I danni delle specializzazioni - A.Carrel

Nessuno scienziato è in grado, da solo, di padroneggiare tutte le tecniche necessarie allo studio di un solo problema umano. Così il progresso della conoscenza di noi stessi richiede diversi specialisti, ciascuno dei quali si dedica allo studio di una parte del corpo, o della coscienza, o delle loro relazioni con l’ambiente; ogni specialista sarà anatomista, o fisiologo, chimico, psicologo, medico, igienista, educatore, sacerdote, sociologo, economista. Inoltre, ogni specialità si divide in parti sempre più piccole: vi sono specialisti per la fisiologia delle ghiandole, per le vitamine, per le malattie del retto, per quelle del naso, per l’educazione dei bambini, per quella degli adulti, per l’igiene delle fabbriche, per quella delle prigioni, per la psicologia di tutte le categorie di individui, per l’economia domestica, per l’economia rurale ecc. Proprio grazie a questa divisione del lavoro, si sono sviluppate le scienze particolari. La specializzazione degli scienziati è indispensabile, ed è impossibile a un solo specialista, attivamente impegnato nello svolgimento del proprio compito, conoscere l’insieme dell’uomo. Questa situazione è resa necessaria dalla grande estensione di ogni scienza, ma presenta alcuni pericoli. Per esempio, Calmette, che si era specializzato in batteriologia, volendo impedire il diffondersi della tubercolosi nella popolazione francese, naturalmente prescrisse l’uso del vaccino che aveva inventato. Se, invece di essere uno specialista, avesse avuto una più vasta conoscenza dell’igiene e della medicina, avrebbe consigliato misure igieniche riguardanti al tempo stesso l’abitazione, l’alimentazione, il sistema di lavoro e le abitudini di vita della gente. Un fatto analogo si verificò negli Stati Uniti, nell'organizzazione delle scuole elementari. John Dewey, un filosofo, si impegnò a migliorare l’educazione dei fanciulli, ma i suoi metodi si rivolsero solo allo schema del bambino che aveva creato in lui la sua deformazione professionale. Come poteva, un’educazione simile, essere quella giusta per il bambino reale?

La specializzazione estrema dei medici è ancora più dannosa. L’essere umano ammalato è stato suddiviso in piccole regioni, e ogni regione ha il suo specialista. Quando costui si consacra, fin dall'inizio della sua carriera, all'analisi di una parte minuscola del corpo, rimane così ignorante del resto, che non è in grado di conoscere nel dettaglio neppure quella parte. Un fenomeno analogo si ha con gli educatori, i preti, gli economisti e i sociologi che, limitandosi al loro settore particolare, hanno tralasciato di dedicarsi a una conoscenza dell’uomo in generale. La fama stessa di uno specialista lo rende più pericoloso. Spesso, scienziati che si sono in modo straordinario per famose scoperte o invenzioni utili, finiscono col credere che la loro conoscenza di un soggetto si estenda anche a tutti gli altri. Edison, ad esempio, non esitava a comunicare al pubblico le sue opinioni sulla filosofia e la religione, e il pubblico accoglieva con rispetto le sue parole, ritenendo che esse avessero la stessa autorità su questi nuovi argomenti come su quelli passati. In questo modo grandi uomini, insegnando cose che ignorano, ritardano in alcuni campi il progresso umano che invece hanno fatto avanzare in altri. La stampa quotidiana ci intrattiene spesso con elucubrazioni sociologiche, economiche e scientifiche di industriali, banchieri, avvocati, professori, medici, e così via, la cui mente troppo specializzata non è capace di cogliere, nella loro ampiezza, i grandi problemi del momento attuale. Indubbiamente, gli specialisti sono necessari, e la scienza non può progredire senza di essi, ma l’applicazione all'uomo del risultato dei loro sforzi richiede, prima, una sintesi dei dati sparsi dell'analisi.

Una tale sintesi non si può ottenere con una semplice riunione di specialisti attorno a un tavolo: essa reclama lo sforzo non di un gruppo, ma di un solo uomo. Nessuna opera d’arte è mai stata creata da un comitato di artisti, né una grande scoperta da una commissione di scienziati. Le sintesi di cui abbiamo bisogno per il progresso della conoscenza di noi stessi devono essere elaborate da un solo cervello. Oggi, i dati accumulati dagli specialisti rimangono inutilizzati, perché nessuno coordina le nozioni acquisite e non considera l’uomo nel suo insieme. Abbiamo molti ricercatori scientifici, ma pochissimi veri scienziati. Questa singolare situazione non dipende dalla mancanza di individui capaci di un grande sforzo intellettuale.



Fonte: tratto da “L’uomo questo sconosciuto” di A.Carrel (ed.Luni)


Democrazia liberale e “Divide et impera”.

