Nietzsche e l'uomo covidista

Nel periodo "pandemico", abbiamo potuto osservare come la gente si sia siringata semplicemente per poter continuare a fare le cose di prima.

Senza il green pass, probabilmente solo una piccola percentuale della popolazione si sarebbe vaccinata. 

Non ci siamo dunque trovati di fronte a un'umanità dedita alla scienza. Bensì al nichilismo puro. Non c'è stata nessuna fede nella scienza. C'è stato semplicemente il doversi siringare. Ed il bello è che questo siringarsi, per-poter-fare (lavorare, andare a un concerto, prendere un treno), è quel crepuscolo degli idoli di cui parlava un filosofo il secolo scorso. E', di fatto, la piena attuazione, della fine delle ideologie. Di ogni valore, finora conosciuto. E' l'abbattimento della coscienza, della libertà, della persona, della storia. E' la fine dell'uomo, come l'avevamo conosciuto. 

E' chiaro che eravamo già pronti. Ma qualcosa avrebbe ancora resistito. Grazie alla pandemia, abbiamo definitivamente abbandonato tutto quel mondo. Ci siamo scoperti 'niente'. Cioè, oltre il lavorare, andare a un concerto, andare a un museo, non siamo niente. Solo fruitori, utenti, clienti. Più nessuna idea sulle cose e sul mondo. Sulla vita, e sugli altri. Nessuna idea. Nessun pensiero. Nessuna visione. Nessun desiderio. Nessun io. Nessuna prospettiva. Solo, la pura obbedienza. Obbedire, per poter fare le cose di prima. Obbedire, perché altrimenti non era possibile farle. Tutta la pandemia è stata indirizzata sul nulla dell'uomo, e nell'uomo. E la scienza, è stato il disperato tentativo, di far reggere un'ideologia che ti chiedeva invece di sottomettere il tuo corpo per prendere un treno, o mangiare una pizza al chiuso. Il nulla, quindi, se il discorso verte sul lato 'ideale'.

Nietzsche, senza dubbio, ha visto tutto. E credo lo si capirà bene quando dei racconti di Zarathustra si saprà cogliere l'aspetto conoscitivo, più che quello esortativo. Zarathustra, vede, e non necessariamente vuole, quello che racconta. La sua partecipazione è una finzione scenica. E' probabilmente l'umano troppo umano che c'è in lui, la sua 'malinconia'. La scena del siringaggio al mercato, tra la frutta e la verdura, di una persona che non sa neppure quello che sta facendo, con una risata senza senso, ricorda certe figure dello Zarathustra, nella sua forza dirompente, nell'intensità distruttiva che emana.

L'uomo covidiano è l'uomo privo di un qualunque pensiero sul mondo, senza più una ragione, una comprensione di quello che ha intorno. E' la risata ebete del pazzo, completamente staccato, da ogni universo di valori e significati condivisi.



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