La sensibilità estetica medioevale – J.Huizinga

La coscienza di un godimento estetico e la sua espressione in parole non si sono sviluppate che tardi. L’uomo del secolo quindicesimo disponeva, per esprimere la sua ammirazione davanti alle opere d’arte, di termini che ci attenderemmo da un borghese stupefatto. La nozione stessa della bellezza artistica gli è ancora sconosciuta. Se la bellezza dell’arte lo riempie di luce e di commozione, egli converte immediatamente tale sentimento in un senso di comunione con Dio o in gioia di vivere.
Dionigi il Certosino ha scritto un trattato “De venustate mundi et pulchritudine Dei”. Dunque già nel titolo la vera bellezza è attribuita soltanto a Dio; il mondo può esser soltanto venustus, grazioso, leggiadro. Tutte le bellezze del creato, dice egli, sono soltanto rivoletti della bellezza suprema; una creatura è chiamata bella in quanto partecipa della bellezza della natura divina e quindi le diventa in certa misura simile. Questa estetica larga e sublime, per la quale Dionigi poggiava sullo Pseudo-Areopagita, su S. Agostino, Ugo da San Vittore e Alessandro di Hales, avrebbe dovuto servire di base per l’analisi d’ogni bellezza. Ma mancavano ancora al secolo quindicesimo le forze necessarie a tale scopo. Dionigi prende dai suoi predecessori persino gli esempi di bellezza terrena, una foglia, il mare dal colore cangiante, il mare irrequieto, e segue specialmente i due acuti Vittorini del secolo dodicesimo: Riccardo ed Ugo. Se si propone di analizzare da sé la bellezza, rimane alla superficie. Le erbe son belle perché son verdi, le pietre preziose perché luccicano, il corpo umano, il dromedario ed il cammello perché son conformi allo scopo. La terra è bella perché è lunga e larga, i corpi celesti perché sono rotondi. e chiari. Delle montagne ammiriamo la grandezza, dei fiumi la lunghezza, dei campi e dei boschi l’estensione, della terra stessa la massa smisurata. Il pensiero medioevale riconduce sempre la nozione di bellezza a idee di perfezione, di proporzione e di splendore. Nam ad pulchritudinem, – dice S. Tommaso d’Aquino – tria requiruntur. Primo quidem integritas sive perfectio: quae enim diminuta sunt, hoc ipso turpia sunt. Et debita proportio sive consonantia. Et iterum claritas: unde quae habent colorem nitidum, pulchra esse dicuntur. Anche Dionigi cerca d’applicare unità di misura di tal fatta. Ma il risultato è sempre disgraziato: l’estetica applicata è sempre una cosa imbarazzante. Non è da stupirsi che, con una nozione di bellezza così intellettualistica, lo spirito non possa indugiare sulla bellezza terrena quando vuol descrivere il bello, Dionigi devia subito verso la bellezza invisibile: quella degli angeli e dell’empireo. Oppure la cerca nelle cose astratte: la bellezza della vita è lo stesso cammino della vita secondo i dettami della legge divina, scevro dalla bruttura del peccato. Della bellezza dell’arte non parla, e neppure di quella della musica, che più d’ogni altra avrebbe dovuto colpirlo come un valore estetico a sé . Questo stesso Dionigi, entrato un giorno nella chiesa di San Giovanni a Bosco Ducale, mentre suonava l’organo, fu a un tratto rapito dalla dolce melodia in un’estasi prolungata. L’emozione artistica si trasformò immediatamente in esperienza religiosa. Non gli sarà nemmeno passata per la mente l’idea che nella bellezza della musica o dell’arte figurativa egli potesse ammirare qualcosa di diverso dal divino.
Dionigi fu tra coloro che disapprovarono l’introduzione della musica moderna, polifonica, nella chiesa. La voce rotta (“fractio votis”), così scrive seguendo un autore più antico, sembra il sintomo di un’anima spezzata: la si può comparare ai capelli arricciati in un uomo o a un vestito pieghettato in una donna: non è altro che vanità. Alcuni che avevano partecipato a quel canto a più voci gli avevano confidato che vi erano in esso un certo orgoglio e una lascivia animi. Egli riconosce che vi sono dei devoti che dalle melodie vengono intensamente stimolati alla contemplazione e alla devozione, ed è per ciò che la Chiesa tollera gli organi. Ma quando la musica artistica serve a dilettare l’udito e a dar piacere ai presenti, soprattutto alle donne, essa va scartata senz’altro. Si vede come lo spirito medioevale, nel descrivere la natura dell’emozione musicale, non trovi ancora altri termini, che non siano quelli indicanti sentimenti peccaminosi: l’orgoglio e una certa lascivia dell’animo. Si scrisse continuamente sull’estetica musicale. E di regola si continuava a fondarsi sulle teorie musicali, da tempo non più comprese, dell’antichità classica. Ma sul modo in cui la bellezza musicale era realmente sentita, quei trattati non ci dicono in fondo molto. Quando si tratta d’esprimere che cosa si trova veramente di bello nella musica, ci si limita a termini generici, che sono affini a quelli adoperati per esprimere l’ammirazione destata dalla pittura. Ora vi si ammira la gioia celestiale, che si prova nella musica, ora l’eccellente imitazione. Tutto contribuiva a far apparire l’emozione musicale affine alla beatitudine celeste; non si trattava qui, come nella pittura, di una riproduzione di cose sacre, bensì di un’eco della stessa gioia del paradiso.
Quando il bravo Molinet, che evidentemente amava molto la musica, racconta come Carlo il Temerario, anche lui grande amatore di musica, passasse il tempo nel campo davanti a Neuss con la letteratura e specialmente con la musica, la sua anima di retorico esulta: car musique est la résonnance des cieux, la voix des anges, la joie de paradis, l’espoir de l’air, l’orgne de l’Eglise, le chant des oyselets, la récréacion de tous cueurs tristes et désolés, la persécution et enchassement des diables (t 135). Ci si rendeva, naturalmente, conto dell’elemento estatico che si nasconde nella sensazione musicale. La forza delle armonie, di Pierre d’Ailly, attira talmente l’anima umana a sé, da sottrarla non solo alle altre passioni e preoccupazioni, ma da sollevarla addirittura sopra se stessa. (…)

Fonte: Tratto da “Autunno Del Medioevo” di J.Huizinga (Ed. Newton Compton)




Intervista Hexperos


Gli Hexperos sono un duo musicale italiano fondato nel 2004 e composto da Alessandra Santovito (principalmente soprano, flauto traverso, percussioni) e Francesco Forgione (contrabbasso, violoncello, arpa bardica, viola da gamba, bouzouki, hammer dulcimer, percussioni e tastiere). 
Grazie alle loro atmosfere ricercate, avvolte oscure, altre volte sognanti, i brani degli Hexperos sono stati spesso adoperati come colonne sonore per corto e lungo metraggi.
Più in generale gli Hexperos possono essere ascritti ai filoni heavenly voices, Neofolk, Ethereal wave, Darkwave e soprattutto Neoclassical. 

Ciao Alessandra. Benvenuta.
Gli Hexperos  sono ad oggi una piccola realtà nel panorama musicale. Nonostante ciò siete riusciti a crearvi un seguito non indifferente. Lo dimostrano i vostri recenti live e gli applausi ricevuti a Lipsia in Germania.  Partiamo così, raccontami della vostra recente esibizione allo Schauspielhause theatre.

E’ stata un’esperienza unica! Lo Schauspielhause o Central Theatre di Lipsia è davvero un teatro bellissimo, molto raffinato e con un’enorme spazio dietro le quinte ed un insieme quasi labirintico di camerini e punti ristoro, siamo rimasti davvero colpiti dall’eccellente organizzazione. A ragion veduta il Wave Gotik Treffen è arrivato quest’anno alla ventitreesima edizione. E’ stato bellissimo poter conoscere dal vivo molti dei nostri ascoltatori esteri, con alcuni dei quali eravamo già in contatto da diversi anni, visto che quest’evento riesce a raccogliere pubblico da ogni parte del mondo. Sul palco abbiamo respirato una bellissima atmosfera, per cui il dialogo e le improvvisazioni fra gli strumenti e con il pubblico è stato continuo. I numerosi spettatori sono stati davvero generosi di applausi, fino alla standing ovation finale durata tantissimo. Siamo stati ripagati pienamente dei grandi sforzi che un ensemble come il nostro deve affrontare, suonando musica ricercata, poco commerciale e provenendo da un piccolo paese italiano. Al termine dello spettacolo, abbiamo firmato tanti autografi e venduto moltissime copie del nostro nuovo album, c’è stata una grande dimostrazione di affetto nei nostri confronti, che non dimenticheremo e che tutt’ora ci stimola quotidianamente.

