Pavel Florensky

Pavel Florensky è stata una delle menti più luminose e poliedriche del XX secolo. Matematico, filosofo, teologo ortodosso, ma soprattutto cercatore instancabile della Verità nelle sue molteplici manifestazioni. Formatosi come brillante matematico, Florensky scelse poi la via del sacerdozio, senza mai abbandonare la sua passione per la matematica e la fisica. In lui, la precisione del pensiero scientifico si fondeva armoniosamente con la profondità della spiritualità ortodossa. I suoi testi non sono di facile lettura, si esplora il concetto di verità con una prosa densa di riferimenti matematici e teologici. 

In un'epoca di specializzazioni settoriali sempre più estreme, la visione unitaria del sapere di Florensky, la sua capacità di vedere collegamenti profondi tra matematica e teologia, tra arte e filosofia, tra scienza e spiritualità è una prospettiva preziosa. Florensky ha dimostrato come la ricerca della verità possa essere contemporaneamente rigorosa e poetica, scientifica e mistica. 

In un mondo che tende a separare e contrapporre, Florensky ha insegnato l'arte della sintesi superando la falsa dicotomia tra Spiritualità e Scienza. 



La regola suprema del diritto – G.Leibniz

La regola suprema del diritto é: ciò che è utile alla comunità questo va fatto. Se non che ciò che, in sè e per sè, sarebbe utile alla comunità, per accidente può essere dannoso, perchè comporta un troppo grande rivolgimento od un’eccessiva fatica.

I beni ed i mali si devono ripartire tra gli uomini in modo che ne nasca il minimo male e il massimo bene comune; allo stesso modo che le piante vanno di preferenza collocate in quel terreno in cui fruttificano di più, e le immondizie nelle località più sterili.

Il bene comune é valutato facendo un’unica somma dei beni dei singoli. Pertanto il massimo bene comune consiste nella massima quantità e grandezza di beni che possano toccare ai singoli. I beni sono o necessari od utili. Dico necessari quei beni che si richiedono perché l’animo possa esser tranquillo; mancando i quali, cioé, noi soffriamo. Gli altri, di cui facilmente facciamo a meno, possono chiamarsi utili. I necessari sono incomparabilmente più importanti che gli utili, e per essi si deve cercare piuttosto che molti ne posseggano a sufficienza, piuttosto che pochi in sovrabbondanza. Gli utili, invece, si deve far si che siano posseduti da pochi soggetti in maniera eminente, piuttosto che da molti in misura mediocre.

In primo luogo si deve far sì che tutti i cittadini siano quanto più possibile soddisfatti e tranquilli nell’animo. (Se trattassi di politica, direi che in primo luogo si deve curare che siano contenti i reggitori, ed i cittadini ben disposti verso lo Stato; e mostrerei che, a questo scopo, occorre far sì che questi ultimi siano soddisfatti. Ma qui tratto della utilità pubblica non in vista dei governanti, bensi per se stessa). L’esser di animo tranquillo é dunque, dicevamo, un bene necessario, senza il quale saremmo infelici.

In secondo luogo si deve far sì che i cittadini tutti siano moderati, capaci cioé di dominare le loro passioni. Diversamente, infatti, non rimarranno contenti a lungo: poiché chi é preda delle passioni, per un nulla può perdere la calma. La moderazione invece fa sì che la tranquillità sia durevole.

In terzo luogo, si deve far sì che tutti i cittadini siano prudenti. Possono bensì gli uomini essere tranquilli e moderati quand’anche non siano prudenti: ma il risultato, allora, dipende dal caso. Invece la prudenza pone la tranquillità futura maggiormente in nostro potere. Parlo qui d'una prudenza quale può trovarsi anche in un villano che curi bene gli affari della propria famiglia.

In quarto luogo, si curi che i cittadini siano animati verso il bene comune dalle migliori disposizioni: che cioé siano buoni, capaci anche di sopportare volentieri un male per evitare che molti altri siano colpiti da completa rovina.

Quinta; che siano pii. Pii chiamo coloro che credono nella provvidenza, e nutrono nel profondo la convinzione che l’ordine universale delle cose sia tale da apportar bene ai buoni (cioé ai bene intenzionati verso il bene comune), e male ai cattivi.

Sesto, che i cittadini amino ed onorino i governanti, che cioè ne riconoscano il valore ed il potere.

Settimo, che siano tra loro amici: amici sono coloro che congiunge un amore palese e vicendevole.

Ottavo, che siano esperti di molte cose: pertanto si dovrà cercare di far sì che le arti tenute segrete dagli stranieri giungano a conoscenza dei nostri.

Nona, che siano ben fatti di corpo, agili ed insieme robusti: quelle cose, infatti, che l’animo ha deliberato, tocca al corpo eseguirle. Quanto ad un piacevole aspetto, molto potere esso ha sull'animo della gente.

Decima, che i cittadini siano esercitati ad ogni virtù dell’animo e del corpo: l’esercizio fa sì che, in caso di bisogno, si possa far pronto assegnamento sulle proprie capacità.

Undicesimo, che dispongano dei mezzi necessari alla vita, poiché la miseria rende gli uomini infelici e malvagi.

Dodicesimo, che tutti dispongano degli strumenti per bene operare, ossia per estrinsecare quelle doti del corpo e dell'animo che possono riuscire utili alla comunità.

