Nolan e Tarantino

Christopher Nolan e Quentin Tarantino sono intoccabili. Basta pronunciare una riserva, anche minima, verso costoro e scatta subito il riflesso della congrega: "non hai capitohh, è il tuo limite e non il lorohh".

Tarantino è dichiaratamente un citazionista. Preleva e ricombina generi diversi ma questa non è genialità autoriale, è semplicemente essere raffinati mestieranti. Sa scrivere dialoghi, sa montare scene di tensione, conosce la storia del cinema, bravo. Ma l'erudizione cinefila non è profondità.

Nolan è un altro artigiano ineccepibile, con padronanza tecnica e capacitá di costruire delle strutture temporali. Ma, anche qui, questa tecnica non genera spessore di contenuti. I suoi film funzionano ma quando si va a cercare cosa dicano davvero sull'esistenza, sul tempo, sulla natura umana, si trova superficialità.
La confusione tra complessità della forma e complessità del pensiero è il meccanismo su cui si regge la sua reputazione di "genio".

In entrambi i casi notiamo la costruzione sociale dell'intoccabilità attorno ai loro nomi. C'è bisogno di avere dei totem condivisi attorno cui riconoscersi come "intenditori". Si è creato un cortocircuito per cui ammirare Nolan e Tarantino diventa la prova d'appartenenza a un certo tipo di cinefilia, e metterli in discussione è un atto di eresia da correggere con snobismo.

Si confondono grandi mestieranti e tecnici con la profondità di visione, quella che un grande regista dovrebbe avere.

Non stiamo parlando di Tarkovskij, ma di Christopher Nolan.
Ricordarselo, grazie.