Della genesi del gruppo, della vostra passione per la musica, della vostra line-up ne avete già parlato in altre interviste e pertanto è inutile ripeterci qui. Volevamo ad ogni modo farti i nostri più sinceri complimenti per la tua splendida voce e chiederti quali sono le tue sensazioni durante il canto. Lo ritieni un’ atto trascendente?

Grazie per i complimenti, sono sempre molto graditi e di grande supporto. In fase di registrazione e durante le performance live, il canto può divenire un atto trascendente, spesso ho provato emozioni particolarmente intense in questi momenti, sensazioni irripetibili e profonde di connubio spirituale con gli spettatori e soprattutto con le anime dei poeti dei quali ho cantato i versi. Per questa ragione adoro il canto e la musica. Mi è capitato di cantare anche in concerti tenutisi all’aperto e lì le sensazioni sono state ancora più forti, perché la natura avvicina al mistico ed ha poteri sovrumani.   

Prima di presentarci il vostro ultimo disco, facciamo un salto indietro. Nel 2007 esordivate con The Garden Of The Hesperides, un debutto decisamente sopra le righe di cui ricordiamo con molto piacere l’Ave Maria di Caccini. Come nacque quel disco?

Francesco ed io abbiamo iniziato a comporre musica insieme nel 2004. The Garden of the Hesperides è il nostro primo esperimento musicale, vi abbiamo confluito parte del mio retaggio compositivo con i Gothica e soprattutto la passione per la musica barocca che accomuna entrambi. Durante quegli anni, inoltre, stavo conseguendo il II livello in canto lirico e discipline musicali e lavoravo assiduamente con concerti di musica classica ed anche ciò ha influito, tant’è vero che abbiamo inserito un brano del mio repertorio maturato in quel periodo: la Nana dalle Siete Canciones Populares Españolas di Manuel De Falla, citazione che avrà un seguito con l’Asturiana nell’album successivo,oltre all’Ave Maria attribuita a Caccini, uno dei brani preferiti ad entrambi, che ci lega per varie ragioni. Francesco è stato ispirato soprattutto dalla musica antica e dalle colonne sonore, moderno sviluppo della musica classica. Come sempre, un contributo importante è stato dato dai musicisti che hanno partecipato, vorrei ricordare i violinisti Domenico Mancini ed Alessandro Pensa presenti in ogni nostro album e l’arpista Francesca romana Di Nicola, presente nei primi due album. The Garden of the Hesperides é un vero e proprio giardino che raccoglie i frutti di molteplici suggestioni e si possono percepire le disparate melodiose voci delle ninfe del tramonto.

Nel 2010 fu la volta di The Veil Of Queen Mab, un disco più maturo e curato nei dettagli rispetto all’ottimo esordio. Un lavoro shakespeariano, costruito attorno alla figura della regina Mab. Raccontaci di quel viaggio ancestrale e delle sensazioni che vi portarono a comporlo..

Come ogni nostro album, anche The Veil Of Queen Mab è frutto di una lunga preparazione, un lungo cammino, possiamo trovarci dei frammenti delle nostre vite: il quotidiano, con le sue paure, incertezze, gioie, visioni, rivelazioni artistiche e umane, si trasforma in atto creativo, in musica e note. Nell’album vi sono varie citazioni ad artisti che hanno parlato della regina Mab oppure, come nel caso di Ruben Darìo, sono giunti a ravvisarla come musa ispiratrice. Abbiamo scelto questo mito per varie ragioni, ma soprattutto per il simbolismo plurimo che assume il velo di questa regina. Nel racconto breve intitolato Azul scritto da Ruben Darìo, il velo consola gli artisti dalle numerose sofferenze e delusioni che la vita gli offre. L’artista vero, per Darìo, non è di sicuro l’ideale moderno di persona di successo e può continuare a sopportare i fallimenti solo grazie alle illusioni, al velo dei sogni che ‘hacen ver la vida de color de rosa’ . Ma il velo può essere anche quello di Maya, di cui si parla nella filosofia indiana e nel pensiero di Schopenhauer, il velo che ci separa dalla realtà.   Anche la Luna occupa un posto importante nell’album, anche essa è grande fonte di ispirazione per gli artisti di tutti i tempi, abbiamo colto in particolare l’aspetto magico del nostro satellite, grazie agli tenebrosi e suggestivi versi di Apuleio.

E ora veniamo all’ultimissimo Lost in the Great Sea.  Partiamo da Autumnus che se non andiamo errato è il vostro primo video ufficiale. Possiamo ritenerlo un tributo alle vostre radici, alle terre d’Abruzzo?

Assolutamente sì, ed infatti, nella dedica riportata in calce al video, rendiamo grazie ai quattro comuni abruzzesi e alla regione Abruzzo che hanno patrocinato il video, permettendoci di rendere omaggio alla nostra meravigliosa terra, dal sapore magico e misterioso, alle nostre radici ancestrali che ad essa ci legano. Abbiamo girato il video in luoghi magnifici, che in Autunno acquistano un aspetto ancora più seducente: il bosco di S. Antonio, il borgo medievale Santo Stefano di Sessanio, il castello e la rocca di Rocca Calascio, la valle del fiume Orfento. A questi luoghi sono fortemente legata perché vi ho trascorso momenti importanti della mia vita di bambina, adolescente ed adulta. Questi luoghi, inoltre, raccontano i topos presenti nella nostra musica: la natura, l’arte antica, medievale e richiamano paesaggi nordici, legandoci con un immaginario fil rouge all’Irlanda e al mondo celtico. Nel video indosso, inoltre, un gioiello tipico della nostra terra, dalle origini antichissime, si tratta della presentosa, in esso viene rappresentata una stella. La stella che, guardata dagli innamorati, li univa idealmente, anche se separati fisicamente; e il nome del nostro ensemble nasce proprio dal nome della stella Espero. 

Nel disco troviamo anche un testo di William Blake sull’autunno…

Uno dei tanti omaggi, tributati in quest’album, è all’autunno, ed una delle poesie più belle, ad esso dedicata, è proprio questa di W. Blake tratta dai famosi Poetical Sketches (1783), la sua prima raccolta di poesia e prosa. L’ Autunno di William Blake è un sentiero dorato che collega l'estate radiosa all'inverno amaro. Blake viene considerato dai Pre-Raffaelliti come un precursore. Lost in the Great Sea è una album Pre Raffaellita, per cui ho colto questo duplice collegamento, per poter finalmente cantare uno dei poeti più visionari e più amati non solo da me, ma anche da molti dei nostri seguaci.

Abbiamo letto che l’ album è anche il frutto di un particolare periodo della vostra vita in cui avete sperimentato, per la prima volta, il dono di essere genitori. Ti faccio una domanda che sfora dall’ambito artistico. Tu hai usato la parola “dono” per descrivere la nascita di un figlio. Cosa ne pensi della pretesa moderna di considerare un figlio un diritto e non un dono? Mi riferisco ad esempio alle pratiche di uteri in affitto sempre più in voga in Occidente..

Ho iniziato ad essere mamma già durante la gestazione, durante i primi nove mese inizia il legame madre figlio. Invece di affittare un utero, a questo punto sarebbe meglio adottare uno dei tanti bambini privi di genitori e bisognosi di affetto. Credo fermamente nella libertà di scelta, ma in questa società dove i bambini senza famiglia e opportunità sono numerosissimi, mi sembra davvero un insulto ricorrere a pratiche del genere per avere un figlio e soprattutto sembra il capriccio privo di gusto di gente ricca e vanesia. Però bisognerebbe trovarsi ‘dall’altro lato della barricata’ per comprendere fino in fondo le dinamiche che possono spingere una coppia a tale scelta.

“A Wish”, “Song” e  “Proserpina” sono poesie di Christina Georgina Rossetti, la sorella di Dante Gabriel. Come mai questa scelta?

