La filosofia marxista - J.Daujat

Il marxismo è una trasposizione materialista della filosofia di Hegel: vogliamo con ciò dire che esso si oppone all'idealismo (e opera un vero e proprio capovolgimento del sistema hegeliano) facendo delle idee un semplice prodotto dell'evoluzione delle forze materiali nel cervello umano, di modo che le forze materiali vengano a essere il vero agente creatore di storia. L'Idea, che era tutto per Hegel, non è niente per Marx, se essa non è il prodotto di un cervello, esso stesso prodotto delle forze materiali: in questo modo il materialismo è integrale. Ma questo materialismo conserva l'evoluzionismo assoluto di Hegel: non c'è alcuna realtà che sia, che resti o che perduri, vi sono solo forze materiali in perenne conflitto e, di conseguenza, in perenne contraddizione; l'azione e il conflitto di tali forze, creatori di perenni trasformazioni, fanno della storia - che ne è il frutto - una perpetua evoluzione nella contraddizione e nella lotta. Questo materialismo è dunque un materialismo storico, un materialismo per il quale non esiste niente altro che la storia, ed essa stessa è solo un cambiamento incessante, generato dalle forze materiali in incessante lotta. Esso, poi, è anche un materialismo dialettico, essendo l'evoluzione storica fatta di un ritmo di opposizioni generatrici di cambiamento ed essendo ritmata per tesi, antitesi e sintesi, come in Hegel. Non vi è dunque per Marx alcuna verità che meriti un sì o un no, che darebbe un senso a un'affermazione, ma sí e no, affermare e negare, si chiamano e si confondono nella contraddizione, principio del cambiamento; l'evoluzione nega domani ciò che oggi afferma, soltanto la contraddizione è regina e non esiste alcuna verità da affermare.
Ci si inganna dunque profondamente quando si dà al la parola "materialismo" il suo significato piú comune, per attribuirlo al marxismo. Marx ha definito la sua filosofia come materialismo "storico" o "dialettico": la maggior parte dei nostri contemporanei, ignorando Hegel e non sapendo ciò che questo significhi, dimenticano le parole "storico" o "dialettico" e perciò considerano il marxismo come un materialismo comune, non ricordando altro che la parola "materialismo". Ora, si chiama normalmente materialismo la filosofia che considera la materia come l'unica realtà; tuttavia questo materialismo ammette una realtà, quella della materia, di una materia che esiste e che dura e che è la sostanza di cui sono fatte tutte le cose. Essa ammette dunque una verità, la verità che afferma la realtà della materia e spiega tutto con la sola materia. Marx ha solo, sarcasmi per questo materialismo, che qualifica come materialismo "contemplativo" o "dogmatico (contemplativo,perché considera la materia come una realtà o un oggetto da conoscere; dogmatico, per la sua affermazione della realtà della materia) opponendolo al suo materialismo storico o dialettico. Per Marx non vi è alcuna realtà materiale che esista e duri, vi sono solo forze materiali la cui azione perennemente trasformatrice non lascia esistere nulla. Non è dunque la materia, ma il conflitto incessante delle forze materiali in azione, a costituire la base della sua filosofia. Ricordiamo di aver sentito qualcuno affermare, con lo scopo di spiegare che il marxismo è il materialismo piú totale che possa esistere, definirlo come "la filosofia che fa della materia un assoluto": è impossibile mostrare una incomprensione piú completa del marxismo, poiché il primo principio del marxismo è precisamente che non vi è alcun assoluto, che non vi è niente che possa essere posto come avente un'esistenza che basti a sé stessa e che duri, che vi sono soltanto le forze in lotta, le quali non lasceranno mai esistere né durare nulla.
Lo spirito, per Marx, non ha un grado maggiore di esistenza della materia stessa: esso è il prodotto delle forze materiali. Ma può essere uno strumento potente dell'azione delle forze materiali agenti nella storia; e i marxisti non temeranno - a causa della natura del loro materialismo - di servirsi all'occorrenza di un linguaggio spiritualista, per prendere in esame l'azione storica delle idee o di altre forze spirituali (morali o religiose, per esempio) quali organi potenti per l'azione delle forze materiali che lottano e agiscono attraverso i cervelli umani. Dottrina, ideali, costumi, doveri, religione, tutto questo è solo il prodotto delle forze materiali e lo strumento della loro azione. Neppure l'individuo ha un grado maggiore di esistenza propria: egli è solo una rotella dell'immenso conflitto delle forze materiali che modella la storia.
