Saper tacere ed ascoltare - Filone d'Alessandria

Ci sono dunque uomini per i quali è conveniente solo ascoltare e non parlare, e di questi è detto: «Fa’ silenzio e ascolta»: davvero un ottimo precetto! Siccome l’ignoranza è sfrontatezza e chiacchiera, il primo rimedio è il silenzio; il secondo è l’attenzione rivolta a coloro che dicono cose degne d’essere ascoltate. Non si deve pensare, tuttavia, che questo sia l’unico signifi­cato del precetto: «Fa’ silenzio e ascolta». Esso ne esprime un altro ancor più profondo. Infatti, non incita solamente a far silenzio con la lingua e ad ascoltare con le orecchie, ma anche a far silenzio e ad ascoltare con l’anima. Molti, infatti, pur andando ad ascoltare qualcuno, non ci vanno con le loro menti, ma vagano fuori e van pensando a mille cose su mille argomenti: fac­cende di famiglia, faccende degli altri, faccende private e faccende politiche, di cui sarebbe stato meglio, in quel momento, non ricordarsi. Tutte queste cose, per così dire, le vanno enumerando una dopo l’altra, e, a causa della gran confusione che nasce dentro di loro, non riescono ad ascol­tare chi parla: questi parla, ma non come fosse tra uomini, bensì tra pupazzi senza anima, che hanno orecchie, ma non sentono. Se, dunque, l’intelletto deciderà di non occuparsi di nes­suna delle cose che vengono dal di fuori, né di quelle che serba nel suo intimo, ma, mirando alla quiete e alla tranquillità, si protende verso Colui che parla, facendo silenzio secondo il precetto di Mosè, allora potrà ascoltare veramente con attenzione: altrimenti non ne avrà mai la forza.


Fonte: tratto da "L’erede delle cose divine" di Filone d'Alessandria


Democrazia e Politìa secondo Aristotele

Secondo Aristotele siccome in psicologia metafisica l’anima e la  ragione comandano sul corpo e  sui sensi, così in politica devono governare gli uomini  in cui predominano l’anima  e l’intelletto, mentre quelli che vivono soprattutto secondo il corpo e i sensi o le passioni debbono essere governati.
Per essere cittadino in una polis non basta abitare in un villaggio ma occorre partecipare al  suo  governo mediante il diritto e le leggi è per questo che la democrazia o governo di  tutti gli uomini  in vista del benessere temporale della massa è una degenerazione della politìa, che è il governo  di una moltitudine capace di poter servire lo Stato nell’esercito e nella magistratura, ossia la maggior parte di coloro che partecipano alla vita pubblica mediante le leggi e il diritto (magistrati e guerrieri) per il bene comune della Società e non di una sola classe (massa/popolo).
Perciò la politìa per Aristotele non è il governo di tutti o della massa informe, ma del popolo inteso come la maggior parte dei cittadini (“i più/la  moltitudine”), ossia la sanior pars civitatis. La  democrazia è per Aristotele una degenerazione della politìa poichè non mira all’interesse comune, ma della massa e quindi è vera e propria tirannide della massa o demagogia (dal greco demagogòs capo-popolo, agogòs-dèmos, che si accattiva il favore della massa con promesse di beni difficilmente realizzabili), che rende ingovernabile la polis.

“L’errore in cui cade la democrazia è quello di  ritenere che poichè tutti sono uguali nella libertà,  tutti possano e debbano essere uguali anche in tutto il resto”.

Quanto alle classi che compongono la polis Aristotele le divide così:

1)   i coltivatori della terra e gli allevatori del bestiame, che forniscono il cibo alla città;
2)   gli artigiani, che forniscono strumenti e manufatti ai cittadini;
3)   i commercianti, che producono ricchezza importando ciò che manca alla città
4)   la polizia che difende l’ordine interno alla città dai delinquenti e i guerrieri, che difendono la città dai nemici esterni;
5)   i giuristi, che stabiliscono per legge ciò che è giusto e ciò che è ingiusto per i cittadini, ossia i diritti e i doveri;

6)   i filosofi che contemplano la verità e i sacerdoti, che rendono il culto alla Divinità.