In questo album abbiamo voluto rendere omaggio all’ arte Pre-Raffaellita. Questa non è la prima volta che trasponiamo in musica una poesia di Christina Georgina Rossetti e Dante Gabriel Rossetti perché, oltre ad amare le loro opere d'arte, ci sentiamo parte di questo movimento , come attestato in uno dei nostri concerti (19 dicembre 2013) organizzato dal Centro Europeo di Studi Rossettiani e intitolato ‘Pre Raphaelite Inspiration’. Anche l’estetica dei nostri CD è un chiaro richiamo all’arte Pre-Raffaellita, la nostra fonte di ispirazione sono la luce, i colori e i temi di questo movimento artistico tradotti con un punto di vista personale e moderno, grazie anche alla collaborazione artistica con il fotografo italiano Riccardo Bruni (il quale ha realizzato la copertina e le foto di questo CD e collaborato al video) e la nota fotografa polacca residente a Londra Malgorzata Maj (autrice della copertina e di alcune foto del nostro precedente CD The Veil of Queen Mab). Christina Georgina Rossetti, sorella di Dante Gabriel, spesso sedeva come modella per lui ed era considerata parte della Confraternita dei Preraffaelliti, anche se non apertamente . Ci sentiamo vicini alla sua poesia, perché abbiamo in comune i richiami naturalistici, l'elemento fantastico e celtico, l'alternanza di luci ed ombre. Inoltre, Francesco ed io siamo nati nella stessa città che diede i natali a Gabriele Rossetti ( padre di Christina e Dante Gabriel ), quindi  avvertiamo questo movimento come una  parte di noi, un’ eredità da portare avanti.

Hexperos, L’Effet C’Est Moi, Argine, Corde Oblique, Ashram, Autunna Et Sa Rosae, solo per citare alcuni nomi, sono progetti italiani di grande qualità. Come mai secondo te nel nostro paese si rimane pressoché nell’oblio, mentre in altri paesi, come ad esempio la Germania,  progetti di gran lunga più modesti si riescono valorizzare con facilità?

In paesi come la Germania, si da più credito alle nuove forme d’arte, mentre qui in Italia le uniche forme d’arte che sopravvivono sono quelle istituzionalizzate ed anche quest’ultime lottano continuamente per la sopravvivenza perché la figura dell’artista in Italia non è riconosciuta, è screditata. All’estero capita spesso che ci siano anche privati cittadini, magari economicamente predisposti, che organizzano eventi culturali. In Italia una cosa del genere è più rara, ma può capitare, sto pensando al Villa Festival e alle Slowfeste organizzate da Slowcult, oppure al nostro amico Bellachioma. Purtroppo in Italia mancano festival importanti e locali dove potersi esibire adeguatamente, non vi è nessun punto di incontro con i propri ascoltatori, per poter mostrare e vendere i propri lavori. L’arte ha bisogno di essere sostenuta e nutrita anche economicamente, servono gli spazi adatti per poter lavorare. Le case discografiche sono pigre, vogliono guadagnare su prodotti scontati e sicuri, senza offrire il nuovo. Eppure ogni volta che suoniamo in ambienti multiformi, mi viene in mente La Notte dei Musei a Roma nell’ottobre del 2012, ci rendiamo conto di come la nostra musica venga apprezzata dal pubblico più disparato. Questo vale sia per noi che per la musica dei nostri stimati colleghi.

Quanto possono avervi influenzato nella composizione autori come Calderón De La Barca e Miguel de Unamuno?

Calderón De La Barca e Miguel de Unamuno sono poeti che ho studiato e amato molto, al punto da dedicargli due canzoni con il mio precedente progetto Gothica. Il pensiero di De La Barca, in particolare, è sempre presente nella mia vita quotidiana, un monito alla luce del quale cerco di ponderare le mie scelte e priorità:
¿Qué es la vida? Una ilusión,
una sombra, una ficción,
y el mayor bien es pequeño;
que toda la vida es sueño,
y los sueños, sueños son.

Ci sono in circolazione progetti che hanno delle affinità con la vostra proposta musicale. Penso in primis ai Dead Can Dance, ma anche a Rajna, ai Daemonia Nymphe, a Qntal, ai  Moon and the Night Spirit o ai Moon far Away. Conosci i progetti citati? Cosa ne pensi? Al di là dei grandi compositori classici ti capita di ascoltare progetti contemporanei?

Conosco bene tutti questi progetti e con la maggior parte di questi gruppi abbiamo avuto anche la fortuna di condividere il palco oppure l’etichetta o collaborare musicalmente, sono presente ad esempio nel brano Csillag-Ő dei the Moon and the Night Spirit come guest musician; ed ho collaborato anche con l’amico Riccardo in due album dei Corde Oblique: The Stones of Naples e Respiri; sempre insieme a Corde Oblique e Daemonia Nymphe ho condiviso il palco per un bellissimo concerto presso il teatro di Caivano (Na) dove purtroppo non ci sono stati moltissimi spettatori.
Naturalmente provo grande stima per tutti i colleghi, alcuni dei loro brani mi piacciono molto, penso ad esempio all’ album Krataia Asterope dei Daemonia Nymphe o ad Offering dei Rajna. Riguardo i Qntal, suonando noi stessi musica medievale con il progetto Stella Nova, non possiamo non amare le loro melodie e la loro formazione, però non condividiamo pienamente la commistione con  ritmi e sonorità moderne, che per i nostri gusti è davvero eccessiva, ma comprendiamo il loro intento. Dulcis in fundo i Dead Can Dance, è scontato ma vero dire che siano una pietra miliare ed un esempio per tutti noi, sono stati tra i primi a prendere varie sonorità, medievali, celtiche, etniche, dark wave e a combinarle fra di loro, creando suggestioni uniche. Francesco ed io ascoltiamo un po’ di tutto, siamo piuttosto onnivori, ci sono anche gruppi metal o blues che ci piacciono, ma quando si tratta di ispirazione e punti di riferimento, questi sono certamente radicati nel ramo più classico della musica, ma non stimiamo solo compositori del passato, anzi amiamo moltissimo e ci ispirano tantissimo anche grandi compositori di colonne sonore del presente come Hans Zimmer, Philip Glass, James Newton Howard, Arvo Part e musicisti come Jordi Savall (adoravo la voce di sua moglie, Montserrat Figueras) e dalla ricerca musicale di Savall anche i Dead can Dance hanno molto beneficiato, basti pensare a El Cant de la Sibilla (The song of the Sibyl).

Progetti futuri?

Per la prima volta, quest’anno, il nostro singolo Autumnus è stato inserito in una compilation di una major italiana, si tratta di Progressivamente Story pubblicata dalla la Sony Italia, contemporaneamente ci è arrivata una buona proposta sempre da un’etichetta italiana. Chissà quindi che tra un po’ di d’anni (la nostra media di solito è un album ogni 3 anni) non riusciamo a pubblicare un nuovo album per una casa discografica autoctona. Di sicuro ci stiamo preparando per alcuni concerti in programma fra estate e primavera, uno si dovrebbe tenere a Bristol in Inghilterra ed, inoltre, a settembre eseguiremo ben quattro performance per ELFIA (Elf Fantasy Fair) il festival di Arcen in Olanda.
Ringraziamo tutta la redazione di Weltanschauung Italia per quest’intervista e tutti coloro che, con il loro lavoro, supportano la musica, specialmente quella di nicchia. Saluto calorosamente tutti i lettori e li invito a seguirci sul nostro sito o sulla nostra pagina facebook.

Intervista Strydwolf

Gli Strydwolf sono un duo olandese attivo dal 2009 ma con una già ampia discografia. La matrice di appartenenza è un neofolk di nuova generazione, sulla scia del filone germanico capitanato da progetti come Forseti e Sonne Hagal ma con una freschezza compositiva abbastanza rara in un settore ormai stantio.
Eccoci con il fondatore Williem per una breve chiacchierata.

Ciao Williem, benvenuto.

Grazie, e grazie per questa intervista !

Domanda classica introduttiva: presentaci Strydwfolf e la sua genesi.

Strydwolf è iniziato come mio personale progetto solista, sentivo l’esigenza di rompere con i modi convenzionali di fare musica e volevo inventare qualcosa di nuovo. All'epoca stavo scoprendo la musica industriale e il neofolk marziale e trovai proprio in quella forma il modo ottimale in cui potermi esprimere.

Se da un lato è vero che la proposta di Strydwolf è molto vicina al neofolk tedesco di Forseti e Sonne Hagal, dall’altro bisogna sottolineare come nella folta scena neofolk, il tuo progetto si distingua per qualità e freschezza. Come vedi la scena attuale e quanto credi possa ancora dare il neofolk di questi tempi?

Grazie per le gentili parole ! Penso che il neofolk sia in crescita, vi sono diversi progetti e diversi stili in circolazione. Sono convinto che potrà dire ancora molto, anche perché come genere non è direttamente collegato a una sola forma espressiva musicale.Stiamo comunque parlando di una scena underground per "outsider", per poche persone interessate, non per le masse.