Quale sarà il posto e il destino dell'uomo in una simile concezione?
L'uomo non ha piú verità da conoscere: non c'è alcuna realtà esistente o stabile che possa essere oggetto di conoscenza, neppure la materia, come nel materialismo contemplativo o dogmatico.
Ogni ricerca di verità, ogni affermazione di dottrina, ogni atteggiamento contemplativo, sono impietosamente rifiutate. Non resta che agire, realizzarsi per mezzo dell'azione, coinvolgendo sé stessi nella lotta e nel conflitto, esercitare l'azione trasformatrice, che plasma l'evoluzione perpetua della storia. Non v'è esistenza che nell'azione, e nell'azione materiale: non si esiste se non agendo e trasformando continuamente sé stessi attraverso la propria azione.
Per Marx l'uomo non è niente altro all'infuori dell'azione materiale che svolge, e non possiede realtà diversa dall'azione materiale da lui esercitata. Questa è l'essenza stessa del marxismo, che è una filosofia dell'azione materiale pura, un totalitarismo dell'azione materiale (come l'hitlerismo è un totalitarismo dell'espansione vitale). Ne risulta immediatamente che per il marxismo l'uomo
tanto piú esisterà e tanto piú sarà uomo, quanto piú eserciterà un'azione materiale potente: e qui è contenuto tutto il marxismo.

Con la sua azione materiale l'uomo fa la storia, cosí che tutta la storia umana, è solo la storia dell'azione produttiva dell'umanitá e nient'altro che il conflitto tra le forze produttive; ogni epoca della storia è solo un sistema e una lotta di forze produttive. L'uomo esiste perché modifica il mondo con il suo lavoro, l'umanità si genera dal conflitto delle forze produttive. L'uomo è lavoro ed esiste solo modificando il mondo col suo lavoro: nell'uomo vi è solo il lavoratore. Il lavoratore è l'essenza dell'umanità, il marxismo è un totalitarismo del lavoro.
Pertanto non è solo la storia che l'uomo crea e trasforma senza tregua con la sua azione materiale, ma anche e soprattutto sé stesso.
Cogliamo qui fino a che punto marxismo e cristianesimo siano agli antipodi e diametralmente opposti. Il cristianesimo pensa che l'uomo sia stato creato da Dio e abbia ricevuto da Dio una natura umana stabile che lo fa essere e rimanere uomo, il marxismo invece pensa che l'uomo si crei da sé, si dia da sé la propria esistenza e si modifichi senza tregua per mezzo della propria azione materiale.
Non si può eliminare l' idea di Dio in un modo piú totale che sopprimendo l'idea di qualsiasi esistenza che venga da lui per riconoscere soltanto quel la di un'azione eternamente modificatrice.
Il marxismo non riconosce alcuna natura umana stabile che faccia sí che l'uomo sia uomo. L'uomo con la sua azione si dà da sé stesso la sua natura e la modifica senza sosta; l'uomo cambia la sua natura cambiando il sistema delle forze produttive. Il lavoratore industriale di oggi non è piú lo stesso uomo che era il contadino e l'artigiano di un tempo; ha cambiato natura, è un'altra umanità che si è generata attraverso la rivoluzione industriale, come è una nuova umanità che deve generarsi attraverso la rivoluzione marxista. Ogni grande opera storica è dunque un vero snaturamento dell'uomo: essa consiste nel cambiare l'essenza dell'umanità. Da qui la volontà marxista di strappare il piú possibile l'uomo alla natura, al ritmo naturale delle stagioni e della vegetazione, che sfugge in parte alla sua azione, per giungere a un mondo completamente meccanizzato che sia pura creazione del lavoro umano. Si tratta di ricreare un mondo che non sia quello creato da Dio, ma soltanto opera dell'uomo. In questo senso il marxismo è un umanesimo totale; per esso niente esiste se non attraverso l'azione umana, e non riconosce niente altro che l'uomo, il quale si fa da sé attraverso la propria azione.
