Complottismo bidimensionale

Di questi tempi si è assistito all'esplosione di un nuovo fenomeno: il complottismo da web.
In tempi di degenerazione come i nostri, fare allarmismo sociale, creare collegamenti per sostenere le tesi più svariate è ormai una pratica dilagante.

Molti pseudoscrittori ci hanno persino fiutato un business, tanto che vediamo best seller che hanno la pretesa di svelare i grandi segreti della massoneria, del club Bildeberg, della famiglia Rockfeller, del Vaticano e così via, come se verità di questo tipo potessero realmente essere distribuite con leggerezza in qualsiasi libreria per sollazzare la curiosità dell'ometto moderno facendolo credere un grande conoscitore dei segreti dell'umanità.
La realtà è ovviamente ben diversa, e tutto questo rumore di fondo paranoico dei complottisti terrorizzati dal fatto che ci sia sempre qualche cattivone che trami alle loro spalle è un brusio oramai insopportabile.

A ragion veduta parlerei dunque di complottismo bidimensionale, poichè se da un lato è innegabile come esista realmente un'ideologia mondialista, una perenne diffusione di pensieri omologanti tendenti a dissolvere identità culturali, politiche e religiose, dall'altro è altresì evidente come tutto quel che accade non possa essere ridotto ad una visione così semplicistica.
Non si vuole qui negare che esistano forze tangibili di sovversione, organizzazioni che mirano a portare avanti determinate politiche, ma il punto è un altro, qual è la vera natura delle forze agenti?

L'ipotesi di "complotto mondiale" su basi empiriche ha un difetto, è evidentemente indimostrabile in sede storica, al massimo si riescono a sostenere delle ipotesi, delle tesi di continuità, ma nulla più.
In una società di stampo positivistico, composta da miopi ammaliati da pregiudizi razionalistici e scientifici, si considerano gli avvenimenti come semplici fattori economici, sociali, politici e culturali trainati da uomini di carattere e volontà, che sia essa positiva o negativa. Ma una società basata su questo "pregiudizio" non fa altro che offrire ancora più campo all'agire di determinate forze sovversive. D'altronde questo tipo di visione "bidimensionale" rafforza l’azione di demoralizzazione culturale, di "materializzazione", alimentando così situazioni collettive sempre più disperate e conflitti isterici.

Concentrare le proprie energie solamente sul tangibile ignorando le cause più profonde della storia, ove avvengono in maniera del tutto naturale cinici mutamenti ideologici, sociali e politici è di questi tempi praticamente la prassi.
Attenzione però che non basta comprendere vagamente che ci possa essere "dell'altro" che muova la storia, poichè questo "altro" deve essere poi compreso. Se ciò non accade si scivola immediatamente in un altro campo, ovvero in quello (pseudo) spirituale, ed ecco che la "matrix" diviene pronta ad agganciare le persone creando un'altra arma.
Difatti per contrastare tali visioni disanimate della storia, avvengono delle reazioni in cui però si distorce completamente il significato di una visione tridimensionale che diviene così molto semplice da screditare. Pensiamo ad esempio alle miriadi di teorie dell’inconscio o dell'irrazionale che tanto affascinano coloro che vi si addentrano. Oppure pensiamo al “neo-spiritualismo” nelle sue sfaccettature orientaleggianti ed occultistiche che come afferma lo studioso romano Evola :

"Invece di elevarsi verso ciò che come elemento davvero sovrannaturale sta di là dalla persona, si finisce nel subpersonale e nell’infrazionale, secondo una inversione avente non di rado caratteri addirittura sinistri."

"Sono, queste, sempre le cause prime e hanno un carattere automatico come quelle del mondo fisico? Ci si dovrebbe fermare ad esse, o in certi casi bisogna risalire ad influenze d’ordine superiore, tali da non far apparire soltanto casuale molto di quel che è successo e che sta succedendo in Occidente, e che di là dalla molteplice varietà dei singoli aspetti presenta un’unica logica? È pel quadro di una simile problematica che si definisce il concetto della guerra occulta (...)


(...) Non si deve pensare a tale riguardo, ad un fondo oscuro e irrazionale che stia alle forze note della storia quasi nello stesso rapporto in cui, secondo certa psicologia, battezzata appunto come “psicologia del profondo”, l’inconscio sta alla coscienza desta del singolo. Se mai, di inconscio si può parlare nei soli riguardi di coloro che, secondo la concezione tridimensionale degli avvenimenti, ci appaiono più come gli oggetti che non come i soggetti della storia, giacché essi nel loro pensare ed agire si rendono ben poco conto delle influenze a cui obbediscono, dei veri scopi che essi finoscono col realizzarsi. In costoro il centro cade dunque più nell’inconscio e nel preconscio che non nella chiara coscienza riflessa, malgrado tutto quel che essi – spesso uomini d’azione e ideologhi - possono credere(...)

