberare, ma se non le ha, mai avrà neanche l'idea di essere schiavo.

Divide et impera

Dividere e comandare: hanno messo uomini contro donne, gay contro etero (sempre grazie all'ideologia LGBT), vegani contro carnivori, masse autoctone contro immigrati (le immigrazioni di massa sono un altro fenomeno totalmente artificiale e gestito dall'alto per creare pressioni politiche e destabilizzazioni sociali, per spaccare le società di partenza e di arrivo ). Si sono inoltre inventati i "vax" e i "no vax", i "no qualcosa" e i "sì qualcosa", si inventano mille categorie (o ingigantiscono quelle già esistenti) per tenere i popoli divisi all'interno, per sfiancarli, per tenerli distratti in litigi secondari, mentre in alto si mangiano il welfare, distruggono lo stato sociale, il lavoro, la scuola, la sanità.




Credere nella scienza, diffidare dello "scienziato"

 Lo stato emergenziale da anni si regge su un "état d'esprit" opportunamente coltivato da una serie di agitatori culturali a cui attribuire indipendenza e buona fede è sempre più problematico.

Da una parte titoli e credibilità delle voci avverse sono costantemente discussi e ridimensionati, dall'altra si esaltano competenze e qualifiche di figure utili alla propaganda al fine di rinforzare e rendere stabile la narrazione vigente.

Ad esempio, si è prestato alla causa il premio Nobel Parisi, sempre citato con il titolo da biglietto da visita (nel suo caso il premio Nobel è un attestato di credibilità da esibire, a differenza di quello di Montagnier, che è invece ininfluente e frainteso).

Il fisico, che si esprime su qualsiasi questione avvolto dal suo mantello di autorevolezza, è evidentemente anche virologo, politologo, climatologo, epistemologo, sociologo, esperto di politiche energetiche, sanitarie, economiche ed ambientali, e chi più ne ha più ne metta. Un caso pressoché unico di Nobel assoluto. Cavaliere della scienza contro l'antiscienza, bolla come antiscientifica qualsiasi posizione non sia quella dell'agenda mondialista, che in pratica esprimere il senso e la verità unica della società. Peccato che quando esce dal suo territorio specialistico, i toni da propaganda che usa, le stereotipizzazioni e le generalizzazioni tranciate con l'accetta, siano francamente imbarazzanti e spesso addirittura di livello più basso di quelle della stampa generalista. Ad esempio, la sua caricatura del "novazz" è assolutamente irraggiungibile pure dai più beceri salotti televisivi.

Credi nella scienza (quella vera, aggiungiamo noi) ma diffida dello scienziato, diceva un lungimirante intellettuale che aveva compreso che il sapere è puro, ma l'uomo raramente ne è all'altezza.



Convincere e sanzionare

La retorica del "convincere" e del "sanzionare" è dilagata ovunque in epoca pandemica. Merita soffermarvisi.

Chi, ad esempio, sceglie di non vaccinarsi non va "convinto". Non è, in genere, uno che non ha chiara la situazione, o non si è informato, o è obnubilato dal terrore. È una persona che ha scelto come e dove informarsi, ha formulato una propria valutazione, ha esercitato un diritto. Esattamente come (si presuppone) chi ha deciso di vaccinarsi. Ecco che allora l'espressione "convincere", associata a misure che si dichiara esplicitamente essere adottate a scopo persuasivo, diviene particolarmente sinistra. Cosi come la sempre più sfacciata retorica della "sanzione". Le misure restrittive applicate ai non vaccinati sarebbero "sanzioni" adeguate allo scarso senso civico. Peccato che l'esercizio di un diritto non si sanzioni, o non è tale. O si modifica l'idea di diritto, mettendo in discussione alle radici l'ordinamento giuridico in cui viviamo, oppure l'idea di sanzionare libertà definite è aberrante e criminale.

