Scendere dalla tigre – R.Pannikar

L’attuale modello di sviluppo che si basa su un sistema economico che fa prevedere la miseria di gran parte del pianeta come condizione per il benessere di pochi privilegiati, denuncia da sé la sua inadeguatezza. Inoltre, lo sviluppo pare che stia sempre più diventando autonomo dall’uomo: non è più uno strumento di cui l’uomo si serve per migliorare la propria vita, è un essere a sé stante che ha come primario obiettivo la propria conservazione.
Storicamente, l’economia e il commercio sono stati importanti motori dei contatti tra le culture; spesso gli scambi economici si sono trasformati in scambi anche culturali, basti pensare al processo di ellenizzazione del mondo romano o agli elementi orientaleggianti di cui si è arricchita l’architettura delle antiche repubbliche marinare..
Oggi tutto è diventato più veloce ed automatizzato, tanto che gli scambi commerciali non favoriscono più gli incontri tra gli uomini. Inoltre, la civiltà occidentale, forte di una fiorente economia, minaccia di assorbire le più deboli culture dell’America latina, dell’Africa, dell’India, dell’Asia.
Per me la globalizzazione non corrisponde a nulla di positivo: non si può pensare ad un governo mondiale, ad una moneta mondiale, ad un solo sistema mondiale. Questo è un vero e proprio terrorismo dello sviluppo. E’ una tigre sulla cui groppa è seduto l’uomo, assolutamente impotente di fronte alle decisioni della belva. La grande sfida alla contemporaneità, è quella di riuscire a scendere dalla sua schiena senza farsi mangiare.
Nell’uomo esiste una dimensione che sfugge alla logica. Mentre l’uomo occidentale ormai l’ha dimenticata, è ancora molto presente in altre culture. Potrebbe esserci una mutua fecondazione, in un dialogo che dia spazio e dignità ad entrambi gli interlocutori. I cristiani, poi, dovrebbero tornare al Vangelo. Una signora chiese: ma come si fa questo? E la risposta fu:- Nulla è impossibile. L’unica cosa che vale la pena, è di cercare di fare l’impossibile.(…)
La tecnocrazia è senz'altro l'aspetto che più caratterizza la cultura moderna occidentale, oltre al fatto di essere paneconomica ed una american way of life. Essa ha reso tutto monetizzabile e dipendente dall'economia: il tempo, l'educazione, il matrimonio, il nutrimento, la mia salute, le mie credenze, la mia felicità. Tutto ha un coefficiente economico, ossia, in altre parole, quantificabile. L'american way of life è la mentalità che si dichiara soddisfatta di questo tipo di cultura. Certo, dal punto di vista pratico ci sono delle cose da correggere, da migliorare, ma dal punto di vista teorico questa civiltà basta a dare all'uomo la felicità. L'uomo - secondo l'antropologia che sta alla base di queste convinzioni- non è che un insieme di bisogni. Se gli si offrono i mezzi per soddisfarli, l'uomo è felice. Questo tipo di mentalità e di cultura non è universale né universalizzabile. E non lo è né da un punto di vista qualitativo, per i motivi sopra esposti, né da un punto di vista quantitativo: il 6% della popolazione mondiale consuma il 40% delle risorse disponibili e ne controlla il 60%. Le possibilità e le risorse del pianeta sono limitate. Nella prima metà del secolo il sistema economico mondiale era relativamente aperto. Ora il sistema è chiuso e in un sistema chiuso ogni aumento in una regione comporta una diminuzione in un'altra. Viviamo un aumento costante d’entropia. Il nostro stile di vita non può essere mantenuto su scala mondiale. Nel complesso tecnocratico ogni progresso implica un regresso in un altro ambito. La cultura moderna contiene in se stessa il germe della propria autodistruzione. È proprio quel desiderio d’assoluto, d’infinito, che la sorregge, ciò che provocherà la sua inevitabile fine. Quando il desiderio d’assoluto non si esprime nella sfera, appunto, dell'assoluto, ma in quella del relativo, del materiale, non può che diventare una specie di cancro autodistruttore, perché ciò che è limitato non può sostenere uno slancio infinito.

Fonte: tratto da "Fix it or nix it". Un'intervista a Raimon Panikkar sul tema della globalizzazione di Maria De Falco Marotta e Diana Barrow.





Gli Elohim di Mauro Biglino negli scritti di Paolo?