Tutti questi precetti possono essere così riassunti: fare in modo che gli uomini siano prudenti, virtuosi e ampiamente dotati di mezzi, ovvero che sappiano, vogliano e possano compiere opere ottime.


Eurasiatismo, una soluzione valida?

Davanti alla prospettiva di una completa americanizzazione sociale, culturale, economica e militare del globo da parte degli Stati Uniti D’America, diventa indispensabile un risveglio di coscienza da parte dei popoli che abitano l’ Europa e l’Asia. Un blocco continentale eurasiatico, libero, unito, pur mantenendo e conservando le singole identità, seguendo l’esempio degli antichi imperi, potrebbe diventare una valida e potente alternativa al fallimentare modello americanocentrico.
 
Il principale ideatore dell’Eurasiatismo moderno è Aleksandr Dugin, il quale ha recuperato l'eurasiatismo russo degli anni ’20, attraverso un profondo studio della geopolitica attuale.
Così come A.Soral, J.Thriart e A. de Benoist, egli considera obsoleta la dicotomia tra sinistra e destra dal momento che ciò che conta oggi è la scelta tra conformismo o resistenza allo scenario citato. Assieme a lui, 
altri nomi come C. Mutti e C. Bouchet sono parte fondamentale dell’idea Eurasiatista.

La Quarta Idea Politica di Dugin travalica i vecchi e obsoleti canoni democratici di destra e sinistra, figli della rivoluzione francese; travalica le vecchie e inesistenti ideologie di comunismo, liberalismo e fascismo.
Siamo nella post-modernita’, il mondo moderno e’ finito e combattere ancora con vecche ideologie e’ nel migliori dei casi utopico oltre che dannoso. Oggi sono solo i grandi spazi che contano e una compattezza politica eurasiatista vorrebbe dire la fine dell’unico vero grande problema attuale: l’usurocrazia finanziaria. Tale compattezza non vuol dire affatto “melting-pot” culturale e sociale o ecumenismo come qualcuno critica, bensì alleanza tra forze Tradizionali per un mondo nel quale il principio fondante non sia l’economia basata sul nulla e il mercato, ma l’essere umano, inteso come essere fatto di spirito, psiche e materia; inteso nella sua piu’ profonda accezione. Se si dimentica ciò si finisce a livelli subumani in cui gli unici principi validi divengono la prevaricazione ed il profitto.
In Dugin vi è una visione metapolitica, spirituale e tradizionale nell’ottica di riportare la sociologia e la politica nella loro vera dimensione: una dimensione trascendente. 
L’ Eurasiatismo è un'alleanza di diverse tradizioni, religioni, culture, che uniti devono costruire un modo diverso di fare economia e politica. L’economia e la politica vengono viste come lo specchio di un mondo superiore, in modo platonico. Solo con un modo trascendentale di pensare è possibile recuperare l'umanità di una società equa, giusta ed equilibrata. 
Se l’uomo riesce a trovare e ristabilire un equilibrio sulla terra, di conseguenza riesce anche a trovare e ristabilire un contatto con il sacro, il trascendente e l’Assoluto; e viceversa. 
Altro aspetto importante è poi la trasversalità del pensiero di Dugin; la proposta di una unione geografica (Eurasia), politica (l'abbandono dei vecchi e datati schemi ottocenteschi di destra-sinistra) e religioso-culturale (l'appello alle forme religiose attuali, per esempio all' Islam iraniano, Siriano o di Hezbollah o al Cristianesimo Ortodosso, i quali in buona parte combattono contro ateismo, modernismo, individualismo e capitalismo), fanno dell'Eurasiatismo una visione interessante per i nostri tempi.
Per diversi tipi di ragioni fascismo e comunismo non sono riusciti a combattere il capitalismo ed il liberalismo occidentale, l’ Eurasiatismo oggi propone un’alterntiva. 

“La quarta teoria politica combatte per la causa di tutte le persone, ma non è fatta per le persone. È una chiamata all'élite intellettuale di tutte le società umane, e rifiuta l'egemonia in tutti i suoi sensi (filosofico, sociale e politico). Questa volta dobbiamo aiutare le persone. "– A. Dugin. 

La Quarta Teoria Politica non è per tutti. Oggi più che mai le masse hanno bisogno di essere indirizzate su strade che perlomeno garantiscano diritti sociali e principi conformi alla natura e allo spirito.
Un società sana dovrebbe distruggere divinità come il denaro, il mercato, il profitto e le false appartenenze come il calcio o la politica partitocratica per cercare di sublimare la massa e farla identificare in qualcosa di superiore, eroico e appagante sia per il singolo che per la collettivita’.
La visione eurasiatista è dunque un appello agli intellettuali, alle elites e ai governi poiché le rivoluzioni sono sempre state fatte da poche persone.

In ottica geopolitica, è evidente che la situazione europea futura dipenderà molto dalle scelte di Russia e Cina e ovviamente dai governanti europei, i quali, una volta per tutte, dovranno decidere se continuare ad essere pedine del sistema atlantista, o pensare agli interessi dei popoli europei e opporsi al mondo demo-liberal capitalista. L’ Iran e la Siria saranno il nodo cruciale di tutta la situazione. 
Per quanto riguarda l’Italia, è uno dei paesi messi peggio. È una colonia americana dal 1945 e tale continua ad essere. Da tempo le banche e il grosso capitale sono scesi direttamente in campo, hanno gettato la maschera e si sono rivelati per quello che sono: usurocrati con un unico dio: Il Profitto.