La stupidità intelligente

Riprendo un concetto già elaborato da Schuon ed Evola, ovvero quello di "stupidità intelligente".
Oggi l'unica preoccupazione per l’intellettuale è di essere sfavillante ed originale, parlare e scrivere in maniera corretta e professionale, badando alla forma e non alla sostanza.
Anche se ad una osservazione superficiale non sembrerebbe, questi "cervelli defilè" si nutrono solamente di frasi brillanti, di prese di posizione dialettiche e di polemiche sterili atte sempre e solo all'apparire.
Le idee per costoro sono solo un pretesto, non son altro che un mezzo per mettersi in mostra, l'essenziale è sembrare intelligenti, mentre tutto il resto resta su un piano superficiale.
Quando vi troverete davanti ad un elemento simile sarete assaliti da una sorta di fiera della vanità e dal soggettivismo più deteriore e narcisistico.
Se analizzaste il loro modo d'essere vi trovereste solamente inconsistenza e meccanicità, se poi andaste ancora più a fondo vi apparirebbe chiara la loro visione deformata del mondo e la loro tendenza alla fossilizzazione ed alla cristallizzazione mentale.
Tale "stupidità intelligente", nella nostra epoca detiene quasi tutte le posizioni chiave nella società, e bisogna farci i conti continuamente, i suoi rappresentanti inoltre pare posseggano una sorta di sesto senso che gli permette di riconoscere subito chi ha una diversa natura, in modo da ostracizzarlo.
Il classico esempio di questo tipo di intelligenza di cui parlo lo si può trovare in larga parte negli ambienti della critica artistica/letteraria, ma anche in campo economico, scientifico e politico.  
Finti colti contemporanei alfabetizzati dalla forma mentis deformata.

Tra tutti i generi di stupidità la più irritante è proprio quella degli intelligenti.