"Lo dice la scienza"

 I primi a non avere le idee chiare su cosa sia la scienza sono proprio coloro che vi si appellano ad ogni istante per legittimare e sostenere le proprie scelte o quelle dei padroni che servono. La scienza è infatti un metodo di conoscenza e ciò che esso produce può dirsi più o meno scientifico a seconda di quanto sia adeguato alle modalità di produzione, controllo e verifica del metodo stesso. 

Per estensione, definiamo scienza anche l'insieme delle conoscenze prodotte tramite tale metodo, fermo restando che esse, per entrare a far parte dell'insieme, devono essere sempre verificabili e all'occorrenza falsificabili, rivedibili o integrabili. In genere, quando diciamo una frase come "lo dice la scienza" è a questo insieme che facciamo riferimento, non evidentemente a un'entità parlante o senziente. La scienza, infatti, non dice e non vuole nulla, perché non ha nessuna volontà personale: non produce valori e non decide che cosa sia bene o male. Sono gli uomini a decidere di sé, ed eventualmente si appoggiano alla scienza per trovare il modo più razionale o efficace per realizzare il proprio proposito. La scienza non si pronuncia su quale visione del mondo o sistema di valori siano quelli preferibili: è essa stessa precompresa in una visione del mondo e i valori a cui si attiene fanno parte di quella precomprensione. Se noi facciamo operare la scienza nell'ambito della verità e del valore, essa non ne produrrà ex-novo, ma continuerà a perpetrare e ripetere quella verità e quel valore di cui è portatrice indifferente. Quando qualcuno vi dice che la scienza impone delle scelte e che esse sono inevitabili, sappiate che è una volontà umana che impone quelle scelte legittimando se stessa mediante un'autorità che si vorrebbe impersonale, disinteressata e infallibile. In altre parole sta mentendo. Qualsiasi conoscenza può essere impiegata per un fine, ma è sempre l'uomo a decidere qual è il suo fine. La scienza non commette crimini e non è mai colpevole, come non lo è la lama usata dall'assassino: criminale è sempre colui che usa lo strumento per commettere il crimine, non lo strumento stesso. Non si può processare la scienza, ma chi la strumentalizza e la usa come passe-partout ideologico e retorico sì.



La desolazione delle nuove generazioni

A rischio di generalizzare, perché le eccezioni ci sono sempre, riteniamo comunque di poter affermare con una certa sicurezza di aver perso i giovani.

Quello che ci lascia veramente costernati è la pressoché totale mancanza di una mobilitazione giovanile coordinata e condivisa. All'appello latitano tutte le generazione tra i quindici e i trent'anni, che in pratica appaiono perlopiù allineate e passive nei confronti della narrazione dominante. Tralasciando ingenuità, avventatezza e strumentalizzazioni varie, i giovani un tempo furono comunque i principali soggetti della contestazione, costituendo un importante termometro sociale delle inquietudini e dei malesseri del paese. Oggi non solo non si sentono e non si vedono, ma potremmo affermare sulla nostra personale esperienza che sono tra i più feroci e aggressivi giudici e persecutori del dissenso, in nome di un'omologazione e di un appiattimento culturali senza precedenti.

Sappiamo tutti che i movimenti del '68 e degli anni successivi sono stati ampiamente strumentalizzati e promossi per finalità che la gioventù ignorava. Sui motivi della contestazione, sui suoi frutti, su ciò che diceva di essere e ciò che realmente era, non entro in merito; non è questo il punto. Perché ci fosse possibilità di strumentalizzazione, doveva esserci materiale umano strumentalizzabile, ossia un'ondata di malcontento e di voglia di cambiamento a cui dare una forma. Dovevano esserci comunque energie a cui attingere, e un immaginario e una volontà allo stato grezzo da plasmare. Oggi tutto questo non sarebbe neppure pensabile.

Senza ombra di dubbio hanno concorso a questa anestetizzazione generalizzata la demolizione del sistema dell'istruzione e dell'educazione umanistica da una parte, e la costante esposizione all'indottrinamento e alle suggestioni di media e social dall'altra.

Il quadro complessivo è desolante: una massa elettorale inerte confezionata ad hoc per approvare incondizionatamente lo status quo, in una pantomima in cui, a prescindere dallo schieramento scelto, la forma di approvazione al sistema è sempre e comunque plebiscitaria.



Perché ci odiano?

Sapete perché diamo così fastidio, tanto da dedicarci articoli diffamatori?

Perché sfuggiamo totalmente agli stereotipi con cui una certa intellighenzia ama etichettare intere categorie di persone per emarginarne le idee e liquidarle.

A loro piacciono le piazze dove trovare personaggi caricaturali e confusi, per poterci inviare fanpage e mostrare a tutti quanto siano sciocchi i “negazionisti” e i “complottisti”.
Noi invece pensiamo, argomentiamo e poniamo quesiti.

A loro piace Salvini che mangia nutella, la coattaggine della Meloni o Renzi che arranca con l’inglese, per poter definire chi non gli va a genio meloniano, “salviniano” o “renziano”. La nostra posizione, invece, non è riconducibile a quella di nessun partito, movimento o orientamento di tipo parlamentare o extraparlamentare.

A loro piacciono i razzisti da bar per poterli dileggiare. Noi consideriamo le differenze culturali una ricchezza, e auspichiamo la pace tra i popoli riaffermando il diritto di vivere nella propria terra e di preservare la propria identità.

A loro piacciono i nostalgici del fascismo per scandalizzarsene. Noi cerchiamo di analizzare seriamente e con distacco i periodi storici senza pregiudizi, criticando l'egemonia e il predominio del pensiero neoliberale.

A loro piace liquidare come “antisemita” qualsiasi posizione critica nei confronti della politica di Israele. Noi cerchiamo di porre questioni e aprire dibattiti sulla situazione geopolitica mediorientale che non siano pregiudicati in partenza da scelte di campo ideologiche.

A loro piacciono i “negazionisti della storia” per poterli perseguire penalmente. Noi, invece, pensiamo che la prassi storiografica debba necessariamente mettere in discussione i propri prodotti per metodo, per poterli confermare se reggono al vaglio, o rivederli se ce ne fosse l'urgenza.

A loro piacciono i “bigotti” e i "baciapile" per poter liquidare il cristianesimo come il residuo di un'epoca infantile oltrepassata dalla modernità emancipata. Noi consideriamo le tradizioni spirituali strutture permanenti di senso, da interrogare e a cui rivolgersi per comprendere il presente nei suoi limiti e nelle sue possibilità.

Per questo ci sono ostili. Perché siamo lo scandalo dei loro luoghi comuni.