La struttura dei tuoi brani è solitamente basata su giri classici di chitarra acustica, su temi di fisarmonica e campionamenti elettronici di stampo marziale. Oltre ai già citati, quali sono i progetti che più ti hanno influenzato?

Death in June ( ovvio ) , NON , Boyd Rice , Darkwood , Forseti , Sonne Hagal , OTWATM , ROMA , Jännerwein , Von Thronstahl

Quanto sono stati importanti per te dischi come Wolf Pact di Boy Rice e Nada! di Death In June per la tua formazione musicale?

Molto importanti ! Mi ricordo di un amico che a suo tempo mi mostrò "Wolf Pact" a causa della presenza di NON, lo acquistai immediatamente! Conoscevo solamente NON allora, e non avevo mai sentito parlare di DIJ. Nada poi divenne uno dei miei album preferiti di Douglas Pierce.

Nell’ultimo disco tra i musicisti ospiti notiamo uno dei progetti attualmente più interessanti, ovvero Kentik Jivek. Inoltre in “Nur Im Traum” troviamo la splendida voce di S.Domizia. Cosa puoi dirci di queste collaborazioni?

Dunque, Stefania l’ho incontrata in Italia e successivamente ci siamo tenuti in contatto. Le chiesi se le sarebbe piaciuto cantare qualcosa per il nuovo album e lei accettò. E ' stato un vero piacere collaborare con lei! In altra occasione , Kentin mi chiese di fare qualcosa insieme . Componemmo alcune canzoni su internet di cui sono soddisfatto , ma a dire il vero, qualche volta avrei il piacere di lavorarci di persona con questo ragazzo! Penso che potremmo comporre un disco in pochi giorni , lui lavora davvero sodo! Vorrei anche menzionare la collaborazione con Niemandsvater , di cui sono molto contento.

Parliamo dell’artwork del tuo ultimo disco. Da dove deriva la scelta  del pittore tedesco Rainer Langer?

Oltre a comporre la mia musica , io insegno anche arte, ed ho proprio usato il lavoro di Reiners come esempio per i miei studenti . Mi è sempre piaciuta la sua opera d'arte dadaista e così decisi di aggiungerlo su Facebook . Ero scontento dei miei disegni, non ero affatto felice di quello che avevo provato a disegnare con le mie mani . Proprio al momento giusto però, Reiner si offrì di farmi la copertina per il mio disco che si  rivelò subito perfetta, esattamente quello che mi serviva! Penso che la sua opera sia una splendida traduzione di ciò che è il disco! Grazie Reiner !

Al momento , ci sono già alcune recensioni positive su Lieder von Traum und Tod , la maggior parte dei quali definisce lo stesso come il più maturo tra i vostri lavori fino ad oggi. Quali sono i temi principali e le emozioni che hanno maggiormente influenzato la realizzazione dell'album ? Ci sono uno o più brani che si trovano più in armonia con riferimento al concetto ?

Beh, come il titolo spiega : "Canzoni di sogni e di morte", ma anche il senso di un passato dimenticato, di un periodo romantico.
Il concetto solitamente segue quello che ho già creato e osservo quali canzoni posso combinare, dopodichè provo a denominare i pezzi.
"Lieder von Traum und Tod " è anche un libro di Stefan George , pubblicato nel 1899 " Il tappeto della vita e le canzoni del sogno e della morte" . 

E ' difficile scegliere una o due tracce migliori , ma se devo proprio scegliere , direi " Überal " o " Das verlorne Land" . Esse sono in qualche modo più intime rispetto alla maggior parte delle altre canzoni . Potrei anche dire " Morgenrood " e " Ontwaakt " a causa del ritmo, della lingua olandese e dell'atmosfera più potente .

Trai ispiriazione da inni di battaglia socialisti come "Ontwaakt!" e "Zwarte Lage Vlakte". Cosa puoi dirci dunque delle tue vedute politiche e metapolitiche? 

Non ho alcun tipo di opinione politica. La poesia stessa può essere utilizzata in maniera abbastanza controversa e la si può interpretare in più modi, dipende da chi la sta cantando suppongo. Strydwolf non fa politica, ma prende elementi di ideali quando ha bisogno di esprimere un certo sentimento o una certa emozione (In questo caso gli ideali negli inni-battaglia socialisti). (Anche i brani "Eens", "Handen in elkaar", "Morgenrood" e "Vanuit een nieuwe Wereld" sono inni socialisti).

Le tue liriche sono spesso ricavate da poesie celebri della letteratura fiamminga, germanica ed olandese. Sono queste le tue principali fonti di ispirazione? Come nascono i testi di Strydwolf?

Sì , si può dire che sono le mie principali fonti di ispirazione , ma mi piace cantare anche di “battaglie”. A volte scrivo testi io stesso come ad esempio "Winter Come Back ", "Everlasting Sun", "For no reason" e a volte chiedo direttamente a poeti se posso usare i loro testi, come "Geheimnis" di Uwe Lammla o "Der Adler " di Franz Christian Hörlschlager . Anche Michaela Steber ha scritto alcuni testi, come "Reise in die Nacht " (Ft. Stefania Domizia ! ) e " Odins Wort " che sarà sul prossimo Cdr "Die letzten Goten" per SkullLine .

Nell’ultimo disco di Tsidmz “Ungern Von Sternberg Khan” canti la descrizione del Regno sotterraneo di Agarthi fatta da Ferdinand Antoni Ossendowski in Bestie, Uomini e Dei. Anche René Guènon evidenziò nella sua opera Il Re del Mondo tale tradizione nascosta risalente all’alba dell’uomo. Per molti tutto ciò è frutto di fantasia, tu che opinione ti sei fatto in merito a questo viaggio “iniziatico” raccontato con lucidità e precisione dall’esploratore e scrittore polacco?

Chi sono io per dire che è tutto ciò è fantasia? Per me, quello di Agarthi , è un argomento molto interessante, difatti ho letto molto sia su questo e che su argomenti correlati.

Sei molto attivo con le collaborazioni, oltre ai citati K.Jivek e Tsidmz, ricordiamo anche artisti come Gnomoclast, Falkenstein ed Argheid . Quanto ti arricchisce  collaborare con artisti dalle tematiche affini provenienti da altre parti del mondo?

Mi arricchisce molto, credo sia importante avere un po' di variazione nelle vocals. Anche perché, nonostante io dia il mio meglio , non mi reputo un gran cantante, ed è bello avere dei  buoni cantanti sul mio disco. Anche musicalmente , mi aiutano a raggiungere altri livelli di creazione e mi stimolano nuove idee. Inoltre gruppi come Gnomonclast o Falkenstein che hanno già un discreto pubblico possono aiutarmi a farmi conoscere a tutti coloro che probabilmente non hanno mai sentito parlare di Strydwolf,  ed io a mia volta posso fare la medesima cosa.

Grazie per questa intervista e per  il vostro sostegno !
Saluti , Willem.



Cioran, un apolide metafisico

Chi era Emil Cioran?

Spesso quando menziono questo scrittore sono molti quelli che subito storcono il naso, considerando il rumeno un semplice filosofo depresso e nichilista.
Errato, classica osservazione di chi ha capito poco della "filosofia" frammentaria di Emil Cioran.

Ciò che ha rappresentato questo grandissimo scrittore non può certamente ridursi alla figura dell'uomo sfortunato che disprezzava la vita in tutte le sue forme.
Ritengo Cioran un personaggio che fu follemente innamorato della vita.

Spesso Cioran affermava di vivere contro l'evidenza e sottolineava come "la lucidità completa è il nulla..."
Ma cosa intendeva esattamente con questo nulla?
Concretamente la stessa identica assenza di cui parlano i mistici, con la differenza che lui raggiunto questo tipo di consapevolezza si fece venire emicranie lancinanti che si trascinò dietro per tutta la vita.

Non si può non notare (e non solamente in Cioran, ma in molteplici scrittori occidentali) come il concetto di “vuoto" sia percepito spesso in maniera totalmente differente tra occidente ed oriente.
Leggendo attentamente i Quaderni personali del rumeno, ho notato come lo stesso Cioran si rese conto di ciò nel momento in cui si accostò alla dottrina dello Śūnyatā.
Egli notò che anzichè una sensazione di mancanza come lui aveva sempre percepito, essi trovavano un senso di pienezza attraverso l'assenza.
Consideravano la vacuità uno strumento di salvezza, una via, una guarigione che toglieva qualsiasi proprietà all'essere.
Ciò che sin da giovanissimo (nella scrittura di Al Culmine Della Disperazione era poco più che vent'enne) fu per lui causa di vertigine e negatività lancinante, fu invece dall'altra parte del pianeta una sorta di avvio alla liberazione.

