Gelassenheit
Polarizzazioni
Momo di Michael Ende
Psicologizzazione di massa
Tre sguardi
Negli ultimi due anni abbiamo pubblicato tre saggi inerenti al mondo della musica.
Con "Usurpatio" abbiamo smontato una menzogna
che si è sedimentata fino a diventare senso comune, ovvero l'idea che la
canzone italiana appartenga per diritto naturale a una parte politica, come se
la "sinistra" ne avesse acquisito la proprietà intellettuale insieme
a quella morale. Non è così, e non lo è mai stato, è appropriazione e il saggio
ne ricostruisce la genealogia.
Con "Dal nichilismo alla trascendenza" e
"Oltre l'abisso" abbiamo spiegato come un movimento che troppi
liquidano ancora come rumore adolescenziale, letto senza pregiudizio, si rivela
un tentativo di ascesi, una geografia spirituale che attraversa continenti e
decenni prima ancora di essere un genere musicale.
Tre libri che non troverete nelle grandi librerie,
perché non sono pensati per essere spinti, ma per essere cercati. La differenza tra prodotto e opera è che il primo si promuove, la
seconda si scova. Noi abbiamo scelto la seconda strada, sapendo che è più
lenta, ma è l'unica che non tradisce ciò che vi abbiamo messo dentro.
Monadi contemporanee
Anestesia sociale
Sappiamo bene tutti che il potere d'acquisto in Italia è fermo da vent'anni. Eppure le spiagge sono piene, i ristoranti pure, i figli hanno l'ultimo modello di iPhone e le Nike ai piedi. Perché accade questo? Perché il ceto medio ha trovato un ottimo anestetico, le rate, i debiti perenni. Non si indebitano mica per necessità, ma per restare dentro un'immagine di sé che i redditi reali non giustificano. La vacanza, la casa grande, le scarpe firmate per il figlio. Tutto maschera la reale condizione. Mentono su un salario che non basta.
Il debito privato ha sostituito il conflitto sociale come valvola di sfogo, solo che scarica la tensione dentro il singolo invece che nella piazza. Chi è indebitato non protesta, perché protestare significherebbe ammettere pubblicamente di aver perso, e chi vive a credito ha ancora troppo bisogno di sembrare vincente per permetterselo. Il debito, insomma, non è solo un problema economico, è proprio un dispositivo di controllo dell'opinione pubblica che funziona meglio di qualunque censura, perché lo si sceglie da sé, rata dopo rata.
Le uniche piazze piene restano quelle arcobaleno, lì si prendono tutto un mese per protestare nudi, paventando ingiustizie inesistenti. Pensate come stanno messe le masse, taciturne su tutto, manipolate su "diritti" colorati, fomentate da tutte le grandi multinazionali.
Il vero tabù italiano non è la sessualità, ma il bilancio
familiare. Quello resta sotto la sabbia, tra rate infinite e finzioni sociali.