Le prime tre classi (contadini, operai, commercianti) non hanno le capacità e il  tempo per  dedicarsi alla vita virtuosa, quindi non sono veri cittadini ma servi di essi. Solo le altre tre classi (esercito/polizia; giuristi/magistrati; filosofi/sacerdoti) sono veri cittadini atti a governare la polis e a partecipare alla vita politica scegliendo i governanti. Come si vede la sua non è affatto una concezione democratica della politica in senso moderno.
Pur non avendo la concezione di un ordine soprannaturale e di una Chiesa divinamente fondata  Aristotele concepisce il benessere comune temporale dello Stato subordinatamente a quello spirituale o intellettualmente e praticamente virtuoso.
Infatti nell’Etica a Nicomaco e a Eudemo aveva insegnato che i beni sono di due tipi: esterni o materiali (del corpo) e interni o razionali (dell’anima). I primi sono semplici mezzi ordinati ai secondi come al loro fine e 

“ciò vale sia per l’individuo che per lo Stato. Quindi anche lo Stato deve ricercare il bene comune temporale in maniera limitata o ordinata, ciò in funzione dei  beni spirituali, nei quali soltanto consiste la felicità individuale e sociale. Di modo che la polis virtuosa è felice e fiorente. Non può essere felice chi non vive virtuosamente e secondo ragione, sia individuo o Stato. Quindi come il senno e la virtù rendono giusto, saggio e assennato il privato cittadino, così è per la città".

Fonte: tratto da "Sintesi di filosofia politica", C.Nitoglia



Neolingua, informazione e manipolazione di massa

Proviamo ad osservare quotidianamente le argomentazioni del sistema mediatico:

- Problema razzismo: esistono casi di discriminazione razziale? Certo che sì, ma i mass media utilizzano questo termine per portare avanti un’ideologia precisa, ovvero una società forzatamente multiculturale che non vuole affatto risolvere i problemi alla fonte (guerre in Medio Oriente, disuguaglianze con il continente africano ecc).

- Diritti LGBT: che significa fondamentalmente diritti di adozione per tutti ed utero in affitto. E' un bombardamento costante foraggiato da tutte le più grandi multinazionali, chi dissente viene bollato come “omofobo” e “medievale”.

- Fango sul governo nazionale se non segue i diktat mondialisti e l'alta finanza,
In linea generale i mass media dettano la linea, non conta la volontà popolare, pertanto chiunque salga al governo se non porta avanti un’agenda precisa verrà costantemente denigrato.

- Libertinaggio vario: proposte strambe su concetti poliamorosi, sesso con piante, matrimoni con se stessi e chi più ne ha più ne metta.

Animalismo/Veganismo: si supportano costantemente le tesi per cui "gli animali sono meglio degli uomini" con annessa umanizzazione degli animali domestici ed in generale un incanalamento verso il veganismo come nuovo stile etico.

- Politica internazionale a narrazione unica...

- Fatti di cronaca a ondate: episodi di “omofobia”, “razzismo” e “femminicidio” strumentalizzati, a volte falsi, con termini fuorvianti per portare avanti ideologie ben precise.

In generale per supportare queste linee giunge in aiuto la neolingua, espressione al centro del romanzo 1984 di Orwell, che ha come obiettivo quello di creare delle categorie preconfezionate che è vietato mettere in discussione. La neolingua cataloga tutto, qualche esempio tra i più noti:

Omofobo => colui che pensa che un figlio non sia un diritto ma un dono dell'unione uomo-donna.

Razzista => colui che ama le differenze culturali, che auspica la pace tra i popoli e riafferma il diritto di vivere nella propria terra.

Complottista => colui che si pone delle domande.

Fascista => chiunque si discosti dal pensiero dominante cosmopolita e progressista.

Populista => chi vuole fare gli interessi del popolo.

Antisemita => chiunque ponga questioni sulla politica mediorientale.

Negazionista => chi pensa che la storiografia non debba essere politicizzata ma analizzata senza preconcetti.

Analfabeta funzionale => chi è in disaccordo con la narrazione delle grandi testate.

Medioevale => chiunque dica che un bambino nasce da un uomo e una donna. Più ampiamente chi si ritiene cristiano o crede in Dio.

E si potrebbe andare avanti.
Con questi termini ogni tentativo di dialogo, di analisi con discernimento, muore sul nascere lasciando la neolingua trionfare indisturbata.
Aggiungiamoci poi che i bombardamenti sono definiti “missioni di pace”, la distruzione dei diritti sono chiamate “riforme”, la dittatura dei mercati “democrazia” ecc ecc.

E’ una narrazione fuorviante su tutti i livelli, il controllo è totale, parte dall’istruzione scolastica che crea nelle nuove generazioni una determinata forma mentis e si rafforza con questo lavoro costante e quotidiano dei media di cui qui abbiamo solamente accennato.
In particolare la scuola ha un ruolo fondamentale in tale processo in quanto vi è un’"aziendalizzazione" degli istituti scolastici, basti pensare ai debiti e crediti, esattamente come nel mondo della finanza.
Istruzione mai basata sulle caratteristiche uniche ed umane di ognuno bensì sulla competizione del mercato.
Dal latino e dal greco si è passati al potenziamento dell’economia, dell’inglese e dell’informatica.

L'obiettivo non è più formare spiriti critici in grado di pensare bensì pedine da multinazionali, trattasi di “specialismo calcolante e senza intelligenza che parla rigorosamente inglese e non è in grado di intendere altra razionalità che non sia quella economica”(cit.).