Da 70 anni fascismo e comunismo in Italia non esistono più. Eppure,come possiamo osservare quotidianamente, invocarne lo spettro a targhe alterne e quando conviene è una prassi consolidata.
Trattasi in realtà di tentativi di distrazione di massa, ovvero ti agito davanti il noto spauracchio così da far leva sulle tue paure e portarti dalla mia parte.

E’ evidente a tutti come l’unica funzione di queste due vecchie ideologie sia oggi solamente il “divide et impera”.
Difatti, mentre la gente insegue ancora ignara tali diatribe creando movimenti antifascisti o anticomunisti, il sistema continua ad avanzare, a perfezionarsi e ad avere nuove strutture di controllo.
Oggi vige la cosiddetta democrazia liberale ed i suoi valori sono profondamente radicati nell'uomo post-moderno, il quale viene formato sin dall'infanzia senza che lui se ne accorga.
Non è questo il luogo per discutere del liberalismo e della sua nascita, anche perché, oltre a richiedere tanto tempo, su periodi relativamente lunghi bisognerebbe individuare numerose concause e fattori metastorici.
Quel che è certo è che esso monopolizza la politica, sembra essere l’unico sistema accettabile nonostante sia evidente a tutti che in esso di democratico ci sia solamente la facciata poiché fondamentalmente un pool di tecnocrati non eletti da nessuno decide l’economia dei paesi.
Attraverso il mercato finanziario ed i suoi attacchi speculativi si creano paure e si ottengono profitti a scapito dei popoli. Vere e proprie guerre senza armi dove ogni nazione alla lunga si ritrova con un parlamento esautorato da qualsiasi potere decisionale, vincolato agli interessi del mercato.
Ovviamente, come ogni potere oligarchico/dittatoriale, anche la democrazia liberale ha concepito una macchina per il controllo delle opinioni e l'occultamento della verità attraverso scuole e mass media. La controinformazione entropica del web non sembra essere un problema in tal senso.

Eppure le masse sono convinte che attraverso una crocetta sulla scheda elettorale possono essere protagoniste della vita del paese.
Si ritrovano a vivere in un mondo basato sulla totale schizofrenia del dio denaro ma non individuano in lui il vero nemico da "combattere", perché? Perché il sistema si prodiga di ricordargli ogni giorno che il reale problema sono ideologie defunte e scomparse.
In sintesi, in un mondo dove i tecnocrati della finanza e del mercato spadroneggiano, dove domina solamente il profitto, col dito si indicano le figure defunte di Mussolini, di Stalin e di Hitler.

Ottima tattica, non c’è che dire.




La nevrosi post-moderna – K.Lorenz

La nevrosi può essere definita un processo che assegna a determinate idee un valore sproporzionato. A un certo punto la fissazione su di esse arriva a dominare l'intera personalità di un individuo, mettendo alla fine a tacere in lui ogni altra forma di motivazione.    

Purtroppo tutte le nevrosi che attualmente prosperano all'interno della civiltà occidentale e che possono essere ricondotte alla definizione data sopra hanno questo in comune: esse soffocano le qualità e le funzioni che noi consideriamo costitutive dell'autentico «essere uomini». Un tipico esempio di nevrosi dalla quale la personalità umana viene a poco a poco «divorata», fino al punto che l'uomo perde qualsiasi interesse per ogni altra cosa, è l'avidità di denaro. Una regola di comportamento in base alla quale desideriamo possedere degli oggetti è naturalmente presente anche nella persona normale (se essa sia radicata nel nostro programma genetico, è controverso). Nella nostra cultura fra lo spirito competitivo e il desiderio di possesso si verifica senza dubbio un rafforzamento reciproco. Inoltre la quantità dei beni accumulati sembra rafforzare a sua volta la spinta ad accumularne ancora. La natura patologica di tale processo si manifesta nel potere che esso esercita sul malato, il quale, dominato dalla sua nevrosi, lavora più duramente dello schiavo del più crudele dei padroni.

L'impulso a superare i nostri simili conduce anch'esso a una forma di fissazione, e molti uomini civili subiscono tale coazione. Il desiderio di «far carriera» a qualunque costo è caratteristico della nostra società ossessionata dal successo.

La concorrenza produce i suoi effetti peggiori sul piano economico- finanziario. «Time is money» (il tempo è denaro) è una constatazione vera, ma non per questo meno sconsolante.

Una terza motivazione coopera con l'impulso patologico ad accumulare ricchezza e con il desiderio di superare i propri simili: il rispetto innato per la gerarchia, del quale si è parlato nel paragrafo sullo spirito competitivo. Questi tre impulsi messi insieme danno vita a un circolo vizioso nel quale l'umanità si dibatte in modo sempre più vorticoso. Trovare una via d'uscita da questo cerchio perverso è tutt'altro che facile.

Fonte: tratto da "Il declino dell'uomo" di K.Lorenz (ed CDE S.P.A)