Adolescenti

«Sono tutti così.»

Spezziamo ogni tanto una lancia a favore delle giovani generazioni, perché nessuno mai lo fa.

Si sente spesso dire, quando si parla di figli adolescenti, che "sono tutti così ". La figlia che in casa non muove un dito, il figlio egoista, indifferente a tutto. In generale figlie e figli spenti. 
La spiegazione consolatoria arriva sempre puntuale "eh, è l'età, è la generazione".
Non è vero. Non sono tutti così.
Ci sono figli che aiutano in casa senza che nessuno glielo chieda due volte. Ci sono adolescenti con passioni vere, coltivate con serietà. Ci sono giovani capaci di empatia, di impegno, di sacrificio. Esistono, e non sono solo eccezioni, sono il risultato di un'educazione.
  
C'è poi un'altra credenza da smontare, quella che a tredici, quattordici anni si debba essere per forza degli esseri incerti, fragili, incapaci di reggere qualsiasi responsabilità. Come se l'adolescenza fosse una malattia temporanea da sopportare. Eppure a quell'età, e non in epoche remote, si lavorava. Si contribuiva al sostentamento della famiglia. Andando più indietro, si governava. Alessandro Magno ricevette Aristotele come precettore a tredici anni e condusse le prime campagne militari a sedici. La categoria dello smidollato cronico non è biologica, è culturale. 

Certamente è innegabile che il contesto storico lasci tracce. Certe tendenze generazionali esistono davvero. La tecnologia pervasiva ed i social hanno modificato tante cose nella crescita dei ragazzi. Ma una tendenza non è tutto.

«Sono tutti così» è una frase che non dice nulla. Dice che si preferisce la media statistica alla responsabilità educativa. Che è comodo allinearsi al peggio.

Un figlio apatico, menefreghista, incapace di contribuire anche solo alla vita domestica non è un fenomeno naturale. È il risultato di scelte. E finché si continua a invocare il tutti come scudo, quelle scelte non si esamineranno mai.
L'autoassoluzione è comoda. Ma non educa nessuno.