L'azione umana, come la concepisce il marxismo, è essenzialmente rivoluzionaria:l'uomo tanto piú esisterà e sarà tanto piú uomo, nella misura in cui trasformerà piú profondamente ciò che esiste e trasformerà piú profondamente sé stesso Nel rifiuto assoluto di ogni verità da conoscere o ríconoscere, di ogni contemplazione di ciò che è, il marxismo chiama l'uomo alla piú gigantesca opera di rivoluzione, alla piú potente azione di trasformazione e di sconvolgimento. Per Marx non vi è altra verità al l'infuori delle esigenze dell'azione materiale piú potente e delle necessità dell'azione rivoluzionaria. A seconda del cambiamento di queste esigenze e di questi bisogni, la verità cambierà dall'oggi al domani, il sí si muterà in no, poiché l'affermazione non esprime alcuna verità e ha il solo scopo di esprimere le esigenze del l'azione. Non è dunque per conversione, né per ipocrisia che i comunisti cambiano senza tregua, e dicono e fanno ogni giorno il contrario di ciò che hanno fatto e detto il giorno precedente; ciò è conforme alle piú pure esigenze del marxismo ed essi non sarebbero marxisti se agissero diversamente; poiché il marxismo è un evoluzionismo integrale, essi devono - in quanto sono marxisti - evolversi e contraddirsi senza tregua. Bisogna, una volta per tutte, convincersi che ciò che essi dicono non esprime alcuna verità, ma unicamente le esigenze del la loro azione, poiché per essi niente esiste all'infuori di questa azione. L'azione è una evoluzione perpetua in cui il sí diventa no a ogni momento. Riconoscere una verità, equivarrebbe a riconoscere qualche cosa che esiste, e con ciò rinunziare a trasformarla con la propria azione. Per Marx, conoscere è niente, condurre un'azione è tutto.
Marx non s'interessa maggiormente a un ateismo contemplativo o dogmatico che a un materialismo ugualmente contemplativo o dogmatico: il suo è un ateismo pratico, un rifiuto di Dio attraverso l'azione creatrice di una umanità e di un mondo che non vengono da Dio. Ma il rifiuto di Dio è in questo modo molto piú totale che in un ateismo dottrinale. Per rifiutare completamente Dio occorre un rifiuto totale di tutto ciò che è stato creato da Lui o che viene da Lui. Dunque non bisogna accettare nessuna realtà stabile, nessuna natura durevole che sarebbe nell'uomo e nelle cose, nessuna verità costante, ma occorre opporsi sempre a ciò che esiste trasformandolo con l'azione rivoluzionaria. Con essa ci si crea e si crea la storia, nel rifiuto di ogni dipendenza da Dio, e ci si pone in un atteggiamento che cosi è totalmente "senza Dio". Non solo in modo dottrinale, ma con il rifiuto pratico e totale di Dio i comunisti sono senza Dio, perciò essi si professano "senza Dio militanti". E qui, per qualificare il loro materialismo, bisogna porre l'accento sulla parola "militanti", come sulla parola "storico". Questa parola, "militanti", significa che si sopprime Dio non con una negazione intellettuale, come nel l'ateismo dottrinale, ma con l'azione e la lotta rivoluzionaria contro tutto ciò che viene da Lui, contro tutta la sua creazione. Vedremo piú avanti come ciò può, in certe tappe dell'azione rivoluzionaria, accordarsi perfettamente con la tolleranza religiosa e perfino con la mano tesa al la religione.
Il marxismo va al l'estremo della rivendicazione d' indipendenza totale del la creatura, ed è con ciò soprattutto che esso è l 'ultimo frutto di tutto i l pensiero moderno: è il rifiuto definitivo di qualsiasi realtà da cui l 'uomo dipenderebbe e che gli si imponesse, sia che si tratti di una verità qualsiasi, di una realtà da conoscere cosí com'è, o che si tratti del la sua stessa natura umana. Con l'azione, e l'azione sola, facendo sé stesso e la storia senza dipendere da nulla
e da nessuno e senza accettare alcunché di esistente, l'uomo conquista una indipendenza assoluta, essendo solo creatore e trasformatore attraverso l'azione e nient'altro. Non è possibile un rifiuto piú assoluto di ogni oggetto, di ogni esistenza che sia posta dinanzi e prima dell'attività umana che s'imponga a questa e la sottometta: la nostra azione non è sottomessa a niente e non
dipende da nulla di esistente, c'è solo ciò che essa fa, nient'altro che l'azione pura.
Occorre qui fare bene attenzione a ciò che è la pura azione materiale rivoluzionaria per un marxista. Per l'uomo comune l'azione ha uno scopo, si agisce per ottenere o realizzare un bene, di modo che l'azione è subordinata o sottomessa a questo bene ricercato, il quale costituisce cosí un oggetto posto dinanzi al nostro volere come la realtà da conoscere dinanzi al la nostra intelligenza.
