Questo è il periodo delle inchieste-spettacolo su YouTube, con programmi che promettono di smascherare i potenti, di far cadere gli intoccabili, di restituire "giustizia" al pubblico affamato di vendetta. E il pubblico gode, condivide, commenta. Si sente dalla parte giusta mentre assiste alla rovina altrui.
Va benissimo che certi ipocriti personaggi del mondo dello spettacolo cadano ma teniamo sempre presente che la stessa folla che applaude alla caduta del potente non è moralmente superiore a lui. È semplicemente priva di opportunità.
Il risentimento non è virtù, è impotenza
mascherata da moralismo. Chi gode dello scandalo non lo fa perché possiede
principi più elevati, ma perché non ha mai avuto l'occasione di corrompersi. La
differenza tra lo spettatore indignato e il potente caduto non è etica, è circostanziale.
Mettiamo lo stesso spettatore in quella
posizione di potere, con quelle risorse, quelle tentazioni, si comporterebbe
diversamente? La risposta è quasi sempre no. L'essere umano non cambia natura
cambiando poltrona.
E questo discorso vale anche per la politica, i ciarlatani che stanno in Parlamento si comportano come si comporterebbe chiunque nella loro posizione.
Questo meccanismo lo abbiamo potuto
osservare bene con Beppe Grillo: i politici sono tutti ladri, ora arriviamo noi
popolo ad aprire il parlamento come una scatoletta di tonno! No, non funziona
così e abbiamo visto come è andata.
Lo stesso meccanismo lo vediamo in questi giorni con il gossip che fa milioni di visualizzazioni.
Quel che sta accadendo è semplicemente che
chi è furbo sta monetizzando il risentimento e la frustrazione costruendo imperi economici sulla fame di giustizia della massa. E la massa si illude di essere migliore, quando è solo meno esposta.
Miserie.