Egli dedicò l'intera esistenza alla frantumazione dell'Io e lo fece attraverso l'atto dello scrivere, provò a liberarsi di ogni vincolo, a distaccarsi definitivamente da tutto per trionfare sul mondo e la tematica della trascendenza attraversò per intero tutte le sue opere.

Tra estenuanti privazioni, tra miseria e Dio alla ricerca dell'insondabile dissolutezza umana, egli raggiunse a modo suo un' estasi al margine degli atti, senza riuscire però mai a liberarsi completamente dell'ego, rendendosi conto allo stesso tempo che egli da occidentale, tale forma di pensiero estremista, tale estasi vuota e senza contenuto, l'aveva chiamata erroneamente nichilismo.

Snobbato da tutti gli ambienti accademici (per fortuna), Cioran fu uno dei più grandi svisceratori occidentali dell'io umano.



"Non siamo realmente noi stessi, se non quando, mettendoci di fronte a noi stessi, non coincidiamo con niente, neppure con la nostra singolarità".

Giovanni Prove



Intervista Porta Vittoria

Porta Vittoria è un ambizioso duo milanese dedito ad una proposta molto originale. Il progetto, composto da Lisa P.Duse e Christian Ryder (Tour DeForce), è capace di amalgamare con grande eleganza suoni di diversi generi e culture, tra industrial e classica, jazz e blues, elettronica ed ambient: un globalismo musicale che in grado di fotografare la post-modernità.

Di seguito riportiamo una piacevole chiacchierata con il duo in cui si è discusso di prospettive ed ambizioni del progetto.

Ciao Lisa e Christian, grazie per la disponibilita'. Porta Vittoria! Un nome epico ed evocativo. Perche' tale scelta? Christian, tu inoltre eri l'ideatore di TourdeForce. Questi due progetti sono connessi? Uno deriva dall'altro? Hanno qualcosa in comune?

Christian. Il nome evoca senz’altro i Moti Risorgimentali, oppure la provocazione di Porta Tosa (il celebre bassorilievo apotropaico della donna che esibisce il sesso mentre si rade il pube); nella realtà la scelta “Porta Vittoria” deriva prima di tutto dalla zona di Milano nella quale abitavamo non molto tempo fa (mi riferisco alla vecchia stazione dove attualmente transita il passante ferroviario).  Un ambiente degradato che ricorda scenari alla Ciprì e Maresco in versione Nord Italia. Il suono del nome “Porta Vittoria” ci piace, e con le sue iniziali abbiamo creato un logo che ci soddisfa (tra l’altro qualcuno lo ritiene ambiguamente erotico). Porta Vittoria e TourdeForce hanno in comune qualche richiamo musicale, ma TdF lambisce lidi musicali distanti da PV, in bilico tra electro-wave e synth-pop.

Fino ad ora avete un disco attivo con Old Europa Cafe. Una etichetta storica e fondamentale nella nascita e crescita del movimento industrial. Com' e' stata la vostra esperienza? In generale qual'e' la vostra esperienza, nel bene e nel male, con le etichette discografiche? Infine My Owl Music (presente nella produzione del vostro disco) e' una etichetta musicale gestita da voi o e' condivisa con altri artisti/produttori?
Christian. L’esperienza con la leggendaria OEC è nata nel più classico dei modi: un contatto via email e l’invio di un cd demo da parte di Lisa! Rudolf è stato disponibilissimo e ci ha guidato nella complicata fase di composizione e selezione del nostro materiale. Ci ha praticamente lasciato libertà totale sulle nostre creazioni.
Sono sempre stato piuttosto intransigente rispetto alle mie opere:  My Owl Music è l’etichetta (con relativo catalogo) che contrassegna ogni mia produzione. E’ coordinata da me ed un paio di collaboratori.
Dapprima pensavamo di ampliare il catalogo producendo altri artisti, ma la difficile gestione del primo progetto chiamato Consenso (intrapreso con il collega Daniele Murgia) ha frenato il nostro entusiasmo.
In realtà MOM è nata quasi per gioco: infatti ancor prima della label è nato il logo del gufino, disegnato da Lisa.
Ho la sensazione che alla base delle etichette indipendenti ci sia sempre lo stesso problema:  la promozione.
Da una label puoi ottenere una distribuzione mondiale: per assurdo il tuo album può raggiungere persino Andromeda attraverso Mondadori, ma a tutti gli effetti il prodotto (anche se di qualità) non riesce a raggiungere l’audience sperato. L’offerta musicale supera considerevolmente la domanda: nell’istante in cui rispondo a questa tua domanda decine di nuove band stanno pubblicando un album, magari promuovendosi su Facebook con lo spam e i tag più selvaggi.
Non sono convinto che i concerti possano sbloccare concretamente la situazione di una band che ha realizzato un lavoro meritevole in studio. Si può aspirare a conquistarsi una nicchia, ma senza investimenti economici importanti o “spinte” c’è poco da fare. Specialmente in fatto di vendite. Per giunta (visto che il mio ottimismo sta attraversando proprio adesso una fase euforica) aggiungo che nell’underground italiano c’è un’ulteriore complicazione:  il fatto che la maggior parte del nostro pubblico sia tendenzialmente esterofilo.  Nel calderone delle band emergenti a  livello di soddisfazione personale le recensioni e le interviste su carta (oppure su webzine) sono già un traguardo notevole di questi tempi.

"Summer Of Our Discomfort" e' un disco molto raffinato, ricco di suoni ricercati che ondeggia tra pop, folk, ethereal, elettronica ed ambientazioni rarefatte. Un ottimo incrocio di atmosfere. Potresti descrivere emozioni, tematiche e influenze che hanno contribuito alla nascita di questo disco? Qual'e' la chiave di lettura piu' corretta per capire in pieno questo esordio? La preziosa voce di Lisa P. Duse arricchisce in maniera notevole il disco. Come e' nato questo sodalizio?
Christian. Il progetto Porta Vittoria è nato proprio in seguito ad una proposta di Lisa.
Ogni brano del disco è riconducibile ad un’opera letteraria, così come sono numerose le improvvisazioni, le associazioni di idee, i riferimenti e le citazioni dal cinema e dal mondo dell’arte. Il disco va affrontato ed assimilato nella sua totalità, nel suo incrociarsi di generi musicali, culture, influenze diverse.

Lisa. Credo che “Summer Of Our Discomfort” possa rappresentare nella sua totalità le mille sfaccettature dell’animo umano: le sue passioni, le sue paure, le sue perversioni ed il modo in cui questi aspetti si interfacciano con tutto ciò che è “esterno” alla sfera delle pulsioni.
Le mie influenze sono chiaramente letterarie, a parte qualche caso isolato come “Your Trash, my Treasure”, mentre quelle di Christian spaziano anche nell’ambiente cinematografico e più propriamente storico. Le chiavi di lettura delle nostre canzoni sono molteplici; ovviamente non componiamo a caso, ogni canzone per noi ha un senso ed è stata scritta con uno scopo ben preciso, tuttavia è anche vero che l’interpretazione non deve essere necessariamente “a senso unico”. Sul web ho letto alcune analisi delle nostre canzoni che trattano aspetti che non mi sarei mai immaginata potessero suscitare.

A proposito di tematiche. Fate parte del gruppo Eurasian Artists Association. Perche' tale scelta? In un qualche modo la tua musica e' collegata con una certa "weltanschauung" multipolare eurasiatista? Qual'e' la vostra visione e in che modo vi approcciate a questa filosofia meta-politica?
Christian. Siamo stati invitati nell’EAA e abbiamo accettato di buon grado. In una realtà socio-politico complessa, deviata, materialista e sempre più opprimente come quella attuale è auspicabile un recupero delle Tradizioni, l’affermazione e la testimonianza della nostra identità.
Il nostro contributo musicale si sposa perfettamente con questa visione multipolare, anche se nella vita di tutti i giorni troviamo sia estremamente difficile optare per una visione più spirituale del mondo, a causa della brutale sovrastimolazione mediatica alla quale siamo sottoposti, la diffusa sensazione di malcontento e di disfattismo (uniti ad ansia, tensione, violenza) che si respira in questi tempi di regresso.

