Tramonto occidentale

Tramonto occidentale. Ogni arte, ogni folklore, ogni tradizione sembrano persi, evaporati nella nube tossica del progresso. Tutto è sfumato: le peculiarità che contraddistinguono una nazione, le "diversità" tra gli individui, annientate in nome di una falsa eguaglianza che aumenta il divario tra classe dirigente e popolo. Tutti siamo uguali, tranne coloro che comandano. Dobbiamo consumare gli stessi prodotti, vestire in modo speculare, pensare in un unica direzione, appiattirci interiormente.

In questo il pensiero di Evola è particolarmente aderente alla nostra epoca. Egli asseriva che: "Da un certo tempo buona parte dell'umanità occidentale considera come cosa naturale che l'esistenza sia priva di ogni vero significato e non debba essere ordinata a nessun principio superiore, per cui si è acconciata a viverla nel modo più sopportabile, meno spiacevole possibile. Ciò ha tuttavia come controparte e conseguenza inevitabili una vita interiore sempre più ridotta, informe, labile e sfuggente, una crescente dissoluzione di ogni dirittura e di ogni qualità di carattere." 

Nessun valore ispiratore, tutto dato in pasto al Leviatano moderno in nome della "sopportazione" della vita...così ci approcciamo alla nostra epoca.

I risvolti sul piano economico sono solo la diretta conseguenza del disarmo culturale in atto, teso ad annullare ogni peculiarità ed ogni forma di "diversità", comprese le realtà microeconomiche. Il "carattere" individuale e collettivo è sacrificato sull' "altare" del nuovo mondo, modellato e conformato al disegno in atto.

Preservare il concetto di "identità", esteriore ed interiore, è perciò vitale per la sopravvivenza della nostra generazione che, piu' che consumare, viene consumata, fagocitata dal nuovo ordine imposto.




Nichilismo e satanismo nel post-moderno

Il nichilismo (l'idea della svalutazione di tutti i valori, o della loro inesistenza) è la forma esemplare del post-moderno, ossia l'attuale stato dello spirito. Non è un mistero, che alla base del moderno vi siano esattamente i principi cardine che concorrono a quella corrente di pensiero che definisce se stessa "satanismo filosofico": culto dell'individualità, della razionalità, dell'immanenza, dell'umanismo laico a tinte prometeiche e glorificanti. Ora, nichilismo e satanismo ovviamente si contraddicono (il satanismo afferma valori che il nichilismo nega) così come il post-moderno nega le illusioni e i sogni della modernità. Nonostante ciò, è evidente che il nostro tempo ha conti aperti con il moderno (lo scientismo attuale ne è ad esempio un riflusso) e allo stesso tempo è sedotto pesantemente dal post-moderno e ne anticipa ampiamente il compimento (vedi il relativismo etico imperante). I nostri giorni si consumano, dunque, in un'oscillazione ambigua e instabile tra nichilismo e satanismo, la quale dà luogo a varie nuance con toni tra l'inquietante, il grottesco e il tragicomico.

In questo quadro ci chiediamo come sia pensabile il dare scandalo definendo se stessi satanisti e nichilisti, o assumendo pose analoghe, considerando che entrambe le posizioni sono a tutti gli effetti espressione dell'ideologia dominante. Ci domandiamo come, a fronte della banalità delle idee di cui sopra, sia possibile pensare che esse possiedano una qualche forma di carica eversiva o rivoluzionaria, e non confermino invece lo status quo e i rapporti di potere costituiti. E crediamo si spieghi con ciò come, alla resa dei conti, i sedicenti nichilisti/satanisti che ostentano orgogliosamente la loro non fede, siano in fondo null'altro che dei tiepidi conservatori, dei boomer che tentano di impressionare una generazione che bestemmia fin dalle elementari e si suicida per un like su un social cinese.



Il revisionismo storico è un male?

La storiografia deve essere revisionista per metodo, ossia debba costantemente discutere i propri prodotti e sottoporli al vaglio critico. Oggi si sente spesso parlare di revisionismo "in malafede", che evidentemente esiste e riguarda un certo stereotipo di "revisionista", ossia chi rivede la storia per finalità ideologiche o apologetiche. Per tale motivo spesso "revisionista" è associato al termine "negazionista" in relazione alle vicende della seconda guerra mondiale. Ma è un bias cognitivo indotto da una lunga tradizione di discredito sistematico di chiunque si avventurasse in maniera critica in certi territori storiografici. Non stiamo dicendo che non esistano manipolazioni storiografiche per fini ideologici passati per prassi revisionista, diciamo solo che il revisionismo come metodologia non può essere ridotto a tali posizioni e liquidato sistematicamente. In particolare, sosteniamo non si possa attribuire una intenzione mistificatoria a qualcuno fino a che questa non si sia manifestata chiaramente, anche se quel qualcuno tratta temi e questioni altamente sensibili.

Quello che ci preme sottolineare e porre all'attenzione è che la stessa rivalutazione della civiltà medievale, avvenuta circa trent'anni fa, è revisionismo, come la recente messa in discussione e reinterpretazione di alcune dinamiche risorgimentali, tanto per fare un paio di esempi. Se la storiografia non fosse revisionista, i nostri figli starebbero ancora a studiare su manuali che utilizzano categorie marxiste. Il criterio di falsificabilità e alla base dell'edificio epistemologico della scienza moderna: la storiografia, trattando l'individuale e l'irripetibile, non può essere ovviamente associata alle scienze sperimentali, eppure dovrebbe condividere con queste l' "intenzione" scientifica, ossia una comune visione di fondo, ovvero che non ci possono essere assoluti indiscutibili, e che se ci sono, essi sono sospetti perché denotano una volontà non scientifica, ma di altra natura. Noi la chiamiamo volontà "fondativa". Non sosteniamo che ogni volontà "fondativa" sia un male in sè: piuttosto è necessario sforzarsi di comprendere i moventi di tale volontà e valutarli alla luce della propria visione e del proprio sistema di valori. Quando una volontà "fondativa" tenta di legittimarsi su un assoluto storiografico sottratto alla possibilità di discussione scientifica, essa ci allarma. Soprattutto se dà luogo a un ordine e a un sistema di poteri verso cui siamo fortemente critici. 

Le democrazie dovrebbero nutrirsi di tali posizioni, senza averne paura, se non hanno nulla da nascondere.