Entrambe le espressioni, "convincere" e "sanzionare", denotano una mentalità autoritaria e un assoluto disprezzo dello stato di diritto, pericolosi perché introiettati nel linguaggio e pertanto non consapevoli. Tali fattori, nella popolazione indicano un senso civico pressoché assente e una sostanziale ignoranza dello stato e delle istituzioni. Perlomeno una gravissima distorsione ideologica a cui bisogna rimediare con una intensa opera di "sensibilizzazione".

Presso politici, giuristi e costituzionalisti, tale distorsione è imperdonabile, con tutto ciò che comporta in termini di fiducia, credibilità e responsabilità morale e civile.



Italia 2020: un racconto

Italia, 2020. " Sempre caro mi fu quest'ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude...."  La voce di tuo figlio riecheggia chiara e vigorosa dalla stanza accanto, riempiendoti d'orgoglio e soddisfazione. Sta preparando l'interrogazione di italiano che avrà l'indomani. Fa solo la terza media, ma intravedi in lui l'uomo che sarà. Deciso, fiero, che non si abbatte alle prime difficoltà. Gli hai trasmesso la passione per i classici, per la letteratura e la filosofia. È curioso, vuole indagare, non si ferma alle apparenze, allena il suo spirito critico. Apri leggermente la porta che divide il soggiorno dalla sua camera. Sbirci senza farti vedere, non vuoi rovinare il momento. Sorridi teneramente. "Ho fatto un buon lavoro" pensi tra te e te. " È stato faticoso, ma ne è valsa la pena..."Fuori la pioggia è incessante. I tuoni minacciosi, il bagliore dei fulmini, il ritmico scroscio dell'acqua nelle strade deserte, sulle tapparelle e sui vetri delle finestre, fanno da contraltare al calore domestico, rendendo ancor più piacevole la serata. Decidi di rilassarti. Prepari un vecchio vinile. La luce soffusa del tuo studio rende l'atmosfera quasi magica. I libri, il vecchio giradischi, un buon calice di vino. Tutto sembra perfetto. In lontananza, rumori di cucina. Tua moglie sta preparando la cena. Un brusio in lontananza frantuma l'idillio. È la TV. Una voce roca si fa strada nelle tue meningi. Riesci malapena a percepirne il suono. Dalle prime sillabe pronunciate, sembra che a parlare sia il premier. "Vuoi vedere che è per la questione di quel virus cinese?" Il tuo volto si contrae, ti si gela il sangue. Tua moglie ti chiama. " Amore, corri, senti cosa sta dicendo il presidente del consiglio!!!". Lasci il tuo studio lentamente, quasi trascinandoti. Già lo sai cosa sta per accadere. Entri in salone. Tuo figlio è già lì. La TV illumina la stanza, catalizzando il tuo sguardo, sempre più preoccupato, sempre più torvo. L'"avvocato" conferma le tue intuizioni. La zona rossa è estesa a tutta la penisola. Non solo a Codogno, non solo in Lombardia: il morbo è ovunque. Hai il cuore in gola. Non ti capaciti, non ti sembra vero. " Ma non avevano detto che il virus in Italia non sarebbe mai arrivato? " La tua famiglia ti guarda spaesato. Cerca in te risposte, forza, protezione. " Ma non avevano chiuso i voli dalla Cina? Non avevano detto che non c'era nulla di cui aver paura? Abbraccia un cinese! Mangia un involtino primavera! Ed ora? Ci chiudono in casa? Qui qualcosa non torna....non mi convince nulla di questa gestione dell'emergenza! Mi sbaglierò, ma sento puzza di bruciato....non era mai successo che bloccassero il paese, segregando le persone tra quattro mura!!!" Tua moglie ti osserva, è interdetta. Anche a lei non convince la situazione, ma tenta di essere "razionale". Ti stringe a sé, tenta di calmarti. " Ma vedrai, tutto si risolverà in poco tempo. Non hai sentito il presidente? Ha detto che andrà tutto bene, che entro poche settimane sarà tutto finito." Incroci lo sguardo di tuo figlio. Avete le stesse sensazioni, lo stesso terribile presentimento: nulla sarebbe stato più come prima. I tuoi pensieri sono un vortice irrefrenabile. Terribili scenari si rincorrono nel tuo cervello, quasi sopraffatto dal terrore. E se fosse il pretesto per una svolta autoritaria? E se il patogeno fosse un mito fondativo su cui costruire un nuovo ordine sociale? Respiri profondamente. Recuperi le energie. "Amore spero di avere torto..." dici sommessamente" ma dubito che tra quindici giorni ci riabbracceremo più forte di prima...."