5)La musica industrial e' nata anche con lo scopo di attaccare /criticare la pseudo-civiltà  occidentale facendo propria ed estremizzando la sperimentazione sul rumore, sul suono e sulla musica elettronica. Insomma usando i mezzi della civiltà moderna per rivoltarli contro se stessa. Il mondo nel quale viviamo e' ai massimi storici di totale decadenza, si regge su menzogne e pseudo valori. "World Crashing Down" per citare il titolo di un vostro pezzo. Come pensi la tua musica, e in generale la musica, possa influire in maniera positiva in tale battaglia?
Christian. Le masse dei paesi sviluppati sono mentalmente “morenti”: affette da psicopatologie, intorpidite e manipolate dai media. Menzogne e imposizioni sono diventati tabù. Regna la retorica più blanda e fallace.
Si comincia a parlare di calcio o di musica e si finisce con la Reductio ad Hitlerum.
La musica può influire in maniera positiva in quegli ascoltatori predisposti, di mentalità aperta, ma solo a livello di suggestione e di arricchimento personale.
Lisa. Non credo nella funzione di educazione sociale della musica, o meglio non credo nel suo potere di cambiamento della società. Al massimo può farti riflettere su qualcosa. La potenza è nell’individuo, nella sua volontà. Prendiamo ad esempio il punk che fu una corrente musicale che ai suoi esordi nacque come atto di rivolta verso una società che stava sempre più stretta alle nuove generazioni. Che cosa è cambiato? Che cosa ha cambiato? Pensa anche al Jazz, al Rap, a quello che più ti piace. Adesso sono solo generi musicali e basta. Cataloghi per negozi di dischi. La musica diventa attitudine, l’attitudine diventa moda e tutto muore lì. La musica in generale può offrirti un rifugio e farti sopravvivere, il che è già troppo. Per quanto mi riguarda la musica di Porta Vittoria non ha uno scopo né educativo, né oratorio. I messaggi che vi sono all’interno sono soltanto per chi ha voglia di ascoltarli.

Ritornando al vostro disco; la grafica e' davvero molto "delicata", sobria e di buon gusto; leggo "Photography and duo portrait by [NON]". Come e perché  avete scelto questo tipo di fotografo/fotografia? In quale misura video e foto sono importanti nella tua vita e nella vostra musica? Nella pagina finale del libretto ci sono due gambe di donna in mezzo ad un ambiente decadente, distrutto. Perché ?
Christian. [NON] è la figura/sigla che identifica i nostri gusti e le nostre scelte in fatto di estetica e fotografia.
Siamo attirati dal fascino della decadenza, dagli effetti dell’inesorabile trascorrere del tempo sui luoghi abbandonati, ove spesso la natura torna ad impossessarsi dei propri spazi.
Inutile dire che siamo appassionati di fotografia e video: elementi importanti anche nella nostra musica, dal momento che oltre al contenuto consideriamo la forma come un fattore essenziale per la completezza di un lavoro. Le gambe di donna in mezzo alle rovine richiamano l’estetica di alcuni nostri videoclip: mi piace la presenza sensuale della donna,  creatura superstite, libera e allo stato brado in un desolato paesaggio post-atomico. Mi fa pensare agli scenari di “High Rise” oppure “The Drowned World” di James G. Ballard.
Lisa.  Vale più una foto di Nadar dell’intera opera poetica mondiale. Le parole spesso sono esercizio, virtuosismo, autocompiacenza. Le fotografie sono la prova più tangibile di ciò che vede l’occhio, il cuore, l’anima. Possiamo riassumere la nostra stessa vita con una sola immagine, ma non certo con una singola parola. Imago è più forte di Logos.

Sul vostro canale YouTube si trovano alcuni videoclip ufficiali. La cosa che colpisce immediatamente e' l'estrema professionalita' e cura con cui son stati girati. Inutile dire che il video di "Moments We have Stars in Our Eyes" e' uno dei momenti piu' alti sia del disco che del vostro canale YouTube. Che idea sta dietro al pezzo e al video? Immagino ci siano diverse interpretazioni che si possano dare al video; se c'e', quale'e' la più consona?

Christian
. In rete il video ha riscosso un buon successo e ha collezionato migliaia di visualizzazioni. E’ stata una bella soddisfazione,  così come è stato notevole l’impegno e la credibilità delle attrici sul set.
Ci sono varie interpretazioni riguardo alla vicenda, considerando alcuni punti chiave (l’abbandono della valigia da parte di Lorenza, ad esempio): io credo che si tratti di un suicidio consensuale di coppia.
Mi piace immaginarlo come un atto di amore, volontario (anche se forse il personaggio di Lorenza è un poco più indeciso e viene “guidato” da Anita, la quale ricopre un ruolo più determinato, una partner “maschile”).

"Memento Audere Semper", "And What is beauty. Just the sum of our Perversions' conscience" sono i testi presenti nel libretto che più mi hanno colpito. Il primo per il richiamo ad un certo tipo di eroismo che in questi tempi sembra andato abbastanza perso (eroismo inteso non solo nei confronti di qualcun'altro, ma anche e soprattutto nei confronti di se' stessi, di sforzo a superarsi nelle passioni) e il secondo per la grottesca tragicità della frase. Un contrasto solo apparente tra queste due frasi? Pensi sia forzoso da parte mia accostare queste due frasi? "And What is beauty. Just the sum of our Perversions' conscience" è una frase estratta dal pezzo "Your Trash, My Treasure". Vorrei inoltre parlare del videoclip di questo pezzo. Un bellissimo contrasto di elementi in totale contraddizione: musica raffinata e quasi sensuale su immagini post-atomiche e/o decadenti; la bellezza composta e l'eleganza di Lisa contrapposta ad attori nudi e "dispersi", il tutto in un ambiente surreale. Potresti parlare di questo pezzo e del relativo video?
Lisa. Il motto “Memento Audere Semper” è da considerarsi in puro intento dannunziano, scevro quindi da qualsiasi altra interpretazione. Osare vivere, osare lottare, osare perdere. Tuttavia per “Osare” non s’intende qualcosa di riconducibile per forza all’azione, anche l’inazione è un metodo per tenersi in gioco: non a caso un altro motto dannunziano è “Immotus nec iners”. Il motto è associato al brano “Fire in the Boudoir” perché per scriverla ho preso ispirazione da varie opere di D’Annunzio, facendolo rivivere nella canzone attraverso le sue parole. “Your Trash, My Treasure” invece è una canzone che ho scritto dopo aver letto un libro di Salvador Dalì. In quella canzone c’è anche una frase che dice “Odio la libertà perché ti obbliga a scegliere”. Se devo pensare ad un collegamento, oltre al fatto che l’ispirazione è venuta da due dei più imprescindibili e fondamentali artisti della mia vita, sicuramente il filo conduttore è l’interminabile ricerca nel nostro senso del “bello”. Con questo non vorrei suscitare immagini di raffinatezze per snob e cicisbei, tutt’altro. Quello che intendo è che uno degli scopi fondamentali nella vita è a mio parere lo scandagliare più a fondo che si può le nostre passioni, i nostri desideri, le nostre voluttà, il nostro odio. Viverle, sporcarsi in esse, compiacersi. L’uomo non è fatto per essere asceta, a che serve se il nostro fine ultimo è la morte?

Christian. Riguardo al videoclip la presenza delle rovine e degli scenari decadenti rappresenta un contrasto voluto con la raffinatezza del brano. Una personale estetica della decadenza, dell’archeologia industriale, nella quale una donna (la modella Peri Neri) esplora nuovi scenari ed orizzonti lasciando dietro di sé ogni vincolo con il mondo civilizzato.

A proposito degli altri stralci di testi presenti nel libretto: potresti spiegare in che modo nascono e vengono sviluppati testi cosi ben curati e a cavallo tra la filosofia, la poesia e l'esistenzialismo? Da cosa nasce inoltre il titolo che avete dato all'intero disco?
Lisa. Alcuni testi sono la nostra visione personale di alcune opere di artisti che ci hanno particolarmente colpito o che sono stati fondamentali per la nostra crescita personale. Altri invece sono frammenti letterari, strappati dall’opera originale e gettati così come sono all’interno delle canzoni, senza interpretazioni di sorta che ne inquinano il significato originario. Un esempio è “Captatio Benevolentiae” dove recito un brano appartenente al testo di “Ritratto di signora” scritto da Carmelo Bene. Altri invece, come “Le Reve et la Vie” che ho scritto ispirandomi a Gerard de Nerval, li considero come un vero e proprio reliquiario, un modo per custodire un’immagine di ciò che si ama, per far si che non scivoli via nell’oblio.
Christian. Il titolo del disco è una rivisitazione di un passaggio del “Riccardo III” di Shakespeare, nel quale il celebre inverno dello sconforto si trasforma nella sua estate, vale a dire nella fase finale, speranzosa e risolutiva di un momento difficile e doloroso.
Progetti futuri (dischi, live, collaborazioni ecc)? Avete carta bianca per chiudere e grazie ancora per il vostro tempo.