La risultante di questo sistema che ha in possesso le sorgenti della cultura di massa, dell’informazione e della politica ce l'abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni..

Giovanni Prove



Complottismo bidimensionale

Di questi tempi si è assistito all'esplosione di un nuovo fenomeno: il complottismo da web.
In tempi di degenerazione come i nostri, fare allarmismo sociale, creare collegamenti per sostenere le tesi più svariate è ormai una pratica dilagante.

Molti pseudoscrittori ci hanno persino fiutato un business, tanto che vediamo best seller che hanno la pretesa di svelare i grandi segreti della massoneria, del club Bildeberg, della famiglia Rockfeller, del Vaticano e così via, come se verità di questo tipo potessero realmente essere distribuite con leggerezza in qualsiasi libreria per sollazzare la curiosità dell'ometto moderno facendolo credere un grande conoscitore dei segreti dell'umanità.
La realtà è ovviamente ben diversa, e tutto questo rumore di fondo paranoico dei complottisti terrorizzati dal fatto che ci sia sempre qualche cattivone che trami alle loro spalle è un brusio oramai insopportabile.

A ragion veduta parlerei dunque di complottismo bidimensionale, poichè se da un lato è innegabile come esista realmente un'ideologia mondialista, una perenne diffusione di pensieri omologanti tendenti a dissolvere identità culturali, politiche e religiose, dall'altro è altresì evidente come tutto quel che accade non possa essere ridotto ad una visione così semplicistica.
Non si vuole qui negare che esistano forze tangibili di sovversione, organizzazioni che mirano a portare avanti determinate politiche, ma il punto è un altro, qual è la vera natura delle forze agenti?

L'ipotesi di "complotto mondiale" su basi empiriche ha un difetto, è evidentemente indimostrabile in sede storica, al massimo si riescono a sostenere delle ipotesi, delle tesi di continuità, ma nulla più.
In una società di stampo positivistico, composta da miopi ammaliati da pregiudizi razionalistici e scientifici, si considerano gli avvenimenti come semplici fattori economici, sociali, politici e culturali trainati da uomini di carattere e volontà, che sia essa positiva o negativa. Ma una società basata su questo "pregiudizio" non fa altro che offrire ancora più campo all'agire di determinate forze sovversive. D'altronde questo tipo di visione "bidimensionale" rafforza l’azione di demoralizzazione culturale, di "materializzazione", alimentando così situazioni collettive sempre più disperate e conflitti isterici.

Concentrare le proprie energie solamente sul tangibile ignorando le cause più profonde della storia, ove avvengono in maniera del tutto naturale cinici mutamenti ideologici, sociali e politici è di questi tempi praticamente la prassi.
Attenzione però che non basta comprendere vagamente che ci possa essere "dell'altro" che muova la storia, poichè questo "altro" deve essere poi compreso. Se ciò non accade si scivola immediatamente in un altro campo, ovvero in quello (pseudo) spirituale, ed ecco che la "matrix" diviene pronta ad agganciare le persone creando un'altra arma.
Difatti per contrastare tali visioni disanimate della storia, avvengono delle reazioni in cui però si distorce completamente il significato di una visione tridimensionale che diviene così molto semplice da screditare. Pensiamo ad esempio alle miriadi di teorie dell’inconscio o dell'irrazionale che tanto affascinano coloro che vi si addentrano. Oppure pensiamo al “neo-spiritualismo” nelle sue sfaccettature orientaleggianti ed occultistiche che come afferma lo studioso romano Evola :

"Invece di elevarsi verso ciò che come elemento davvero sovrannaturale sta di là dalla persona, si finisce nel subpersonale e nell’infrazionale, secondo una inversione avente non di rado caratteri addirittura sinistri."

"Sono, queste, sempre le cause prime e hanno un carattere automatico come quelle del mondo fisico? Ci si dovrebbe fermare ad esse, o in certi casi bisogna risalire ad influenze d’ordine superiore, tali da non far apparire soltanto casuale molto di quel che è successo e che sta succedendo in Occidente, e che di là dalla molteplice varietà dei singoli aspetti presenta un’unica logica? È pel quadro di una simile problematica che si definisce il concetto della guerra occulta (...)


(...) Non si deve pensare a tale riguardo, ad un fondo oscuro e irrazionale che stia alle forze note della storia quasi nello stesso rapporto in cui, secondo certa psicologia, battezzata appunto come “psicologia del profondo”, l’inconscio sta alla coscienza desta del singolo. Se mai, di inconscio si può parlare nei soli riguardi di coloro che, secondo la concezione tridimensionale degli avvenimenti, ci appaiono più come gli oggetti che non come i soggetti della storia, giacché essi nel loro pensare ed agire si rendono ben poco conto delle influenze a cui obbediscono, dei veri scopi che essi finoscono col realizzarsi. In costoro il centro cade dunque più nell’inconscio e nel preconscio che non nella chiara coscienza riflessa, malgrado tutto quel che essi – spesso uomini d’azione e ideologhi - possono credere(...)

