Elémire Zolla e lo stupore infantile

Elémire Zolla, filosofo e scrittore italiano, è stato un autore di grande spessore.

Sempre critico verso la superficialità e il materialismo della società a lui contemporanea, fu esploratore delle profondità delle esperienze umane e della capacità di meravigliarsi di fronte al mondo.

La sua visione della vita andava oltre il mero utilitarismo, vedeva l’esistenza come un viaggio di scoperta e di contemplazione.

Zolla enfatizzava l'importanza dell'introspezione e della connessione con il mistero dell'esistenza, incoraggiava a riscoprire valori autentici e a vivere in armonia con la natura e con se stessi.

Lo stato di primordiale di stupore per il mondo lo identificava in una fase della prima infanzia.

Nel testo "lo stupore infantile", si riferisce proprio a questo, ad una condizione di meraviglia che caratterizza l'esperienza dei bambini. Questa forma di stupore rappresenta una capacità di percepire il mondo con limpidezza e curiosità, senza pregiudizi o schemi predefiniti.

Zolla sostiene che i bambini vivono in uno stato di continua scoperta, trovando bellezza e significato in ciò che li circonda.

Questo stupore è spesso perduto negli adulti, che tendono a razionalizzare e a dare per scontato ciò di cui fanno quotidiana esperienza.

Tornare ad esso significa accedere alla «conoscenza senza dualità», a una «filosofia spinta al di là delle parole».

Riscoprire e valorizzare questo stupore, per tornare ad una vita più autentica, favorendo una maggiore comprensione di sé e del mondo.

 



Federico Faggin, tra Scienza e Spiritualità

Federico Faggin è un uomo di scienza, ma quella vera, sincera, onesta, non quella dogmatica e ottusa.

Faggin nei testi “Irriducibile” e “Oltre l’invisibile”, di cui consigliamo la lettura, non arriva a conclusioni definitive, ma accetta il mistero, ha sete di ricerca della Verità e ha grandi intuizioni.

Per il fisico italiano vi è interconnessione tra mente e materia, la realtà non sarebbe solo un insieme di oggetti fisici, ma includerebbe anche dimensioni soggettive e spirituali. Egli è convinto che la coscienza umana non si possa ridurre a processi neurologici, ha invece un ruolo attivo nella creazione della realtà.

Il suo approccio è quello di chi tenta di trascendere la mera materialità, cercando di esplorare le dimensioni più profonde dell'esperienza umana attraverso una visione olistica che integra scienza, filosofia e spiritualità.

Il suo pensiero ricorda per certi versi quello di Werner Heisenberg, soprattutto in relazione alla natura della realtà e al ruolo della coscienza nella scienza.

Heisenberg, noto per il principio di indeterminazione, suggerì che l'osservazione influisce sul comportamento delle particelle subatomiche. Faggin crede che la coscienza non sia solo un prodotto del cervello, ma può influenzare la realtà, portando a una visione simile dell'interazione tra osservatore e osservato.

In generale entrambi hanno messo in discussione la visione materialista della scienza e l’idea che la fisica possa spiegare completamente la realtà, opponendosi così ad una visione riduzionista.

Faggin può essere annoverato, come lo fu Heisenberg, tra la schiera di quegli scienziati capaci di esplorare la complessità del reale oltre le spiegazioni puramente materialiste e meccanicistiche.




"I Buddenbrook" di Thomas Mann

 "I Buddenbrook" è un romanzo di Thomas Mann pubblicato nel 1901.

È il racconto della decadenza di una famiglia borghese tedesca nel corso di diverse generazioni.

Mann analizzò come i valori e le aspirazioni della classe borghese stessero cambiando nel tempo riflettendo sull'evoluzione della società tedesca alla fine del XIX secolo con i suoi cambiamenti economici, sociali e culturali.

Mann osservò come la modernizzazione e l'industrializzazione avessero trasformato la società, contribuendo a un aumento del materialismo.

Per l’autore tedesco il materialismo avrebbe condotto alla decadenza culturale e alla perdita di significato nella vita.

Ne "I Buddenbrook" Mann illustrò proprio come l'aspirazione al mero successo materiale e al benessere economico potessero portare a una crisi di valori e alla perdita di identità.

È un opera che offrì una profonda riflessione sulla condizione umana e sulle trasformazioni della società dell’epoca. I personaggi del libro affrontavano difatti le loro inclinazioni e le pressioni familiari, interrogandosi su quale fosse il vero scopo dell’esistenza non trovando un equilibrio tra la ricerca della bellezza e le esigenze della vita quotidiana della società in cui vivevano. 

Mann si interrogò sul progresso ed i suoi eventuali benefici e pensò che vi fosse la necessità di un ritorno ad vita più autentica che trascendesse il materialismo attraverso l'arte, la bellezza e la spiritualità, visti come antidoti al consumismo e al materialismo dilagante.

A più di cento anni dall’uscita del libro, considerando questi nostri tempi, possiamo dire che le preoccupazioni di Mann erano assolutamente fondate.