La morte della filosofia, dell'etica e delle scienze umane

Dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che la figura dell'intellettuale appartiene al passato, e che essa è stata sostituita da un nuovo modello di uomo di sapere, solidale all'ordine della religione scientista e suo strumento di propaganda militante. Non che l'intellettuale di professione, figura tipicamente borghese e post-moderna, incarnasse chissà quale valore etico o fosse investito di una qualche missione sociale. Egli era tuttavia il residuo di un mondo in cui esistevano istanze che non potevano essere risolte ricorrendo esclusivamente a comitati tecnico scientifici o a modelli previsionali, ma che si riconosceva utile problematizzare anche alla luce della memoria storica, delle scienze umane e della coscienza critica. Dobbiamo riconoscere che quell'epoca, assieme all'ordine borghese, è ormai agonizzante, e che presto qualsiasi attività di pensiero che non sia esclusivamente la celebrazione o l'apologia dell'esistente, sarà relegata all'ambito dell'intrattenimento e tollerata in quanto innocuo diversivo al pensiero unico.

Se ciò è possibile, è essenzialmente perché i principali centri di produzione e diffusione della conoscenza sono stati infeudati a quelli del potere, grazie alla progressiva introduzione di logiche di mercato laddove per definizione l'indipendenza dall'interesse doveva essere garanzia di autonomia, oggettività e merito. Non addentriamoci ora nella penosa storia della graduale compromissione degli istituti scolastici, universitari e di ricerca; accontentiamoci di prendere atto del fatto che le strutture a cui un tempo veniva demandata la formazione di cittadini, politici e uomini di sapere, sono oggi i principali centri di irradiamento di legittimazione e consenso incondizionati.

La recente levata di scudi, in larga misura accademica, contro Cacciari e Agamben è la dimostrazione del fatto che l'intellettuale e ciò che rappresenta gode di riconoscimento, autorità e considerazione finché rimane nell'ambito ininfluente dell'editoria e non tange minimamente la realtà. Quando pretende, invece, di incidere sul reale, facendo valere la sua voce come pungolo critico, va riportato d'autorità nel proprio recinto dai pastori del discorso, che poi altro non sono che esponenti compiacenti di quei luoghi di asservimento da cui il ribelle ha preteso di emanciparsi.

Nel mondo che si va configurando non esisteranno più le condizioni per l'esercizio della filosofia, con buona pace di tutti gli Agamben e i Cacciari che ancora esistono. Non in quanto i filosofi saranno zittiti o censurati, ma perché la necessità di una domanda radicale sul senso e sul fondamento non sarà più avvertita. Così come non sarà più avvertita l'urgenza di una reale e disinteressata interrogazione storica, come ci informa la cancel culture, quale fenomeno di superficie di una carsica e violenta insofferenza verso lo “storicamente altro”. Allo stesso modo, etica e scienze umane, in quanto antropocentriche, dovranno essere subordinate a orizzonti che si considerano più inclusivi, come appunto quello scientista, laddove l'umano è omogeneo all'inumano, e la misura della sua salvezza è la medesima di qualsiasi altra entità biologica.

Siamo prossimi a una svolta cruciale: in un mondo in cui tutto è merce o mercato, il professionista della conoscenza, sia essa informazione, scienza o pensiero, avrà unicamente l'alternativa di essere o la cassa di risonanza dello status quo, o null'altro che un eccentrico ed innocuo produttore di divertissment. Se rifiuterà queste maschere sociali e rivendicherà fieramente la forza e l'efficacia del proprio pensiero, potrà scegliere, a seconda della sua caratura, se essere un folle emarginato o semplicemente un criminale. Tertium non datur. 

