"Citizen Kane" di Orson Welles

"Citizen Kane" di Orson Welles è il film che rivoluzionò il linguaggio del cinema negli anni '40, abbattendo la narrazione tradizionale. È la storia della vita di Kane, un potente magnate dei media in grado di costruirsi un impero mediatico influente con cui manipolare l'opinione pubblica. Aldilà degli aspetti cinematografici visionari per l'epoca, la grandezza del film si può racchiudere tutta nell' ultima parola pronunciata da Kane: 'Rosebud'. 

Che cos'è 'Rosebud'? È il nome della vecchia slitta del protagonista quando era bimbo, è il simbolo dell'innocenza perduta e della felicità infantile. Kane, un uomo apparentemente potente e ricchissimo, in realtà è una persona sola e nostalgica dei suoi momenti più puri e semplici. 

La sequenza finale, dove la slitta viene gettata nel fuoco tra oggetti preziosi e inutili, è un momento di straordinaria potenza. La parola 'Rosebud' risuona come un eco del passato, svelando il profondo desiderio di un uomo che ha tutto ma ha perso ciò che conta di più. 

Citizen Kane, un'opera visionaria da non dimenticare, una grande riflessione sulla vita, sul potere e sulla ricerca della serenità.




Un ponte tra mondi

Capita spesso quando si è per strada di incrociare lo sguardo con quello di un cane: ciò che scaturisce è una scintilla di intesa. Così, mentre si cammina veloci assorbiti dalle proprie frenetiche faccende, gli occhi di un cane esprimono un bagliore di vita intensa e profonda che si coglie di sfuggita, e che per un prezioso attimo solleva dal grigiore della città.

Un cane particolare, lo xolotl, nella cultura azteca fungeva da guida verso il Mictlan, il regno degli inferi, per i propri padroni defunti. Negli anni ‘50 sarà Frida Kahlo a dedicarsi al recupero di questa razza canina in via di estinzione, con l’intenzione di rifondare le radici culturali precolombiane e conferire nuovo orgoglio al popolo messicano.

Nell’opera El abrazo de Amor del Universo, y la Tierra (México), Diego, yo, y el Sr. Xolotl, Frida Kahlo ritrae la madre terra azteca che tiene tra le braccia se stessa che a sua volta abbraccia Diego Rivera; sotto di loro, a sinistra, nella parte del quadro dedicata alla notte, è accoccolato lo xolotl, il cane nero dal pelo raso ed il muso appuntito. La somiglianza con Anubi, il dio dei morti che si occupava della pesatura del cuore e della mummificazione nell’antico Egitto, è lampante. Anche nella mitologia greca il Cerbero, il cane a tre teste, presidiava l’ingresso all’Ade. L’unica carta priva di numero dei Tarocchi di Marsiglia è Il Matto, un viaggiatore in compagnia del proprio cane di colore azzurro, che evoca il mistero e la spiritualità.

In diversi sistemi culturali la figura del cane è stata associata a quella di un intermediario, ad un ponte tra piani ontologici. Il cane è un archetipo, sosteneva Jung (che ne elencò a decine), un modello primigenio contenuto nell’inconscio collettivo, il substrato psichico dell’umanità.

Il legame tra uomo e cane è dunque ancestrale, metafisico ed in parte inconscio. 


                                                                               AM

                                  

La medicalizzazione degli studenti

Da qualche anno nelle scuole sono stati attivati sportelli di supporto psicologico. Si tratta di un ulteriore passo verso l’istituzione di un sistema di controllo sociale totale che si insinua nelle menti, effettua diagnosi cliniche ed applica etichette che definiscono l’individuo. Agli studenti è consentito assentarsi durante le lezioni mattutine per recarsi allo sportello di ascolto, dove uno psicologo avrà il compito di fare anche da ‘’mentoring per l’orientamento’’, progetto finanziato dal Pnrr per ‘’sostenere gli studenti nel loro percorso di crescita’’. Gli alunni, oltre ad essere accolti, orientati, sostenuti e ascoltati, ora vanno anche diagnosticati, etichettati, medicalizzati. In alcune scuole spetta addirittura al consiglio di classe indicare gli studenti a ‘rischio dispersione’ a cui servirebbe un salto dallo psicologo. Un tempo erano poche le persone che si rivolgevano allo psicologo, si diffidava di questa figura importata dagli Stati Uniti. Poi le serie tv e la diffusione delle facoltà di Psicologia, hanno indotto un nuovo bisogno. Il sistema capitalistico si regge sulla creazione di falsi bisogni e conseguentemente offre soluzioni a pagamento. La scuola, che non è sfuggita a questo modello economico, ormai rispecchia un’organizzazione aziendale, dove gli studenti sono utenti e perciò bisogna provvedere a soddisfarli, offrendo loro servizi. Si ottengono così due obiettivi: la normalizzazione della figura dello psicologo che, rispetto ad un tempo, non è più lo strizzacervelli che cura i matti; ed il modellamento degli studenti secondo gli standard stabiliti dal sistema. Non vai bene di matematica? Vai dallo psicologo, sicuramente sarai discalculico. Non vai bene di inglese? Sicuramente sarai dislessico. Sei irrequieto e disinteressato? Vedrai, accerteranno un disturbo dell’attenzione. Ti senti giù? Non sai a quale facoltà universitaria iscriverti? Stai collezionando insufficienze? Vai allo sportello psicologico!!! Giovani trasformati in pazienti imbranati ed incapaci di provvedere a se stessi, acconsentono inconsapevolmente a cedere parte della propria autonomia. Illich la chiamava ‘espropriazione della salute’, la gestione professionale e metodica dell’individuo sano che viene trattato da malato. Per gli studenti di oggi, quando saranno adulti, apparirà normale andare dallo psicologo e portarci i propri figli, a maggior ragione se non saranno mai stati in grado di educarli. Nell’era del capitalismo anche la salute è diventata una merce.


                                                      AM