Pandemia : ontologia del nulla

La strategia pandemica è tutta qui: aver scelto il nulla, per potervi creare sopra il tutto.

L'idea di considerare il covid19 non una malattia, ma un tampone positivo, è una delle idee più geniali (assieme a quella dei 'malati asintomatici') del piano covid. Che cos'è, infatti, la 'malattia-da-covid19'? Tutte le malattie possibili che si possono avere, al momento di un tampone positivo. E quindi, che cos'è la malattia da cov19? Niente. Può essere tutte le malattie, e nessuna. Tanto che questo 'suo-essere-niente' trova la sua piena espressione nella figura dell'asintomatico. E' attestato. Lì la malattia è nella sua nuda realtà, come 'essere-niente'. Come ni-entità. Il problema covid è un problema filosofico: può essere quello che non è? Il niente può avere esistenza? Perché l'idea geniale è proprio questa: aver attribuito l'essere al nulla. Così, avvicinandoci a questo nulla, si ritrarrà ogni volta più indietro. Perché il nulla non può essere preso né afferrato. Ma dentro può starci tutto. Al modo di non poter coincidere con se stesso. Perché altrimenti 'sarebbe'. E allora dovremmo affrontare una malattia, che non c'è. Meglio dire che c'è, al modo del 'non esserci'. Dire che può colpire ogni parte dell'organismo. Come lasciarlo completamente integro. E sano. Chi mai si sognerebbe, di affrontare una malattia 'che non c'è'? Come l'astuto Ulisse disse a Polifemo di chiamarsi 'nessuno', per ingannarlo e lasciarlo in balia dei suoi fantasmi, così, nel mentre tutti parlano di covid19, in realtà parlano di 'niente', affinché la malattia possa essere ovunque, dappertutto e in nessun luogo, come i focolai che possono spuntare da ogni parte. Così l'umanità è costretta, come un bambino chiuso nel buio della sua stanza, a immaginare infinite figure e mostri, che possono sorgere solo dal 'niente', dal 'niente-della-luce', da quel che non può avere forma perché non esiste. 

La pandemia da coronavirus? La notte in cui tutte le vacche sono nere.





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