Fonte: testo per la rivista "Il Primato Nazionale" di ottobre 2021



Italia 2010: un racconto

Italia, 2010. Il tuo turno di lavoro è appena terminato. Sono giorni stressanti. I clienti, la famiglia, i conti che sembrano non tornare mai. Prendi il motorino. La brezza, che addolcisce ancor di più il tramonto d'una sera di mezza estate, ti accarezza il viso, ti rischiara l'animo, rinfresca le tue membra provate dalla fatica. Passi davanti ad un parco. Le urla dei ragazzi che giocano a pallone ti riempiono il cuore di gioia. I salti, le risate dei bambini che sudati e sporchi d'erba s'inseguono tra gli alberi, evocano in te dolci ricordi d'infanzia, strappandoti un sorriso. Rimembri quando da ragazzo, dopo tese partitelle in strada, rientravi a casa con le ginocchia sbucciate ed i pantaloni bucati. Un brivido ti attraversa la schiena. Ti sembra di sentire, quasi di toccare la felicità e la spensieratezza che provavi allora. Non è ancora buio. Chiami l'amico di sempre. C'è ancora spazio per una birra, per fare due chiacchiere prima di rientrare a casa. "Ci sei al solito posto?" La risposta è, come sempre, affermativa. Vi sedete sugli scalini di una piccola piazza. Siete legati da una vita, siete cresciuti nello stesso quartiere, tifate la stessa squadra di calcio. Conosci le sue espressioni, la sua mimica, le sue gestualità. Capisci subito che qualcosa lo turba, lo inquieta, lo lascia interdetto.  Stappi le birre. Accendi una sigaretta. "Ti vedo strano...." " Non è che sono strano" risponde serio "è che ho fatto un sogno bizzarro, ieri notte...." Ho sognato che eravamo nel 2020 ed un misterioso virus proveniente dalla Cina si stava diffondendo in Italia. Dapprima le autorità sottovalutarono il problema, ma poi dal nord il male si propagò in tutta la penisola. Per questo ci rinchiusero, fecero fallire attività, si paralizzò la medicina di base. Gli ospedali scoppiavano. Il governo varo' provvedimenti d' emergenza, limitò il diritto alla libera circolazione, compresse in diritti fondamentali costituzionalmente garantiti. Il bombardamento mediatico era incessante. Dopo una tregua estiva, il male riapparve. Il governo cambiò. Arrivò un banchiere come presidente del consiglio. Arrivò un vaccino sperimentale. Furono obbligati per i sanitari a farlo, pena la sospensione e la radiazione..Le misure si fecero più repressive. Ancora chiusure, ancora contagi. Il clima divenne pesante. D'estate, stavolta, non vi fu tregua. Fu istituito un pass, rilasciato tramite l'inoculazione del siero o un tampone che rilevasse la negatività al virus. Dapprima per accedere a bar e ristoranti, poi nelle università, per il corpo docente nelle scuole, poi per tutti i lavoratori. Il clima si fece incandescente. Molti non tolleravano il lasciapassare di stato. I media ed i politici fomentavano l'odio nei confronti dei "no vax". Furono vietate manifestazioni, veniva criminalizzato il dissenso....." Lo interrompi. Ti sembra agitato " Riprendi fiato...e calmati! Era solo un incubo! Bevici su!" Il suo viso è paonazzo, la salivazione azzerata. " Si ma era spaventoso, te lo assicuro..." Sorseggi la tua birra, aspirando, subito dopo profondamente la sigaretta. Sei stordito. In lontananza, un vociare di ragazzi seduti ai tavolini di un bar, ti riconnette alla realtà, destandoti dal torpore indotto dal racconto. Sei quasi stordito. Lo guardi negli occhi.  "Amico mio, stai tranquillo... vedi troppi film di fantascienza. Qui siamo nel bel Paese, la culla della democrazia, la patria del diritto!! Quello che mi hai descritto sembra più la trama di un romanzo distopico ambientato in Corea del Nord!!" "Hai ragione...." risponde rasserenato" qui da noi certi scenari non potranno mai concretizzarsi. Per fortuna viviamo in Italia".