E' evidente che il marxismo, non ammettendo alcuna dipendenza né alcun oggetto, non ammetterà neppure un bene da amare o realizzare in misura maggiore di quanto ammette che vi sia una verità da conoscere. Un bene e un male la cui distinzione e opposizione si impongano a noi, sono altrettanto inaccettabili per il marxismo quanto un sí e un no, una verità e un errore. Per il
marxismo non vi è bene da amare né da realizzare, non c'è che l'azione da condurre. Ammettere un bene che sia un fine, qualche cosa di buono che si debba amare perché è buono, significherebbe imporre una dipendenza all'azione umana. Il marxista che vive il suo marxismo non può amare nulla, poiché l'amore mette in dipendenza dell'oggetto amato; il marxismo è il rifiuto definitivo di ogni amore come di ogni verità. Se un comunista ci presenta qualche ideale come un fine, per esempio l' ideale di giustizia sociale messo innanzi alle rivendicazioni operaie, oppure l'ideale patriottico, proposto oggi al popolo russo o al popolo cinese, è unicamente perché la presenza di un ideale nei cervelli umani diventa in questi casi un mezzo efficace per trascinarli all'azione e alla lotta, un organo o uno strumento d'azione e di lotta delle forze materiali. Stiamo certi, però, che il comunista che vive il suo marxismo, ha in vista solo l'azione rivoluzionaria e la lotta da condurre; l' ideale che mette avanti è solo un mezzo per condurre meglio tale azione e tale lotta, e non ha, in sé stesso, alcun valore ai suoi occhi: esiste solo in funzione di questa azione e di questa lotta e solo per tutto il tempo che è utile a essa.
Questa  esposizione del marxismo ci mostra a qual punto, in tutto e totalmente, il marxismo stesso sia esattamente il contrario e l'opposto del cristianesimo e di tutte le concezioni cristiane, e con quale intelligenza inaudita e a dire il vero sovrumana, esso prenda di contropiede il cristianesimo e realizzi praticamente il materialismo e l'ateismo infinitamente meglio delle dottrine materialiste o atee. La filosofia cristiana dimostra l 'esistenza di Dio partendo dall'esistenza dell'uomo e dell'universo e come causa e origine di questa esistenza; essa insegna che, se non ci fosse Dio a comunicare l'esistenza a esseri che non se la sono potuta dare da soli, bisognerebbe concludere che niente esiste. Il marxismo fa fronte rigorosamente a questa prova ammettendo che, effettivamente, niente esiste, e conclude che Dio non esiste poiché niente esiste; supponendo poi che si trovi, di fronte a noi o in noi, qualche esistenza che sia il segno e la traccia di Dio, esso insegna che non bisogna accettarla, ma sopprimerla attraverso l'azione rivoluzionaria che gli è propria. Cosí il marxismo resta solo un umanesimo esclusivo, che ammette solo l'azione umana. A questo umanesimo esclusivo il pensiero moderno, imperniato esclusivamente sull'uomo, doveva fatalmente pervenire. Chiunque vuole riconoscere soltanto la crescita e l'indipendenza dell' individuo o della persona umana, o anche della collettività o della società umana, e rifiuta di sottomettere tale crescita e indipendenza a Dio e alla sua legge e di orientarle verso Dio, apre fatalmente la strada al marxismo, sebbene solo il marxismo giunga al termine di questa strada. Chiunque rifiuterà il primato della contemplazione, l'abbandono dell' intelligenza a una verità da conoscere e della volontà a un bene da amare, per rifugiarsi nell'ebrezza dell'azione pura e curarsi solo di agire, è sulla strada del marxismo. Il capitale o l' industriale del secolo scorso o di oggi, che fa del lavoro produttivo e dei suoi risultati materiali lo scopo e l'essenza della vita umana, pianta un albero di cui il marxismo sarà il frutto. Tutti coloro che annunciano che la civiltà futura sarà una "civiltà del lavoro", ossia una civiltà in cui il lavoro è il valore supremo della vita, sanno poi che l'unica civiltà totalmente e unicamente "del lavoro" è il marxismo?
Ma al punto di crisi a cui siamo giunti oggi, le soluzioni di compromesso non sono piú possibili: si tratta di essere o marxisti o cristiani. Tra comunismo e cristianesimo bisogna scegliere: non si possono associare le due cose, o metterle d'accordo, o farle collaborare.

Fonte: tratto da “Conoscere il comunismo” di J.Daujat (Società editrice Il Falco)