La tolleranza e il rinoceronte di Ionesco

" Sono l'ultimo uomo e lo resterò fino alla fine! Io non mi arrendo, non mi arrendo!" (E. Ionesco)

Tolleranza. Bella parola di cui riempirsi la bocca. Bel concetto per farcire vuoti propositi, rinfrescare vecchi ragionamenti, adornare sillogismi fatui ed oramai privi di propulsione vitale. Ammuffiti, come chi se ne fa portatore. Inconsistenti, come le fondamenta su cui poggia ogni facile cliché.

Tolleranza. In nome della quale le masse hanno manifestato in ogni piazza, facendosi difensori di qualsivoglia causa alla moda, portata in auge e volgarmente sponsorizzata dai salotti buoni dei retorici parrucconi di palazzo.

Nel 2021 invece, odiano. Predicano repressione. Disprezzano quella che non esitano a definire una sparuta ed incivile minoranza. Vogliono soffocarla, farla tacere.

Negli anni avevano falsamente difeso i lavoratori per poi, oggi, veder morire di fame il loro vicino di casa che non si adeguava ai diktat governativi.

Avevano espresso il loro pubblico sdegno sulle leggi "ad personam" di un famoso leader del centrodestra, per poi tacere dinnanzi allo stupro perpetrato ai danni dei diritti dell'uomo.

Parlavano a vanvera di libertà, ma poi hanno goduto delle repressioni nei confronti di chi legittimamente la invocava.

Avevano bramato l'abolizione dei confini, per poi finire ad avallare un lasciapassare totalitario.

Siamo veramente immersi, nostro malgrado, nel teatro dell'assurdo. Dove il predicatore di ideologie preconfezionate ed a buon mercato subisce la metamorfosi involutiva in perfetto soldato di regime, schiumando di rabbia dinnanzi a chi osa dubitare e dissentire. Dove "Il rinoceronte" di Ionesco distrugge, con la sua innata foga, il pensiero critico sostituendolo, con il conformismo e la cieca adesione alla narrazione dominante, trasformandosi in ciò di cui originariamente provava scandalo.

In un mondo di "rinoceronti", restare umani è la vera sfida, l'arduo compito che siamo chiamati ad assolvere.




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