Pubblicato nel 1942, " Lo straniero" di
Albert Camus è un pilastro della letteratura contemporanea. Il protagonista è
Meursault, impiegato che vive ad Algeri. Un giorno, dopo un litigio per futili
motivi, inspiegabilmente, egli uccide un arabo. Arrestato, si consegna del
tutto impassibile alle conseguenze legali del misfatto, attendendo, senza
difendersi, l'inevitabile processo e la conseguente condanna a morte. Il
romanzo, caratterizzato da periodi disidratati, brevi, taglienti, in prima
persona, ma non per questo privi di forza espressiva, sembrano incarnare la
personalità di Meursalt, quasi estraneo alla vita, abitudinario, arido,
sorprendentemente freddo nel suo strano equilibrio. La desolazione avvertita
durante la lettura dell'opera dello scrittore franco- algerino non è tanto
dovuta alle vicende ivi raccontate, ma all'atmosfera, piatta, priva di
prospettive, che si riflette non solo nel protagonista, ma anche negli altri
personaggi della storia. Al vuoto esistenziale ed all'affanno di vivere, che si
respira, inesorabilmente, in ogni capitolo. Lo "Straniero" è quindi
un testo suggestivo, dinamico nella sua staticità, stilisticamente
rivoluzionario, infuocato dal magma emozionale che scorre veemente sotto la sua
struttura narrativa, solo in apparenza granitica e priva di slancio. Un libro
ricco di sfumature, dalle molteplici interpretazioni, che rappresenta un tuffo
nell' "assurdo", quasi un ingresso in una dimensione parallela. Un
vero e proprio viaggio all'interno delle cavità più oscure e profonde della psiche
e dell'animo umano.
Lo straniero di Albert Camus
La « visione del mondo » - J.Evola
Qualcosa va detto sui problema della cultura. Non oltre misura. Noi infatti non sopravvalutiamo la cultura. Ciò che noi chiamiamo « visione del mondo » non si basa sui libri; è una forma interna che può essere più precisa in una persona senza una particolare cultura che non in un « intellettuale» e in uno scrittore. Si deve ascrivere fra i nefasti della « libera cultura » alla portata di tutti il fatto, che il singolo sia lasciato aperto ad influssi di ogni genere anche quando è tale da non poter essere attivo di fronte ad essi, da saper discriminare e giudicare secondo retto giudizio.
Ma di ciò qui non può essere il discorso se non
per rilevare che, come stanno attualmente le cose, vi sono correnti specifiche
da cui la gioventù d’oggi deve difendersi interiormente. Noi abbiamo parlato
per primo di uno stile di drittura, di tenuta interna. Questo stile implica un
giusto sapere e specie i giovani debbono rendersi conto dell’intossicazione
operata in tutta una generazione dalle varietà concordanti di una visione
distorta e falsa della vita, che hanno inciso sulle forze interne. Nell’una o
nell’altra forma questi tossici continuano ad agire nella cultura, nella scienza,
nella sociologia, nella letteratura, come tanti focolai d’infezione che vanno
individuati e colpiti. A parte il materialismo storico e l’economismo, fra i
principali di essi sta il darwinismo, la psicanalisi, l’esistenzialismo.
Di contro al darwinismo va rivendicata la
fondamentale dignità della persona umana, riconoscendo il suo vero luogo, che
non è quello di una particolare, più o meno evoluta specie animale fra le tante
altre, differenziatasi per « selezione naturale» e sempre legata ad origini bestiali
e primitivistiche, ma è tale da elevarla virtualmente di là dal piano
biologico. Se oggi non si parla più tanto di darwinismo, la sostanza tuttavia
permane, il mito biologistico darwiniano nell’una o nell’altra variante vale
con preciso valore di dogma, difeso dagli anatemi della « scienza », nel
materialismo sia della civiltà marxista che di quella americana. L’uomo moderno
si è assuefatto a questa concezione degradata, vi si riconosce ormai
tranquillamente, la trova naturale.
