Il decalogo del consapevole

Ciascuno ha la propria lente, la propria gradazione. Qualcuno le lenti non le ha perché vede bene. Altri sono ciechi e basta.

Ma alcune cose debbono essere assunte come fondamentali, piccole pietre miliari di consapevolezza senza possibilità di deroga alcuna.

Proviamo a elencarle:

1 - Il Potere può essere malvagio e volere il male delle persone.

La Storia ne è piena. Le peggiori nefandezze sono state usate contro la gente da sempre. È sempre stato così. Lo è anche oggi in alcune parti del mondo. Non si capisce perché non possa esserlo anche qui in "Occidente". Davvero una cravatta fa la differenza?

2 - Per ottenere alcuni risultati il Potere è capace di tutto.

Dispone di risorse pressoché infinite, spesso occulte, fuori dai radar. È in grado di infiltrare i media, la politica, la dissidenza. Chi lo nega è un masochista idiota. Bisogna affrontare la realtà, non negarla.

3 - Il Potere ha interesse nel controllo della mente.

Ha gli strumenti per studiare la reazione alle stimolazioni collettive. Sa prevedere con ottima approssimazione il comportamento delle masse e indirizzarlo. È un fatto. Esiste la psicologia comportamentista, si studia nelle Università. Esiste l'ingegneria sociale: si studia nelle Università. Esiste la Sociologia, tanto per dire. Da essa si ricavano un sacco di informazioni.

4 - L'Umanità è stata indebolita.

Decenni di "benessere sostitutivo" hanno reso fiacca e molle la popolazione tutta. Delegare alle macchine la fatica, delegare allo Spettacolo il Pensiero, ha rattrappito l'Uomo che ora non è che pasta insulsa incapace di reazione. Incapace di Memoria. Questa è stata una precisa strategia?

5 - L'Uomo debole è schiavo.

Finalmente stracotto, l'Uomo accetta qualsiasi versione dei fatti, qualsiasi appiglio fornitogli dal Potere pur di non dover prestare alla vita un briciolo di fatica, un briciolo di pensiero. Il Grande Reset è anche la Grande Sostituzione, l'ultimo tassello nel mosaico della Delega. A breve l'Uomo non avrà ragion d'essere.

6 - Bambini di oggi, schiavi di domani.

In termini di sostituzione, i bambini rappresentano il ganglio vitale da colpire per soffocare ogni possibilità di eversione futura. Per questo motivo l'accanimento contro di loro è forte e brutale a partire dalle scuole, fucina di obbedienza di Stato per mezzo di rieducazione behaviorista.

I bambini disidentificati dalle museruole, terrorizzati dalla narrazione dominante, cresceranno come derelitti nevrotici pronti a scagliarsi contro il nemico di turno come un Manchurian Candidate. Proteggere loro, salvare loro, farli vibrare e vivere pienamente è una delle più alte e complete forme di lotta.

7 - Memoria a orologeria.

Uno dei capisaldi da tenere a mente è che la Società dello Spettacolo si nutre di oblio. L'oblio è puntellato di "fatti" e "informazioni" a scadenza, ossia necessari allo scopo per un certo lasso di tempo, poi da dimenticarsi irrimediabilmente perché sostituibili con il loro esatto opposto ad uso e consumo del Potere. Ricordare, annotare, smascherare è un dovere di tutti noi. Chi dimentica è vittima e complice allo stesso modo.

8 - Il Potere odia la Gioia.

Ama l'euforia, l'ebbrezza, quando utile ai consumi, un'euforia però ebete e stolida. Vuota. Ma non la Gioia. La Gioia è significata, piena e potente. La Gioia radica nell'uomo fondamenta forti, valori inattaccabili: questo è molto pericoloso per il Potere. Una popolazione felice, matura e in sintonia non permette al Potere di infettarla. Dunque esso demolisce per mezzo della paura, delle crisi continue, dell'incertezza e della distrazione ogni fonte di vera Gioia: dalla famiglia alla religiosità, dalla condivisione alla reale bellezza.

Riacquistare forza passa inevitabilmente attraverso la presa di coscienza della propria necessità di benessere.

9 - I fanti del Potere sono ovunque.

Credere ciecamente è sempre un errore. Da una parte e dall'altra delle fazioni. Il Potere sa bene che la massa scorpora necessariamente una parte di sé, che diverrà contraria. Dunque infiltra quella parte contraria - quando non la crea appositamente - con i propri fanti. Il controllo, o il tentativo morboso di controllo, è una caratteristica fondante del Potere.

10 - L'ultimo miglio: Il corpo.

Deve essere chiaro e assodato: l'ultima barriera da sfondare per ottenere il controllo completo è il Corpo. Che l'intera popolazione accetti senza fiatare un trattamento farmacologico potenzialmente dannoso e ancora in fase di sperimentazione è inaccettabile per noi. Segna un punto di non ritorno drammatico non per il "Mondo", ma per la Vita stessa.


