Quando sul Virus non si potrà più discutere, pena lo stigma sociale e l'esclusione/reclusione/ritorsione, il Virus sarà entrato nella mitologia, e noi in un nuovo ordine.
Virus: un mito fondativo
Quando sul Virus non si potrà più discutere, pena lo stigma sociale e l'esclusione/reclusione/ritorsione, il Virus sarà entrato nella mitologia, e noi in un nuovo ordine.
Covid 19 e postmodernismo
Ai fini del nostro discorso, che la narrazione
condivisa sul covid 19 sia attendibile o meno ha poca importanza.
Quella che si vorrebbe suggerire è una possibile
interpretazione dei processi in corso, o meglio, un loro sguardo prospettico.
Ci si chiede: è possibile che ciò a cui stiamo assistendo non sia altro che la
realizzazione delle possibilità più proprie della nostra epoca? In altre
parole, è l'essenza intima del post-moderno quella che si sta esprimendo? In
tal caso, l' "evento" altro non sarebbe che il catalizzatore di una
reazione latente che la nostra epoca reca in seno da sempre. Del resto, una
società che ha come unica cultura condivisa la scienza, e come unico orizzonte
la tecnica, non può che risolversi in un totalitarismo tecnocratico. Da questo
punto di vista, il sacrificio dell'economia globale sarebbe un costo
sostenibile, se servisse ad affermare qualcosa di primario come la risoluzione
della sfera politica nella tecnica. Una società interamente controllabile,
pianificabile, programmabile sarebbe infine omogenea a un sapere che in
laboratorio produce il fenomeno, e una volta prodotto ne ingegnerizza
l'applicazione.
Il post-moderno ha in sé la cultura e i mezzi
tecnici per realizzare la sua vocazione totalitaria; ha inoltre disponibili
ampie masse spaesate e diseredate da organizzare, disporre e a cui dare una
forma. Infine, il processo avrebbe così bisogno solo di un pretesto, e ironia
della sorte, la catastrofe dell'Occidente potrebbe divenire la sua corona.
La pretesa concessione dei "diritti"
"I diritti sono come un raggio di sole: se io mi abbronzo a te non rubo niente!" recita un adagio attualmente in circolazione. Una colossale bestialità.
Ad eccezione di una manciata di diritti civili,
quelli veri (come il diritto al nome, al voto o alla libera circolazione), non
può esistere, come è facilmente intuibile con un semplice esercizio di logica,
un diritto che non faccia da contrappeso a un dovere/divieto per gli altri.
Non esistono i diritti fini a se stessi. Il
diritto di un bambino a essere sfamato si realizza nel dovere dei genitori di
provvedere alla sua sussistenza. Il diritto a non morire sul lavoro si traduce
nel dovere del datore di lavoro di garantire ai lavoratori condizioni sicure.
Il diritto di non essere aggrediti per strada può esprimersi solo nel divieto
di aggressione. E così via.
Non è un caso che i dieci comandamenti, perfezione
giuridica, scolpiti nella pietra, siano costituiti da dieci divieti e due
doveri. Da essi scaturiscono tutta una serie di diritti per la comunità, da
quello di vivere a quello alla verità. I moderni diritti sono invece sanciti da
“carte”, più o meno igieniche, volatili, impalpabili, suscettibili di modifiche
e integrazioni lastricate di buone intenzioni, come “il diritto alla privacy
dei bambini”, che tradotto significa il divieto fatto ai genitori di esercitare
un controllo volto alla protezione.
“Concedere diritti” suona bene, ma è solo un
involucro colorato nel quale viene avvolta la caramella avvelenata della
coercizione, un espediente retorico, un raggiro per imporre doveri e divieti.
Vediamo infatti che parallelamente all’acquisizione di determinati diritti, i
questuanti gradualmente mutano in carnefici e partono le purghe.
Chi pretende lamentosamente diritti, affermando
che non vi sta levando nulla, vi sta prendendo sonoramente per i fondelli. E vi
leverà molto.


