Social network come Facebook, con tutti i loro ENORMI limiti e incongruenze censorie, lasciano ancora spazio al testo. Si possono leggere ragionamenti, articolare idee, sostenere un argomento per più di tre righe. È pur sempre un social, ma conserva una traccia di discorso.
TikTok ha cancellato anche quella traccia. È la fiera dopaminica del frammento: video di pochi secondi, balletti, smorfie, "coreografie" ripetute fino allo sfinimento. Ne viene fuori una umanità a dir poco imbarazzante..
Se osserviamo le metriche di Tiktok notiamo che un qualsiasi video becero di un balletto improvvisato nel cesso può ottenere molte migliaia di visualizzazioni in poche ore. Questo significa che lì, davanti a quella vacuità, milioni di persone consumano la parte più consistente delle proprie giornate. Ce ne rendiamo conto?
Qualcuno obietterà che esiste anche chi pubblica contenuti più intelligenti. Vero, ma irrilevante. Il formato non è progettato per il pensiero: è progettato per lo scorrimento compulsivo, per la sostituzione continua dello stimolo, per impedire qualsiasi sosta riflessiva. Anche il contenuto più colto, calato in quel contenitore, viene ridotto a pillola, a slogan, a frammento estetizzato. La forma divora la sostanza. Noi stessi da anni cerchiamo di usare questi mezzi per dare degli input di approfondimento esterno ma qui si va oltre.
TikTok non è un social come tanti, è un dispositivo di addestramento alla dispersione. Un'infrastruttura che educa milioni di persone a non reggere più di quindici secondi di attenzione, a confondere lo stordimento con l'intrattenimento, la ripetizione breve con la cultura. E quando un'intera generazione cresce dentro questo ritmo, non perde solo la capacità di leggere un libro, perde proprio la capacità di pensarsi.
Qui non è una questione di "vecchio" contro nuovo. È una questione di struttura.
Da anni diciamo queste cose, sembrava un punto condiviso. Poi però li abbiamo visti sbarcare lì uno per uno, anche quelli che giuravano "io lì non ci metterò mai piede", anche quelli che si vantavano di fare cultura. Siete quasi tutti lì, ormai
Intellettuali, divulgatori, gente che si professa attenta alla qualità del pensiero. Tutti lì, dentro lo stesso flusso che fino a ieri denunciavano.
Alla fine han vinto loro e chi credeva di poterlo "usare diversamente" si è scoperto usato.