Da tempo mi viene chiesto di dire qualcosa sulle idee che con particolare successo sta diffondendo il dott. Mauro Biglino.
Confesso che a me non va di fare contestazione diretta e non capisco lo scandalo di molti credenti. Ma, allo stesso tempo, comprendo che chi difende la fede ma non approfondisce, non cresce, non studia, poi si trova a pagare lo scotto ed essere confuso da chi tira fuori dal cilindro un po’ di greco ed ebraico.
Innanzitutto ogni catena ha i suoi anelli deboli. Chi ha studiato la Bibbia, come è chiaro che ha fatto questo studioso, sa dove andare a colpire. Non va di certo ad intaccare gli anelli più forti, ma usa i più deboli per tentare di spezzare la catena.
Veniamo quindi ad una discussione in concreto, visto che da qualche parte devo cominciare.
Ho aperto youtube e mi sono imbattuto in una sua conferenza che ha avuto luogo a Savona il 28 Marzo 2015. Per chi volesse vedere il video, è disponibile su youtube. Egli qui afferma, proprio all’inizio del video, che Paolo dice che vi sono molti (in greco) Theoi, quindi “dei”. Siamo in 1 Corinzi 8. Mette quindi in relazione la parola greca Theoi con quella ebraica Elohim, dicendo che la seconda e una traduzione della prima. Ed ecco che Paolo direbbe che vi sono molti “dei”, molti “Elohim”, che altri non sarebbero se non i componenti delle gerarchie aliene immaginate da Biglino dietro le parole dell’Antico Testamento.
La sua premessa è davvero precisa: è Paolo che dice questa cosa e non lui e siamo noi credenti a dare autorità alle parole dell’apostolo. Quindi l’autorità dietro le sue idee (di Biglino) sarebbe quella dell’apostolo Paolo stesso.
Poi lo studioso continua citando Ebrei 13:2. Egli sostiene che li Paolo stia parlando di angeli e che questi siano un gruppo con un particolare grado all’interno dell’ordine gerarchico degli Elohim, preposti a far eseguire o ad eseguire loro stessi gli ordini degli Elohim. Gli angeli sono talmente simili a noi che qualcuno può averli ospitati in casa senza saperlo.
Fin qui quello che sostiene Biglino. Ora vediamo invece cosa dice realmente la Bibbia.
Leggiamo per esteso 1 Corinzi 8 e vediamo che succede.

“Ora, riguardo alle cose sacrificate agli idoli, noi sappiamo che tutti abbiamo conoscenza; la conoscenza gonfia, ma l’amore edifica.
Ora, se uno pensa di sapere qualche cosa, non sa ancora nulla di come egli dovrebbe sapere. Ma se uno ama Dio, egli è da lui conosciuto. Perciò quanto al mangiare le cose sacrificate agli idoli, noi sappiamo che l’idolo non è nulla nel mondo, e che non vi è alcun altro Dio, se non uno solo, E infatti, anche se vi sono i cosiddetti dèi sia in cielo che in terra (come vi sono molti dèi e molti signori), per noi c’è un solo Dio, il Padre dal quale sono tutte le cose e noi in lui; e un solo Signore, Gesù Cristo, per mezzo del quale sono tutte le cose, e noi esistiamo per mezzo di lui”.(1 Corinzi 8:1-6 Nuova Diodati).

Dal contesto nel quale Paolo fa l’affermazione estrapolata dallo studioso, comprendiamo il suo chiaro intento.
1. Stabilire che coloro che alcuni sostengono essere dei, tali non sono.
2. Noi cristiani adoriamo e serviamo un solo Dio. E mi chiedo subito come si fa a vedere delle affermazioni politeiste in un brano così chiaramente contro il politeismo?
Erano gli gnostici che immaginavano successive emanazioni di divinità inferiori, provenienti da un essere supremo, con diverse gerarchie “celesti”. Paolo contestò apertamente questa concezione.

“Egli (Gesu) è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui”. (Colossesi 1:15-16)

Paolo doveva esprimersi in questo modo per spiazzare in un colpo solo gli attacchi, se non addirittura le contaminazioni di pensiero gnostico-pagano, ai quali erano esposti i credenti di alcune zone tradizionalmente imbevute di strani culti e concezioni filosofiche di vario genere.
Vediamo cosa dice il testo di 1 Corinzi 8:1-6 in greco, la lingua originale nella quale l’epistola è stata scritta.

“κα γρ επερ εσ λεγόμενοι θεο ετε ν οραν ετε π τς
γς, σπερ εσ θεο πολλο κα κύριοι πολλοί.”