Christian.
Stiamo attualmente lavorando al nuovo album. Sarà un processo lungo e complicato: in genere lasciamo sedimentare le tracce per un periodo in attesa di modifiche oppure ulteriori aggiunte.
Ho idea che sarà un lavoro molto più elettronico rispetto a “Summer...”. Questo potrebbe eventualmente facilitare la possibilità di rendere Porta Vittoria una band live, ma dobbiamo ancora valutare tanti pro e contro, nonché trovare i musicisti. L’aria disfattista e disillusa di conoscenti che suonano dal vivo senza alcuna tangibile soddisfazione (di pubblico ed economica) non è particolarmente stimolante.
Abbiamo di recente collaborato con TSIDMZ arrangiando e mixando il brano “Spiritual Struggle” (c’è anche una piccola spoken section di Lisa nella parte iniziale), un brano incluso nel suo nuovo album “
Ungern Von Sternberg Khan”.  Con un po’ di fortuna nel 2014 uscirà il nuovo album dei Post Contemporary Corporation di Valerio Zekkini, nel quale ci sarà un brano scritto da noi, intitolato “Heimat”.
Christian produrrà per loro un altro brano intitolato “Palingenesi”.

Infine stiamo lavorando con la Mistress Katrina Selkis ad un nuovo videoclip (piuttosto torbido) di un altro brano tratto da “Summer…”, “Guenther Lause Ist Nicht Bekannt”. 


Grazie a Voi, è stato un piacere. 



