Nel 1952 Cioran scriveva: «Due vie si aprono all'uomo e alla donna: la ferocia o l'indifferenza; tutto lascia pensare che sceglieranno la seconda, che tra loro non ci sarà né spiegazione né rottura, ma che continueranno ad allontanarsi sempre di più l'uno dall'altra».
Settant'anni dopo, queste parole assomigliano a una mini profezia. Talmente si è alzata la diffidenza e il livello di sfiducia che l'indifferenza non governa tanto la fine delle relazioni, ma impedisce proprio che comincino. Molte nuove conoscenze si spengono per dissolvenza prima ancora di accendersi. Qualche messaggio, qualche uscita, poi il progressivo e disincantato diradarsi dei contatti. Ci si allontana, risposta dopo risposta più fredda, fino al silenzio. Nessun "conflitto", nessun confronto, non serve. La dissolvenza è pura entropia: ci si consuma per inerzia.
La sfiducia attuale tra i sessi conferma la diagnosi cioraniana: tra ferocia e indifferenza, si è scelta la seconda. Ci si allontana, prima ancora di essersi avvicinati.
Trattasi di una forma di ritiro, una stanchezza affettiva che precede l'incontro stesso.
Come si è giunti a questo punto?
Secondo i dati in Italia, i "single" hanno superato il 33% dei nuclei esistenti, il tasso di natalità è ai minimi storici.
È palpabile questo clima emotivo collettivo.
Leggiamo peraltro che oltre tre quarti dei giovani adulti ha sperimentato il cosiddetto "ghosting", ovvero lo sparire improvviso dell'altro senza spiegazioni. Non più eccezione dunque, ma norma relazionale. L'indifferenza si è fatta strutturale. Cioran ci aveva preso.