Uriel Crua



La "selezione naturale"

Ultimamente si parla spesso e con poca cognizione di causa, della cosiddetta "selezione naturale". Secondo il modello classico, essa non si realizza nella morte dell'individuo debole o svantaggiato, ma nel suo insuccesso riproduttivo. In sostanza, la fortuna della specie non sta nel fatto che il debole o lo svantaggiato muoiano (cosa che non ha impatto sul destino della comunità biologica, ma solo sulla vita del singolo): sta nel fatto che, morendo prima, l'inadatto ha meno possibilità di riprodursi. Per fare un esempio: risulta selezionato un esemplare che muore giovane ma avendo dato alla luce una prole fertile e numerosa, piuttosto che un individuo sano e longevo ma che non si è riprodotto, per sterilità o impossibilità di accoppiarsi. Fermo restando che siamo molto critici sull'evoluzionismo e sul fatto che spieghi alcunché, e nel dubbio che la nostra società con i propri modelli incoraggi davvero la riproduzione dei soggetti che potrebbero migliorarla - nella certezza che, nonostante tali riserve, pseudocultura e tecnologia hanno arrestato qualsiasi eventuale deriva genetica della specie umana - sarà interessante osservare in un futuro più o meno prossimo se chi oggi invoca la selezione naturale come lo spettro di una giustizia/vendetta divina abbia veramente compreso come oggi stia operando, casualmente o artificialmente, e non abbia preso invece un colossale abbaglio. Perché, vedete, è nella fecondità che si gioca il futuro demografico di una comunità, e non sui decessi. In pratica, chi sarà in grado di avere figli sani e fertili rappresenterà il ceppo umano che ha futuro, e questo a prescindere dall'eventuale longevità dei suoi odierni progenitori. E chi ha orecchie per intendere intenda.



Il legame strutturale tra malattia e cultura

In un articolo del '36 Eliade si sofferma sull'idea che le malattie caratteristiche di un'epoca – quali ad esempio la peste nel medioevo, o la sifilide nella modernità – intrattengano una solidarietà tutt'altro che accidentale con la cultura e la visione del mondo propria del loro tempo. In altre parole, se da un lato il modo in cui una società ha definito il proprio modello di salute ci rivela la condizione umana che essa incoraggia e che ritiene desiderabile, dall'altro la via in cui concepisce il malato e la malattia ci svelano le paure, le ossessioni e i tabù di una civiltà. Il suggerimento di Eliade è prezioso perché indica un percorso ermeneutico che solo in parte è stato affrontato, e perlopiù ponendo l'accento sui legami tra dispositivo sanitario e prassi del potere – Foucault docet – piuttosto che in direzione di una filosofia della cultura che abbia come chiave di volta il modo in cui l'uomo ha concepito salubrità e patologia.

Lo snodo epocale che stiamo vivendo, avendo il proprio evento fondante nel mito della pandemia, e avendo legittimato la progressiva ristrutturazione dei rapporti di potere su esigenze di ordine sanitario, si rivela un terreno particolarmente fecondo per sondare l'ipotesi di un legame strutturale tra malattia e cultura. Difficilmente sarebbe infatti pensabile che, senza un preesistente background culturale adeguato, l'ideologia pandemica avrebbe attecchito con tale forza ed efficacia. La nostra ipotesi è che l'uomo solidale con tale pensiero abbia caratteristiche specifiche riscontrabili solo nell'epoca postmoderna, e che non sia l'emergenza sanitaria a favorirle, ma piuttosto queste ultime a secernere l'ideologia pandemica come riflesso della propria natura.

In un orizzonte in cui l'uomo è ridotto essenzialmente alla dimensione biologica, la salute fisica è il bene primario. Tale salute coincide con l'astratta condizione di assenza di qualsiasi disturbo, ossia uno stato percepito costantemente come precario ed eccezionale. L'uomo astrattamente sano è concretamente sempre malato, o a rischio di malattia, e pertanto ogni aspetto della vita sociale deve essere adeguato – e può essere sacrificato – in vista della salvaguardia della salute del singolo. La minaccia principale è costituita da agenti invisibili e inafferrabili, che solo la tecnologia e il suo progresso illimitato permettono di contrastare, e che, in un futuro costantemente procrastinato, sapranno sconfiggere in modo definitivo. Nel frattempo, lo stato di precarietà sancito come costitutivo si traduce politicamente in uno stato permanente – tuttalpiù intermittente – di emergenza, e socialmente in una forma di mobilitazione totale di tipo sanitario.

La radice postmoderna di questo impianto è evidente. Da una parte abbiamo le varie forme di riduzionismo materialista, le quali portano l'essere umano a identificarsi esclusivamente con il proprio sostrato fisico e biologico. Dall'altra, il relativismo etico e lo scientismo, combinandosi, danno luogo al modello tecnocratico, ossia una concezione del potere in cui la dimensione politica, svuotatasi, è risolta in una serie di automatismi affidati a tecnici e specialisti, o all'intelligenza artificiale. L'individualismo, nella sua veste moralista, ben si presta a favorire l'atomizzazione sociale, travestita però da cura del collettivo, la quale altro non è che una proiezione dell'egoismo su scala comunitaria. Infine, i processi avanzati di secolarizzazione propri del contemporaneo portano a trasporre le ansie apocalittiche e messianiche, eredità tipicamente moderna, all'interno di un immaginario clinico e tecnologico, dove il perenne senso di precarietà dell'uomo indifeso e abbandonato a sé stesso è compensato dal suo superamento in chiave transumanista.