Anacronismo

Da un lato si parla delle grandi potenzialità dell'intelligenza artificiale che, parliamoci chiaro, potrebbe già ora sostituire gran parte dei lavori umani, dall’altro però non si molla il modello tradizionale di lavoro di otto ore al giorno con l'età pensionabile a 70 anni.

Regole pensate in una società totalmente diversa, continuano incredibilmente a persistere, sembrano tutti ipnotizzati.

Costoro parlano ancora di lotte sindacali, di orari di lavoro, di INPS, senza rendersi conto del punto in cui siamo e senza capire che i sistemi di previdenza sociale in auge sono stati progettati attorno a un modello di lavoro tradizionale per una società totalmente differente.

Invece di sedersi seriamente a un tavolo e prendere atto che il modello delle otto ore, delle pensioni dopo 40 anni è una roba completamente anacronistica, continuano a fare tira e molla, lo smart working non va bene, il giorno in meno a settimana è troppo, alziamo l’età pensionabile a 80 anni ecc ecc

Ma questi ci sono o ci fanno? Domanda retorica, ovviamente.

Bisogna cambiare immediatamente la percezione del lavoro e del tempo libero, questo può avvenire solo attraverso un cambiamento culturale profondo che sradichi concezioni obsolete, ormai insostenibili.

Vanno abbattute tutte quelle barriere sociali, economiche e culturali che rendono difficile una transizione rapida a nuovi modelli di lavoro e pensionamento.

Basta ipocrisia. Si affronti la realtà seriamente, che piaccia o non piaccia le regole vanno totalmente rifondate.

 



Elettrodomestici moderni

Oggi acquistare un elettrodomestico significa mettere in preventivo che dopo pochi anni bisogna comunque cambiarlo.

Li progettano così, la chiamano "obsolescenza programmata", ovvero fare durare i nuovi prodotti solo qualche anno.

Di recente osservavamo un frigorifero di 30 anni, funziona ancora alla grande senza dare alcun segno di cedimento. Oggi non è più possibile trovare apparecchi simili.

Per ridurre i costi di produzione, utilizzano materiali scadenti, per esempio plasticacce sottili e componenti elettronici di bassa qualità.

Non importa se si spendono 2000 o 200 per una lavatrice, tanto dopo qualche anno bisognerà sostituirla.

C'è poi la questione delle classi energetiche per cui si consuma meno a discapito della durata del prodotto. Poi certo, c'è anche il discorso della complessità tecnologica, poiché gli elettrodomestici moderni hanno funzioni sempre più avanzate (spesso inutili) che possono fare aumentare il rischio di guasti ma in realtà dietro tutto c'è solo la grande cultura del consumismo che punta a "stimolare" il mercato.

Si promuovono prodotti costosissimi (in comode rate, per indebitare perennemente la gente) da "cambiare" ripetutamente nel corso di pochi anni.

La riparazione? Non serve più. Bisogna buttare e riacquistare, d'altronde c'è a disposizione il nuovo elettrodomestico che canta, rutta, scoreggia e balla ed ha una classe energetica alta!

A che serve riparare quell'obsoleto prodotto acquistato giusto qualche anno fa?

"Produci, consuma, crepa".




La rivoluzione silenziosa indicata da Ivan Illich

"Esperti di troppo" di Ivan Illich è un libro da leggere, ci invita a ripensare il nostro rapporto con i cosiddetti “esperti”, con le istituzioni e con la tecnologia.

Illich propone una "deprofessionalizzazione", ovvero un recupero delle competenze da parte delle persone comuni poiché la professionalizzazione di vari settori, come la medicina (“Nemesi Medica”), l'educazione (“Descolarizzare la società”) e la tecnologia in generale ha causato una dipendenza da parte del popolo nei confronti degli “esperti”.

Perdendo competenze pratiche, le persone difatti diventano passive, delegando il controllo della propria vita agli “esperti”, ecco che allora Illich propone un ritorno a forme di conoscenza più decentralizzate e accessibili, che spiega dettagliatamente nel libro.

Per Illich vi è una necessità impellente di abbattere le barriere tra gli “esperti” e la popolazione, mettendo in discussione una società in cui il valore delle persone è misurato in base alle qualifiche.

Per il filosofo austriaco bisogna riscoprire competenze pratiche e conoscenze tradizionali, attraverso una istruzione basata su esperienze dirette.

La dipendenza dagli "esperti" sforna persone incapaci di risolvere problemi senza che intervengano questi ultimi, ecco che entra così in gioco il legame tra conoscenza e potere, poiché man mano che gli esperti guadagnano autorità, il potere decisionale si sposta sempre di più verso le loro istituzioni, creando un sistema in cui gli individui diventano impotenti.

Negli anni pandemici tra il 2020 e il 2023 abbiamo potuto vivere in prima persona i rischi di cui ci parlava Illich, nel momento in cui gli esperti dicevano al popolo le cose più astruse, dai caffè in piedi mascherati ma seduti no, alle scuole in maschera sui banchi, ai finestrini in auto, al divieto di sport, alla chiusura delle altalene dei bimbi, alla disinfestazione delle spiaggie e l’elenco sarebbe davvero lunghissimo. Cosa accadde? Esattamente impotenza da parte del popolo, quella di cui ci metteva in guardia Illich, “perché lo dicono gli esperti, sei per caso virologo tu?”.

Recuperare le sue opere oggi è necessario per riflettere sul significato dell'autonomia individuale e collettiva in un mondo sempre più mediato da esperti e tecnologie.

La "rivoluzione silenziosa", così la definiva Illich, avverrà quando le persone inizieranno a prendere coscienza della propria autonomia e a rifiutare la dipendenza dagli “esperti” in modo tale da resistere a forme di controllo che limitano la loro libertà.