(...) La terza dimensione della storia non deve dunque esser fatta svaporare nella nebbia di astratti concetti filosofici e sociologi ma va pensata come un “dietro le quinte”dove operano precise “intelligenze”. Una indagine della storia segreta che voglia essere positiva, scientifica, non deve perdere la terra ferma e portarsi troppo in alto (...)

(...) forze del cosmos contro le forze del caos, alle prime corrispondendo tutto ciò che è forma, ordine, legge, tradizione in senso superiore, gerarchia spirituale, e alle seconde legandosi ogni influenza che disgreghi, sovverta, degradi, promuova il prevalere dell’inferiore sul superiore, della materia sullo spirito, della quantità sulla qualità. Ciò, dunque, quanto ai punti ultimi di riferimento delle varie influenze che agiscono da dietro la storia nota sull’ordine delle cause tangibili. Essi vanno tenuti presenti, ma con prudenza. Ripetiamolo: a parte tale sfondo metafisico, i contatti con la storia concreta non vanno mai perduti (...)

(...) A differenza di quel che – almeno in larga misura – si verifica nel dominio de fenomeni fisici, lo storico perspicace incontra numerosi casi, nei quali la spiegazione “causale” (appunto nel senso fisico deterministico) fallisce, perché i conti non tornano, la somma dei fattori storici apparenti non è uguale al totale – come chi, avendo un cinque che si aggiunge ad un tre e ad un due, non trovasse un dieci per risultato, ma un quindici o un sette. Proprio questo differenziale, soprattutto quando esso si presenta come differenziale fra il voluto e l’accaduto, fra le idee, i principi e i programmi da un lato, e le loro effettive conseguenze nella storia dallo altro, offre il materiale più prezioso per l’investigazione delle cause segrete della storia stessa. Metodologicamente, ciò a cui qui si deve tuttavia badare, è che l’acume non degeneri in fantasticheria e in superstizione, per la tendenza a veder dovunque e a tutti i costi un retroscena occulto (...)

(...) Quando le forme segrete della sovversione mondiale temono di essersi esposte troppo o si accorgono che, per speciali circostanze, la direzione data da dietro le quinte si è resa palese almeno nei suoi maggiori effetti, esse mettono in opera la tattica del capo espiatorio. Cercano di far sì che tutta l’attenzione dell’avversario si porti e concentri su elementi che solo parzialmente, o solo in via subordinata, sono responsabili per le loro malattie. Tutta la reazione si scarica allora su tali elementi, divenuti dei capi espiatori. E il fronte segreto, dopo una pausa, può riprendere il suo giuoco, perché gli avversari credono di avere ormai individuato il nemico e di non aver null’altro da fare.(...)

(...) Giacché può dirsi non esistere un solo campo nel quale la guerra segreta in qualche modo non si sia svolta e non continui a svolgersi tuttora. Il più importante campo per l’applicazione della conoscenza delle armi della guerra occulta è, tuttavia, quello interno, è il proprio pensiero. È qui che bisognerebbe stare in guardia, è qui che si dovrebbe essere capaci di riconoscere le influenze sottili che in dati frangenti cercano di suggerirci certe idee e certe reazioni. Giunti a tanto, quand’anche non fosse ancora possibile individuare nell’ambiente gli avversari, essi, quali pur siano, troverebbero a poco a poco sbarrate le vie principali della loro azione segreta. Ripetiamo pertanto che in tutto ciò non si tratta di speculazioni filosofiche né di fantasticherie, ma di cose serie e assai positive. E noi siamo convinti che nessun dirigente o combattente sul fronte della contro-sovversione e della tradizione può considerarsi maturo e all’altezza dei suoi compiti prima di aver sviluppato in sé la facoltà di presentire questo mondo di cause sotterranee tanto da affrontare l’avversario nel terreno adatto.(...)

(...) Vi è poca speranza che qualcosa possa venire salvato quando fra i capi di un nuovo movimento non vi siano anche uomini capaci di integrare la lotta materiale mediante un sapere segreto e inesorabile, il quale ora non sarà al servizio di forze oscure bensì del principio luminoso della spiritualità tradizionale."

Una visione dunque "tridimensionale ed intelligente", ben precisa degli avvenimenti, che non ha nulla a che vedere con astrusi concetti filo-sociologici e che non sfocia assolutamente nella fantascienza, bensì ha radici profonde.

Radici che non vanno ricercate solamente nel manifesto, ma anche nelle influenze di ordine superiore.

Giovanni Prove