Di contro alla psicanalisi deve valere l’ideale di uno Io che non abdica, che intende restare consapevole, autonomo e sovrano di fronte alla parte notturna e sotterranea della sua anima e al dèmone della sessualità; che non si sente né « represso» né psicoticamente scisso, ma realizza un equilibrio di tutte le sue facoltà ordinate ad un significato superiore del vivere e dell’agire. Una convergenza evidente può essere segnalata: la desautorazione del principio cosciente della persona, il risalto dato al subconscio, all’irrazionale, all’« inconscio collettivo » e simili dalla psicanalisi e scuole analoghe, corrispondono nell’individuo esattamente a ciò che l’emergenza, il moto dal basso, la sovversione, la sostituzione rivoluzionaria dell’inferiore al superiore e il disprezzo per ogni principio di autorità rappresentano nel mondo sociale e storico moderno. Su due piani diversi agisce la stessa tendenza e i due effetti non possono non integrarsi vicendevolmente.
Quanto all’esistenzialismo, anche a distinguervi
ciò che è propriamente una filosofia — una confusa filosofia — fino a ieri
restata di pertinenza di ristrette cerchie di specialisti, bisogna riconoscervi
lo stato d’animo di una crisi divenuta sistema ed adulata, la verità di un tipo
umano spezzato e contraddittorio che subisce come angoscia, tragicità ed assurdo
una libertà dalla quale non si sente elevato, a cui si sente piuttosto senza
scampo e senza responsabilità condannato in mezzo ad un mondo privo di valore e
di significazione. Tutto questo, quando già il miglior Nietzsche aveva indicata
una via per ritrovare un senso dell‘esistenza e dare a se stesso una legge e un
valore intangibile anche di fronte ad un radicale nichilismo, nel segno di un
esistenzialismo positivo, secondo la sua espressione: da « natura nobile ».
Tali sono le linee di superamenti, che non debbono
essere intellettualistici, ma vissuti, realizzati nel loro diretto significato
per la vita interiore e per la propria condotta. Rialzarsi non è possibile
finché si resti come che sia sotto l’influenza di consimili forme di un pensare
falso e deviato. Disintossicatisi, si può conseguire chiarezze, drittura,
forza.
Tramonto occidentale
Tramonto occidentale. Ogni arte, ogni folklore, ogni tradizione sembrano persi, evaporati nella nube tossica del progresso. Tutto è sfumato: le peculiarità che contraddistinguono una nazione, le "diversità" tra gli individui, annientate in nome di una falsa eguaglianza che aumenta il divario tra classe dirigente e popolo. Tutti siamo uguali, tranne coloro che comandano. Dobbiamo consumare gli stessi prodotti, vestire in modo speculare, pensare in un unica direzione, appiattirci interiormente.
In questo il pensiero di Evola è particolarmente aderente alla nostra epoca. Egli asseriva che: "Da un certo tempo buona parte dell'umanità occidentale considera come cosa naturale che l'esistenza sia priva di ogni vero significato e non debba essere ordinata a nessun principio superiore, per cui si è acconciata a viverla nel modo più sopportabile, meno spiacevole possibile. Ciò ha tuttavia come controparte e conseguenza inevitabili una vita interiore sempre più ridotta, informe, labile e sfuggente, una crescente dissoluzione di ogni dirittura e di ogni qualità di carattere."
Nessun valore ispiratore, tutto dato in pasto al Leviatano moderno in nome
della "sopportazione" della vita...così ci approcciamo alla nostra
epoca.
I risvolti sul piano economico sono solo la
diretta conseguenza del disarmo culturale in atto, teso ad annullare ogni
peculiarità ed ogni forma di "diversità", comprese le realtà
microeconomiche. Il "carattere" individuale e collettivo è
sacrificato sull' "altare" del nuovo mondo, modellato e conformato al
disegno in atto.
Preservare il concetto di "identità",
esteriore ed interiore, è perciò vitale per la sopravvivenza della nostra
generazione che, piu' che consumare, viene consumata, fagocitata dal nuovo
ordine imposto.


