Blaise Pascal scrisse: «Tutta la sventura degli uomini deriva da una sola cosa: dal non saper stare fermi n una stanza.»
Lo scrisse nel Seicento, parlava della la fuga da se stessi. Aveva ragione. Chi non sa stare fermo sta fuggendo da se stesso.
Questo aspetto è fondamentale da osservare quando si decide di costruire la vita con qualcuno, se manca, è un campanello d'allarme.
Il silenzio, la "noia", per taluni sono elementi insopportabili perché sentono il vuoto, l'angoscia, il vortice dell'esistenza. Devono sempre riempire ogni momento.
Oggi più di ieri, l'uomo ci ha costruito un'intera civiltà su tale principio. Tra rumore, notifiche, contenuti, eventi, attività di ogni genere, egli non smette mai di correre.
Gli Stoici chiamavano otium il tempo del raccoglimento, non ozio nel senso moderno, non spreco, ma l'esatto contrario, ovvero quel momento in cui l'uomo sviluppa la propria interiorità.
L'otium degli Stoici era una necessità antropologica. Al contrario della società attuale che non lo permette, che lo scoraggia attivamente. Il tempo "non produttivo" è tempo sprecato, il silenzio, la solitudine sono problemi da risolvere. Chi si ferma viene visto il come qualcuno che rimane indietro. Ma è esattamente il contrario.
L'uomo che non si ritira periodicamente da se stesso non cresce, accumula. Aggiunge esperienze, relazioni, ruoli, senza mai digerirli.
Chi non sa stare solo con sé stesso non starà mai davvero con nessuno. Porterà ovunque il proprio rumore, e lo chiamerà vita.