(...) La terza dimensione della storia non deve dunque esser fatta svaporare nella nebbia di astratti concetti filosofici e sociologi ma va pensata come un “dietro le quinte”dove operano precise “intelligenze”. Una indagine della storia segreta che voglia essere positiva, scientifica, non deve perdere la terra ferma e portarsi troppo in alto (...)

(...) forze del cosmos contro le forze del caos, alle prime corrispondendo tutto ciò che è forma, ordine, legge, tradizione in senso superiore, gerarchia spirituale, e alle seconde legandosi ogni influenza che disgreghi, sovverta, degradi, promuova il prevalere dell’inferiore sul superiore, della materia sullo spirito, della quantità sulla qualità. Ciò, dunque, quanto ai punti ultimi di riferimento delle varie influenze che agiscono da dietro la storia nota sull’ordine delle cause tangibili. Essi vanno tenuti presenti, ma con prudenza. Ripetiamolo: a parte tale sfondo metafisico, i contatti con la storia concreta non vanno mai perduti (...)

(...) A differenza di quel che – almeno in larga misura – si verifica nel dominio de fenomeni fisici, lo storico perspicace incontra numerosi casi, nei quali la spiegazione “causale” (appunto nel senso fisico deterministico) fallisce, perché i conti non tornano, la somma dei fattori storici apparenti non è uguale al totale – come chi, avendo un cinque che si aggiunge ad un tre e ad un due, non trovasse un dieci per risultato, ma un quindici o un sette. Proprio questo differenziale, soprattutto quando esso si presenta come differenziale fra il voluto e l’accaduto, fra le idee, i principi e i programmi da un lato, e le loro effettive conseguenze nella storia dallo altro, offre il materiale più prezioso per l’investigazione delle cause segrete della storia stessa. Metodologicamente, ciò a cui qui si deve tuttavia badare, è che l’acume non degeneri in fantasticheria e in superstizione, per la tendenza a veder dovunque e a tutti i costi un retroscena occulto (...)

(...) Quando le forme segrete della sovversione mondiale temono di essersi esposte troppo o si accorgono che, per speciali circostanze, la direzione data da dietro le quinte si è resa palese almeno nei suoi maggiori effetti, esse mettono in opera la tattica del capo espiatorio. Cercano di far sì che tutta l’attenzione dell’avversario si porti e concentri su elementi che solo parzialmente, o solo in via subordinata, sono responsabili per le loro malattie. Tutta la reazione si scarica allora su tali elementi, divenuti dei capi espiatori. E il fronte segreto, dopo una pausa, può riprendere il suo giuoco, perché gli avversari credono di avere ormai individuato il nemico e di non aver null’altro da fare.(...)

(...) Giacché può dirsi non esistere un solo campo nel quale la guerra segreta in qualche modo non si sia svolta e non continui a svolgersi tuttora. Il più importante campo per l’applicazione della conoscenza delle armi della guerra occulta è, tuttavia, quello interno, è il proprio pensiero. È qui che bisognerebbe stare in guardia, è qui che si dovrebbe essere capaci di riconoscere le influenze sottili che in dati frangenti cercano di suggerirci certe idee e certe reazioni. Giunti a tanto, quand’anche non fosse ancora possibile individuare nell’ambiente gli avversari, essi, quali pur siano, troverebbero a poco a poco sbarrate le vie principali della loro azione segreta. Ripetiamo pertanto che in tutto ciò non si tratta di speculazioni filosofiche né di fantasticherie, ma di cose serie e assai positive. E noi siamo convinti che nessun dirigente o combattente sul fronte della contro-sovversione e della tradizione può considerarsi maturo e all’altezza dei suoi compiti prima di aver sviluppato in sé la facoltà di presentire questo mondo di cause sotterranee tanto da affrontare l’avversario nel terreno adatto.(...)

(...) Vi è poca speranza che qualcosa possa venire salvato quando fra i capi di un nuovo movimento non vi siano anche uomini capaci di integrare la lotta materiale mediante un sapere segreto e inesorabile, il quale ora non sarà al servizio di forze oscure bensì del principio luminoso della spiritualità tradizionale."

Una visione dunque "tridimensionale ed intelligente", ben precisa degli avvenimenti, che non ha nulla a che vedere con astrusi concetti filo-sociologici e che non sfocia assolutamente nella fantascienza, bensì ha radici profonde.

Radici che non vanno ricercate solamente nel manifesto, ma anche nelle influenze di ordine superiore.

Giovanni Prove