La parola greca θεο, theoi, dei, viene tradotta nel Nuovo Testamento ebraico con אלהים , Elohim. Ma è anche importante aggiungere che “κύριοι”, “signori”, viene tradotta אדנים . Per questa seconda espressione Paolo utilizza, quindi, il plurale della parola ebraica אדנ . Nel Nuovo Testamento ebraico questa stessa parola, al plurale, è utilizzata anche in Matteo 6:4 e Luca 16:13.
La semplice realtà del rapporto fra il greco θεοι e l’ebraico
אלהים è che Paolo non può tradurre il greco in maniera efficace perchè, in un certo senso, il termine ebraico non ha singolare o plurale. La conferma ce lo dà il fatto che il Nuovo Testamento in ebraico traduce invece perfettamente al plurale “κύριοι” con il corrispondente ebraico אדנים che ha anche la forma al singolare אדנ . Quindi questo fatto che egli parli di una pluralità di dei è parzialmente vera, e vedremo adesso in che senso; ma di sicuro non sta parlando del Dio unico dell’Antico Testamento.
Prima di fare l’affermazione incriminata di 1 Corinzi 8:5,
l’apostolo Paolo aveva scritto:

“non vi è alcun altro Dio, se non uno solo” (1 Corinzi 8:4 –
Nuova Diodati)

Nella versione ebraica del Nuovo Testamento, Paolo
leggiamo che per noi di Dio ( אלהים ) ve ne e uno solo (אחד). Qui la parola ebraica אלהים traduce quella greca al singolare Θες, theos: “Dio”.
Più chiaro di così come avrebbe dovuto esprimere il suo
monoteismo l’apostolo?
La traduzione ebraica del Nuovo Testamento ci fa inoltre comprendere che Paolo fa chiaramente eco alla confessione monoteista veterotestamentaria di Deuteronomio 6:4 che dice:
שׁמע ישׂראל יהו ה אלהינ ו יהוה אחד
Quindi, mettendo da parte l’idea che la Bibbia sia ispirata e Parola di Dio, chiediamoci semplicemente: ma Paolo è un completo idiota perchè afferma una cosa e l’esatto contrario immediatamente dopo? O, forse, invece, c’e chi gli vuol far dire, con giri di parole ed estrapolazioni, cose che in realtà non dice?
Io direi che la seconda ipotesi è quella corretta.
Il greco di Paolo è perfettamente chiaro ed anche la traduzione italiana:

“Poiché, sebbene vi siano cosiddetti dèi, sia in cielo sia in terra, come infatti ci sono molti dèi e signori …”

La seconda parte della frase mantiene il senso della precedente evitando la ripetizione. Cioè i “molti dei” e i molti “signori” di cui parla alla fine della frase sono quelli cui aveva appena fatto riferimento: i “cosiddetti dei”. In questo senso la frase è perfettamente in armonia con la dichiarazione di fede monoteistica che l’ha preceduta.
Soffermiamoci ancora un attimo su 1 Corinzi 8:4 leggendo attentamente il testo greco originale:

τι οδες Θες τερος ε μ ες”.

Traduciamolo letteralmente:

τι (perche) οδες (nessun) Θες (Dio) τερος (altro) ε (se)
μ (non) ες (uno)”

Il verbo essere in greco può sottintendersi. Quindi la frase
corrisponde in italiano a:

“perchè nessun altro è Dio se non uno”.

Qui il greco è, purtroppo, come accade in diversi punti,
intraducibile nella totalità del suo significato. Perchè quando Paolo scrive che non vi è altro Dio utilizza la parola greca τερος. Ora mentre “altro” è in italiano l’unico modo di dire … “altro”, lo stesso non vale per il greco.
Diamo uno sguardo al testo greco di un’altra epistola di
Paolo.

“Θαυμάζω τι οτω ταχέως μετατίθεσθε π το καλέσαντος
μς ν χάριτι Χριστο ες τερον εαγγέλιον,  οκ στιν λλο, ε
μή τινές εσιν ο ταράσσοντες μς κα θέλοντες μεταστρέψαι τ
εαγγέλιον το Χριστο.”

In italiano questo brano si può tradurre cosi:

“Mi meraviglio che da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, passiate così presto ad un altro evangelo, il quale non è un altro evangelo; ma vi sono alcuni che vi turbano e vogliono pervertire l’evangelo di Cristo.” (Galati 1:6-7 Nuova Diodati)

Ad una prima lettura, questa frase non ha molto senso.
Perchè l’evangelo è un altro o non è un altro evangelo? 
ll contesto potrebbe aiutare a comprendere cosa vuol dire
l’apostolo anche in italiano; ma il greco è chiarissimo. Infatti il primo “altro” è “τερον” (τερος nella sua declinazione determinata dal caso nella frase greca. Lo dico per chi la differenza nella consonante finale potrebbe suggerire che si tratti di due parole diverse) mentre il secondo è λλο.
Poche persone possono vantare una conoscenza del greco
del Nuovo Testamento come J.B.Lightfoot, D.D., D.L.C.,
L.L.D. In merito a questa possibile distinzione, questa estrema esattezza della lingua greca, egli commenta:

τερος, ovvero in questo caso specifico la sua declinazione:

τερον implies a difference of kind, which is not involved in λλο. The primary distinction between the words appears to be, that λλος is another one as ‘one besides’, τερος another as ‘one of two.’ Thus λλος adds, while τερος distinguishes.”