Italia 2050: un racconto

Italia, 2050. La nebbia è fitta. Dalla finestra non si scorge nulla. Il cielo, plumbeo e carico di nubi minacciose, non promette niente di buono. Ti vesti velocemente per andare al lavoro. L'appartamento "statale" di 30 mq situato al quinto piano di un edificio ad "alveare", è gelido. L'emergenza climatica impone un rigido protocollo per l'utilizzo di qualsiasi fonte d'energia. Oggi è il turno dei riscaldamenti, domani della luce. Scendi di corsa le scale. Sei in ritardo. Se non arrivi entro mezz'ora in ufficio sei fottuto. Il tuo QR code non ti consentirà di entrare e perderai la paga del giorno. Prendi il primo monopattino libero. Oggi non puoi usare l'auto elettrica a noleggio, non è il tuo turno. Fa freddo. Ti tiri su il bavero della giacca, indossi il casco ed i guanti. Ti metti in marcia. La città brulica di individui in maschera. Si parla di un nuovo virus proveniente dal sud America. Il tuo smartphone vibra. In centro ci sono due zone rosse: una per ragioni sanitarie, dove due contagiati asintomatici di covid sono stati prelevati dall'autorità competente, l'altra per ragioni politiche, dove sono stati individuati due dissidenti rei di aver espresso opinioni contrarie all'austerità economica imposta dal partito. Anch'essi sono stati prelevati e portati dinnanzi al giudice ad hoc per essere incriminati ufficialmente. Devi cambiare strada. I minuti scorrono. Manca sempre meno alla scadenza dell'orario d'entrata. comporterà una decurtazione di due punti sul lasciapassare. Un altro punto in meno e non potrai uscire dalla tua regione. Passi davanti ad un campo di calcio. Ricordi quando tuo nonno ti raccontava che si poteva giocare tra amici e fare dei campionati amatoriali senza aver completato nessun ciclo vaccinale. Hai sempre pensato fosse una favoletta della buona notte. Quando lo raccontava, però, i suoi occhi si gonfiavano di lacrime, la sua voce tremava oltremodo. A quel punto lo abbracciavi. Ti faceva tenerezza....".Povero vecchio nostalgico", pensavi, "giocare tra ragazzi senza iniezione..." Arrivi in ufficio, manca poco alla chiusura delle porte. La bandiera degli "Stati Uniti d'Europa", posta sulla porta d'ingresso, volteggia nel cielo cinereo, fluttuando nella foschia del mattino. Scendi velocemente dal monopattino elettrico, quasi lanciandolo sulla statua del banchiere che capeggia attigua all'entrata. Il suo sguardo, paternalistico e minaccioso, ogni volta uncina il tuo animo, quasi a spiarti i pensieri, quasi a penetrarti nelle meningi. È con lui al governo che tutto ebbe inizio, quasi trent'anni fa. Prima presidente del consiglio, poi della Repubblica, infine la svolta del presidenzialismo de facto. Finalmente giungi dinnanzi alla porta automatica. Appoggi il polso sullo scanner. La lettura del chip e della temperatura corporea sono in corso. Sei ancora in tempo, sembra tutto apposto. Hai trentasei e mezzo, sei in orario, eppure qualcosa non va. Ti è negato l'accesso. Sei nervoso. La guardia si avvicina all'uscio. " Cosa c'è? chiedi urlando "Perché non apre?? Sta per scadere il tempo!!!!" . Il tizio ha lo sguardo di ghiaccio. Senza emozioni, senza pietà. " Il display mi dice che le sono stati appena decurtati tre punti per aver abbandonato in un luogo non consentito il mezzo di trasporto a lei affidato e questo non le consente di varcare l'uscio. Si vergogni, proprio nel giorno in cui si celebrano i trent'anni dall'inizio della campagna vaccinale"!!. Sconsolato, torni indietro. Intorno a te solo un insensato andirivieni di uomini senza volto. Nessun sorriso. Nessuna umanità. Devi tornare a casa a piedi. Il tuo QR code non ti consente di riprendere il due ruote che hai prima parcheggiato impropriamente. Domenica non potrai andare a trovare tua madre. La casa di riposo in cui alloggia è fuori città, oltre i confini regionali. Non ne hai le credenziali, il tuo credito sociale non lo consente. Decidi,col cuore in gola, di chiamarla. " Mamma sono io....Senti questo fine settimana non potrò...." Lei ti interrompe, ha già capito. " Tranquillo amore mio, non ti preoccupare. Lo so che non è colpa tua. Sarà per il mese prossimo. Ti voglio bene".



