Dischi

Ascoltare un disco o leggere un romanzo per intero sta diventando sempre più complicato, anno dopo anno. Si sta smarrendo totalmente la capacità di abitare la durata.

Viviamo nell'epoca dei reel veloci che stanno vincendo sul tempo spazializzato, l'istante batte il divenire.
I video brevissimi, scorsi col pollice in serie senza fine sono diventati la forma culturale dominante, sono l'apoteosi dell'istante spogliato di ogni contesto, l'eterno presente senza prima e senza dopo.

Il disco è quell' oggetto che si possiede e si onora con un rito di ascolto, non un magazzino infinito da cui prelevare frammenti a piacimento, senza mai impegnarsi con l'insieme. Ecco perché oggi si fatica a concepire un ascolto per intero senza distrarsi.

Non è un discorso astratto che riguarda solo la musica, è indicativo sulla vita delle persone dei nostri tempi.
Questo "skippare" da una traccia all'altra è il simbolo del vivere il presente come qualcosa da consumare in fretta prima che arrivi il prossimo stimolo, non come un'esperienza da abitare fino in fondo. 
Non è così che funziona oggi tutto? A partire dai rapporti di coppia?

Ecco, allora diciamo questo, nel nostro piccolo, ascoltare un disco per intero è un atto controculturale, una piccola disciplina ascetica contro la dittatura dell'immediato. 

Non è questione di nostalgia per il vinile o feticismo per il supporto fisico, bensì  la scelta di lasciarsi ancora attraversare da qualcosa che ha una forma, un inizio e una fine, invece di ridurre ogni cosa a materiale grezzo per la propria distrazione. 

Chi non sa più ascoltare un disco fino in fondo, non sa nemmeno ascoltare se stesso fino in fondo.