Un altro dettaglio va notato: Θες, Theos, non è preceduto dall’articolo. In greco non esiste l’articolo indeterminativo, ma solo l’articolo e, sebbene sia l’antenato del nostro aggettivo dimostrativo, per semplicità diremo che equivale al nostro articolo determinativo. Ora, l’assenza dell’articolo davanti ad un sostantivo può voler dire due cose: o si parla di qualcosa di generico o si vuol sottolineare qualità. In questo caso è ovvio che Paolo non parli di “un Dio”, bensì che si voglia attirare l’attenzione sulla qualità di Dio.
Quindi se vogliamo espandere il testo di 1 Corinzi 8:4 potremmo tradurre il senso di quello che implica la terminologia greca di Paolo.

“Perchè non vi e nessun altro che possiede la qualità di
essere Dio come l’unico e solo vero Dio.”

Paolo scriveva a dei credenti che vivevano circondati dalle molte divinità adorate dai pagani. Pagani intellettualmente consapevoli delle loro credenze, capaci di esprimere concetti filosofici complessi e giustificare il proprio comportamento con un linguaggio che era stato in grado di partorire la filosofia più sofisticata della storia dell’umanità. La terminologia dell’apostolo ne tiene dovuto conto: è precisa, attenta, pertinente. La sua difesa del monoteismo, della fede nel Dio unico che è soltanto lui Dio e non un altro Dio da aggiungere al pantheon, è assoluta.
Le affermazioni di Biglino sono errate, imprecise. Egli stravolge il senso delle parole di Paolo. Ma testo e contesto sono lì per chiunque voglia capire realmente cosa intendeva dire l’apostolo.
Per concludere, il fatto che la parola ebraica Elohim sia una forma plurale non implica che il testo biblico parli di più “dei”.
La versione Septuaginta (abbr. LXX) della Bibbia e molto antica, in particolare la parte iniziale, la Torah, il Pentateuco.
Si tratta infatti di un progetto di traduzione per arricchire la biblioteca di Alessandria d’Egitto sponsorizzato dal faraone Tolomeo Filadelfo intorno alla meta del terzo secolo a.C. La parola ebraica Elohim אלהים ) venne tradotta dalla LXX “ho theos” ( θες) senza esitazione:

ν ρχ ποησεν  θες τν ορανν κα τν γν”

Perchè Elohim è accompagnato da un verbo nella forma
singolare. Perchè il politeismo o altre fantasie sulla pluralità di esseri in Genesi 1:1 e seguenti, non si trovano nell’Antico Testamento, nè nel resto dei libri della Bibbia.
Perchè degli ebrei bilingue che vivevano nella città più intellettualmente progredita del mondo di allora, sapevano quello che facevano quando traducevano gli scritti di Mosè più di un italiano che vive nel XXI secolo. Perchè nel verso che viene dopo, “lo Spirito di Dio” che “aleggiava sulla superficie delle acque” non è femmina soltanto perchè la parola ebraica Spirito ( רוח ) è al femminile. Infatti traducendo in greco essa diviene neutra, perchè neutra è la parola corrispondente in greco, πνεμα.
Perchè Filone Alessandrino, filosofo sofisticato, ebreo che viveva ad Alessandria ed autore di moltissimi libri che difendono il Dio unico di Israele non può non aver capito quello che invece risulta così chiaro ad un italiano oltre due millenni dopo. Perchè l’Antico Testamento riferisce a Dio attributi di unicità inequivocabili.

Concludo questa discussione con una nota forse un po’ provocatoria. Visto che il dott. Biglino ama citare gli scritti ebraico-cristiani e farlo per il proprio tornaconto, io gli propongo di far proprio il consiglio di Paolo: “la conoscenza gonfia, ma l’amore edifica”. Perchè la conoscenza non gli manca, ma l’amore per chi lo ascolta si.


Fonte: tratto da "In difesa dell'autorità della Bibbia" di G.Guarino (CreateSpace Independent Publishing Platform)