La Lega Nord nacque nel 1989 dall'aggregazione di movimenti autonomisti. Il collante tra loro era l'odio, prima "Roma ladrona", poi i meridionali come classe parassitaria responsabile del debito, dell'inefficienza, della burocrazia.
Il passo successivo fu inventare un'identità. Nella fase secessionista, a metà anni Novanta, la Lega costruì artificialmente un senso di appartenenza "padana" attraverso simboli, riti, inni, pubblicazioni. Inventarono una tradizione, un passato mitico in cui rispecchiarsi e da cui attingere.
Alberto da Giussano, leggenda, fu scelto come eroe fondativo; Pontida come "suolo sacro"; il Po come fiume-divinità.
Il 15 settembre 1996 Bossi proclamò l'indipendenza della Padania raccogliendo l'acqua del Po in un'ampolla, in un rito a metà tra il druidico e il folkloristico.
La discendenza celtica della Padania è però storicamente una barzelletta. In quella pianura, prima dei Celti cisalpini, erano già passati Etruschi, popolazioni italiche autoctone e molto altro. Il celtismo padano è una manipolazione della storia con indefiniti riferimenti a tradizioni pre-romane, medievali e cristiane, peraltro tutte in contraddizione tra loro.
Un'identità costruita sull'artificiale e sul risentimento verso il "nemico".
E il meccanismo del nemico, puntuale, si ripeté. Dopo l'11 settembre 2001 e gli ingiustificati attacchi Usa all'Afghanistan, la Lega radicalizzò la propria posizione contro l'Islam. L'anti-islamismo divenne il nuovo collante, con Borghezio e Calderoli in prima linea. Il bersaglio cambiò, dai meridionali si passò ai musulmani. Stesse logiche.
La Lega è stato un laboratorio di pseudotradizione, di odio becero e divisioni interne.
Oggi con Salvini neppure li commentiamo.
E qualcuno li santifica.
Per carità.