Che cos’è la libertà?

Il grande tema di quest'anno è stato la libertà. Nell'attuale situazione di spiccata polarizzazione ideologica, ciascun fronte ha invocato la legittimazione a partire da una particolare – e spesso paradossale - rivendicazione libertaria. Eppure dovrebbe essere chiaro a tutti che tale concetto è, nel suo utilizzo politico e non retorico, estremamente problematico. La libertà, pensata nella sua essenza, non è infatti affare da uomini. Il pensiero occidentale, ogni volta che si è spinto radicalmente a interrogarsi sul problema, si è trovato ai limiti delle proprie possibilità. L'ultimo Schelling ci insegna come l'autentica libertà, colta nel suo fondamento abissale, sia appannaggio esclusivo del Principio, realizzantesi in quella oscillazione inattingibile al logos che prelude al darsi dell'Essere, in cui ancora incombe il rischio del Nulla e nessuna possibilità è preclusa. Solo a quest'atto supremo di autodeterminazione converrebbe propriamente la definizione di libero, perché qualsiasi scelta, per essere autenticamente incondizionata, deve contenere in sé anche la possibilità impossibile della sua stessa negazione.

Risalendo da eventi immemoriali di tale portata, appare chiaro come nel dominio della finitezza, la libertà esista solo come un distante riflesso – sempre negoziato e compromesso – di una scelta originaria già consumata e non più attuale. Riferendosi alle tradizioni orientali, i termini che definiscono la realizzazione spirituale sono comunemente tradotti con liberazione, denotando come ciò che si definisce propriamente libertà sia attingibile solo con il superamento di tutti i condizionamenti costitutivi dello stato umano. In che modo, invece, l'uomo comune può dirsi sensatamente libero, sia individualmente che nella società? Come può egli divenire immagine, nella finitezza, della libertà originaria del Principio?

Quest'ultima non può essere realizzata attraverso la sottrazione di singoli condizionamenti. La rimozione di questi sono ciò che chiamiamo le libertà o la libertà da. Ogni individuo e ogni società mediano alla propria finitezza attraverso un realistico compromesso su ciò che è possibile e ciò che non lo è. E' evidente che l'utilizzo del termine libertà, in questo caso, è eufemistico; ogni singola libertà è infatti modulata all'interno di un ordine di limitazioni di cui diviene espressione. Essere liberi da significa non esserlo da altro, e denota che a monte vi è appunto un regime vincolante di cui ogni singola libertà è un'eccezione.

L'essere umano, come individuo e come membro di una società, diviene realmente specchio della libertà originaria solo quando ripete in sé, conscio della propria finitezza, la scelta originaria del Principio per l'Essere. Ossia quando assume responsabilmente la propria fatticità – null'altro che la propria porzione di esistenza – in vista di una vocazione che diviene missione. In altre parole, quando è libero per e non libero da. Essere liberi è allora scegliere di farsi carico della responsabilità di realizzare nel mondo l'immagine dell'uomo e della società che si desiderano, conformemente alla visione del bene e della giustizia che si riconosce di incarnare. Non si è liberi se non nell'assunzione di sé e nell'affermazione nel mondo di ciò che essa comporta. L'uomo libero è dunque l'uomo politico, nel senso più alto che tale aggettivo possiede. Ricordiamolo ogni volta che siamo tentati di abdicare all'impegno.




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