La religione della new age - R.Coomaraswamy

Come possiamo definire la religione della New Age? Quali sono le sue idee basilari? Qui conviene camminare con piedi di piombo, poiché molte delle parole che usano, sono prese della religione Tradizionale, specialmente dagli autori più mistici o spirituali. Un'altra volta abbiamo il problema del "doppio linguaggio." Antiche parole alle quali è dato un significato nuovo.
La prima è il Panteismo. Tutto, piante, animali, rocce, sono Dio. Orbene l'errore del panteismo è proclamare l'Immanenza di Dio e negare la sua Trascendenza poiché evidentemente Egli è immanente in tutte le cose. Se la Trascendenza senza l'immanenza ci sconnette dal Divino, l'Immanenza senza la Trascendenza scollega il Divino da noi. Tanto l'una come l'altra vanno unite nella dualità "Principio e Manifestazione", Atma e Mâya. Mentre il Principio Supremo non è in sé stesso né trascendente né immanente, bensì "è quello che è", nel piano della manifestazione si ha bisogno di un Creatore trascendente e la Creazione risultante ha bisogno dell'Immanenza per la sua stessa esistenza. Ed ambedue sono uniti nella Teofania, nel Logos, nel Dio uomo. Dal punto di vista umano si può dire che la Trascendenza annichilisce la Manifestazione, mentre l'Immanenza la nobilita. Secondo l'espressione religiosa, da un lato la Trascendenza riduce l'uomo a "peccatore" e "schiavo", e d'altra parte, grazie all'Immanenza, egli è anche un "figlio di Dio" ed il Suo "Califfo" [Vicario] nella terra.
Queste due cose si può dire che si trovano nel Dio uomo: poiché se da un lato "Dio è Bontà", per un'altra, "Quello che mi ha visto, ha visto il Padre." Questo ci porta a trattare il tema della preghiera. Quelli della New Age non pregano, poiché uno non può pregare sé stesso, ma solamente un Dio Trascendente. Perfino Shankaracharya, l'advaitista più "assoluto" di tutti, scrisse inni di lode a Dio.
Basandosi su questo errore fondamentale, i sostenitori della New Age si vedono forzati a dichiarare che l'uomo qua, come, uomo è Dio. Chiunque neghi la trascendenza di Dio, afferma la sua propria divinità. Come Karl Marx sostiene: "la negazione di Dio è l'affermazione dell'uomo." Questo si presta a varie interpretazioni una delle più classiche è la dichiarazione che l'uomo è di per sé stesso la fonte della verità, e che la sua dignità deriva da questa capacità. Un'altra versione è che l'uomo come uomo è in ogni momento unito a Dio e pertanto salvo  sia quello che sia ciò che si vuole significare con questa espressione di essere “salvo”. Swami Muktananda che ha esercitato una gran influenza su Werner Erhard, il fondatore dell'Est, ora chiamato Forum, non si morse la sua panteistica lingua quando disse: "inginocchiavi davanti a voi stessi. Onorate ed adorate il vostro proprio essere. Dio abita dentro voi come Voialtri!."
Quando le religioni Orientali autorizzano uno ad usare un mantra come Aham Brahm, "Io sono Brahman", in realtà non stanno proclamando la promessa del serpente ad Eva: "sarete come dei." Piuttosto, stanno inculcando nell'individuo qualificato un riconoscimento dell'Immanenza del Dio Trascendente dentro lui. Come disse S. Paolo: "Vivo, non io, bensì Cristo in me." Quando gli occidentali intrisi delle confusioni della psicologia moderna usano tale formula, confondono l'io inferiore o ego con la Daimon immanente di Platone. Il risultato finale è allora precisamente dare assenso alla promessa di Satana. Come George Leonard dell'Esalen dice: "noi siamo come un Dio, onnipotente ed onnisciente, e come dice il Catalogo Terra: "noi siamo come Dio e ci dobbiamo abituare a questo." Qui l'errore è evidentemente quello della confusione dei due «io» o usando la terminologia cattolica, la confusione tra personalità ed individualità. Un uomo è una persona perché è dotato non solo di un corpo e di un'anima vegetativa ed animale, ma anche di un'anima specificamente spirituale ed immortale. Sviluppare la propria personalità è utilizzare questi speciali attributi che ci permettono di condividere la vita divina. Sviluppare la propria Individualità che è quello che è implicato nella situazione della New Age, significa trascinare un'esistenza egoista, trasformandosi nello schiavo delle proprie passioni, sforzandosi per trasformare se stessi nel centro di tutto.
Un altro errore è la cattiva interpretazione della dichiarazione metafisica che dice: "Tutto è uno", un insegnamento riflesso nel discorso della Chiesa: " tutte le cose sono unite in Cristo." Questo risulta dalle false premesse panteistiche. C’è naturalmente, Unità nel Principio, ma nella manifestazione c'è sempre molteplicità. Come dice nel Tao Te Ching:
"Il Tao generò l'Uno;
L'Uno generò il Due;
Il Due generò il Tre;
Il Tre diede posto ai diecimila esseri"
Siamo uniti nell'Unità Divina o Trascendenza per mezzo della Immanenza Divina, ma noi dobbiamo "realizzare" questa Immanenza prima di pretendere di avere raggiunto quello che i mistici hanno chiamato "l'Identità Suprema."
C'è ancora un'altra confusione della New Age, riferita all'affermazione del teologia Apofatica: che Dio è al di là di tutti i contrari. Arguendo che Dio in Sé stesso sia oltre il bene e male, quelli della New Age credono che l’unità cosmica di nuovo la Supermente o la "consapevolezza divina", non l'Unità Trascendente di Dio si ristabilisca andando oltre il bene e del male in questa vita. Dio "in principio" è oltre tutti i contrari, e loro sostengono che perfino in questo mondo manifesto, il bene ed il male siano una stessa cosa essendo il male il viso oscuro della "forza", come un riflesso. Una volta che si accetta questa confusione di piani, tutti i limiti morali non hanno più senso. Non esiste più l'essere buono o cattivi. Combinando questo con l'idea che siamo Dio, che siamo la fonte della verità, e che crediamo alla nostra stessa realtà, ne consegue che possiamo fare ed essere in realtà qualunque cosa vogliamo.
Equivale a dire che, se tutto il mondo è Dio, tutto il mondo decide allora quello che è vero o falso per sé stesso, la "religione" di ognuno è valida. Da cui, tutte le religioni sono valide. Attualmente, quelli della New Age, facendo realmente questo, credono in una super-religione che accetta gli insegnamenti di tutte le religioni. Questa super-religione non ha dogmi fissi in effetti, come potrebbe averne in considerazione del fatto che ognuno è la sua  stessa fonte auto-convalidante di vedere e realtà? E così, quelli della New Age sono chiaramente contro tutti i dogmi stabiliti o le verità rivelate oggettivamente. Sono tutti ecumenici.
La reincarnazione è un’altra caratteristica della New Age è definita come la rinascita dell'ego o io inferiore in un altro corpo, essere umano o sub-umano, come per esempio, un scarafaggio, sempre in questo pianeta. L'idea è che se uno non perfeziona il suo ego o io inferiore in questa vita, può avere un'altra opportunità. Inoltre, questa seconda, o 700ª opportunità, è parte del processo evolutivo con cui, si dice, ogni individuo dirige la sua via  non verso la realizzazione di Dio o della realtà ma verso la fusione con l’ "Uno" o con la "Supermente" in qualche classe del punto Omega teilhardiano. Quello che si dimentica è che la reincarnazione così intesa non è una dottrina Indù, ma teosofista, e che se la reincarnazione fosse in realtà qualcosa che potesse verificarsi, dal punto di vista Indù ella sarebbe vista come un fallimento6. Dal punto di vista Indù il proposito della vita non è rinascere e avere un'altra opportunità per dar redine sciolta alle proprie passioni, ma ottenere presto e bene la liberazione da tutto il processo della rinascita.
Un tratto comune ed il più pericoloso tra tutti quelli della New Age è la predisposizione ad esplorare cambiamenti di "stati di consapevolezza." Se tutto è uno, e tutto è Dio, e noialtri siamo Dio, allora perché non siamo coscienti di questo fatto? La risposta che danno è l'ignoranza combinata col ritardo evolutivo. Ma quelli della New Age invece di vedere l'ignoranza come un riflesso dello stato di peccatore e caduta dell'uomo, dichiarano che questa ignoranza è il risultato di un tipo di consapevolezza che la cultura occidentale ha imposto all'uomo. Fino ad un certo punto, quest’affermazione è corretta, poiché certi processi del pensiero si sono formati e basati fortemente nell'ambiente psicologicamente materialista in cui si è cresciuti, ma ci si allontana rapidamente dalla via sostenendo che questa falsa consapevolezza può e deve essere invertita alterando il nostro stato di coscienza ed aprendo le nostre porte a nuove percezioni. Alterazione che si può ottenere con l’uso di droghe, musica, tecniche di respirazione, yoga, sport, ballo, ripetendo mantra senza significato e con altre forme di AUTOIPNOSI.
Un'altra confusione di termini, o meglio, legittimi termini mistici usati con un nuovo senso. Naturalmente la ripetizione di un mantra e la vita spirituale possono creare un cambiamento di stato di coscienza come può farlo la musica come il Canto Gregoriano che riempie gli occhi di lacrime e scioglie i cuori più duri. Il ballo, la musica, lo Yoga, e la ripetizione di giaculatorie sono usate da tutte le Religioni Tradizionali. Ma quello che i cultori della New Age non capiscono è che chi accede ad un cambiamento di consapevolezza dentro una valida cultura religiosa, lo fa con la protezione che quella religione offre loro. I sacramenti di iniziazione e le chiamate sacramentali, l'acqua benedetta, il segno della croce, e soprattutto la guida spirituale ed una solida conoscenza della dottrina, proteggono l'individuo tanto da sé stesso, come dalla possibile invasione di angeli caduti o demoni, come sono normalmente chiamati. Quelli della New Age che danno redine sciolta a tali tecniche senza tali protezioni e senza una vita di preghiera possono fare solamente largo a quello che è infernale.
Un stato distorto di consapevolezza si dice che mette ad uno in contatto con un stato superiore di consapevolezza  la Supermente di Aurobindo, e se alla fine ci si stanca di questa definizione esistono altri termini come "coscienza di Krishna", "coscienza cristica", o "consapevolezza cosmica." La connessione dei nomi divini con questi stati tende a dar loro una falsa legittimità, naturalmente però, tutto dipende in realtà da quello che si vuol dire con tali espressioni. Come René Guénon segnalò, questa "consapevolezza cosmica" o "Gran" Tutto nel quale alcuni aspirano a perdersi, non è nient'altro che lo psichismo diffuso delle regioni più inferiori del mondo sottile, rapportato al labirinto oscuro dell’inframondo dell’ "inconscio collettivo" che Jung postula7.
Un'altra caratteristica importante della religione della New Age è la convinzione che stiamo sull'orlo di una nuova civiltà nella quale tutta o la maggioranza dell'umanità entrà in contatto con la Supermente o la Supercoscienza. è questo che si intende realmente per evoluzione. Tutto evolve, non solo l'uomo, ma anche la Supermente. Un'altra volta ritorniamo all'utopismo secolare e a Teilhard di Chardin. Questa futura utopia è chiaramente terrestre, socialista e comunitaria più che orientata alla famiglia. L'Età dell’Acquario non avrà codici morali rigidi e fissi. Quelli che vedono l'uomo come un animale che può essere perfezionato finiscono per farlo diventare un perfetto animale. Naturalmente l'Era di Acquario è su di noi.
Tra i seguaci della New Age si trova un'intellighenzia quasi nulla e questa appare con un'ampia varietà di aspetti. Lascia le scarpe e la mente "fuori", o come dice Marylin Ferguson, (La cospirazione dell’Acquario): Non si può ragionare dentro un cambiamento di paradigma [cioè, un stato superiore di consapevolezza], perchè è esperienziale: o l'ottieni, oppure "non l'ottieni." Secondo lei, i concetti intellettuali inibiscono questo "ottenimento." Pensatori ed accademici sono pertanto quelli che hanno meno possibilità di ottenerlo. Come Kevin Garvey spiega: "Per evitare la trappola dell'intelligenza, Ferguson suggerisce l’ EST, terapia di electroshock, o Lifespring Training. Queste sono, secondo lei, tecniche concentrate che permettono all'io reale di emergere”8. Con una forma simile abbiamo il terapeuta di psicologia Gestalt, Fritz Perls, un altro nomade dell'Esalen che proclamava che il ‘pensiero Razionale ' si conquistava se uno liberava i suoi sentimenti più intimi  il suo slogan era "perdi la tua mente e ritorna ai tuoi sentimenti”9. Al contrario di tutti questi furori sperimentali, le grandi Tradizioni insistono sulla necessità caratteristica dell'uomo di usare la facoltà di discriminazione chiamato Intelletto in cui l’irrazionale deve essere sempre evitato. Non succede così tra i seguaci della New Age. Essi dipendono completamente dai loro istinti viscerali interni. Non ci sono dogmi fissi per loro; accolgono tutte le superstizioni dell'epoca progresso, evoluzione, antropocentrismo ed un odio verso tutto il metafisico10.
Questo ci porta al culto dei «maestro spirituali» che forma in gran parte la religione New Age, e che per me, è uno dei suoi aspetti più terrificanti. Un individuo, il Sig. Silva, proclama che può insegnare a chiunque in 48 ore a trovare il suo ‘maestro spirituale' mediante un processo di "controllo mentale." Tali maestri non sono nient'altro che angeli caduti o demoni, ed è per una questione di buonsenso che uno non dovrebbe mai assoggettare se stesso alla guida di questi. Si può argomentare che l'idea dei demoni è un'idea occidentale e cristiana. Le condanne della Scrittura abbondano ed è bene riconoscere che anche le religioni Orientali condividono lo stesso punto di vista. Permettetemi di citare a proposito un passaggio di Buddha del Sutra Surangama:

"Dopo il mio Paranirvana, nell'ultimo kalpa di questo mondo,  ci saranno molti di questi spiriti eretici, nascosti dentro le stesse personalità dei santi, per portare meglio a termine i loro inganni …Con tali ingannevoli maniere essi propagano le loro eresie false e distruttive. Il pensiero evolutivo è onnipresente durante tutte questi caratteristiche. Come Marylin Ferguson dichiara nella sua "Cospirazione dell’Acquario": "un'evoluzione della consapevolezza è tanto significativa come qualunque passo nella lunga catena della nostra evoluzione biologica. L'umanità non si sta evolvendo solo verso un stato superiore di consapevolezza, non solo questo processo evolutivo è legato alla reincarnazione, ma, in linea col pensiero teilhardiano, questo stato superiore è in costante evoluzione di sé stesso."

Fonte: R.P.Coomaraswamy - La Dissacrazione dell'induismo nel consumismo occidentale