Impassibili

 

In un mondo ribaltato, in cui esser pacati e gentili è considerato un segno di evidente debolezza, dove chi starnazza ha più considerazione di chi esprime educatamente la propria opinione, ritagliarsi uno spazio per analizzare, scevri da isterismi e sovrastrutture, la multiforme e complessa realtà che ci circonda, è sempre più un'impresa ardua. I modelli proposti dai media e dai teatrini tv sono desolanti. Guitti prezzolati in cerca del quarto d'ora di gloria, si alternano a vip di cartapesta che sentenziano su ogni materia senza soluzione di continuità, sedicenti esperti, dall'alto dei loro troni posticci, che fanno a gara a chi la spara più grossa, mentre imbrattatori della verità di professione continuano la loro opera di mistificazione e di criminalizzazione del dissenso, colorando con tratti farseschi dibattiti e discussioni, che si riducono a puerili scambi d'insulti, a mere beghe da cortile.

Districarsi tra le mangrovie ed il fango del nostro tempo, restando il più possibile vivi, analitici e puri di spirito, è sicuramente un percorso difficile, ma al contempo stimolante. Mantenersi in piedi tra le rovine richiede passione, coraggio, cuore, testa, visione a lungo raggio. Il sentiero che stiamo percorrendo, per quanto impervio e ricco di ostacoli, è quello retto. Alle grida forsennate, al raglio di somaro, opporremo perciò calma e valide motivazioni. Faremo fronte al fanatismo, alla propaganda, al letargo della ragione e del buonsenso con audacia e ostinazione nel tutelare le nostre posizioni.

La verità talvolta può essere dolorosa ma non bisogna mai chiudere gli occhi, voltare lo sguardo, tentando di negare la nostra condizione.

Una porta si è chiusa alle nostre spalle, proiettandoci in una nuova, incerta realtà che dobbiamo affrontare a schiena dritta. Dure prove ci attendono, questo è certo, ma noi saremo pronti. Restare sani tra i folli, svegli tra i dormienti, impassibili agli scherni e all'ilarità di chi è imboccato e pensa di detenere ogni risposta in tasca, non temendo la solitudine od il giudizio altrui: è questa, al momento, la vera sfida da onorare e vincere, contro tutto e tutti.

"Dalla scuola di guerra della vita. “Ciò che non mi uccide, mi rende più forte”. " (F. Nietzsche)



Sconfitti ma "felici"

 

Diciamogli che è per il loro bene. Per la salute pubblica, gli anziani, i fragili, i bambini, l'economia, il lavoro, i mercati. Per l'Europa, la democrazia, la libertà, la pace, l'occidente. Per combattere l'inquinamento, il riscaldamento globale, le emissioni di CO2. Per la natura, l'ecosistema, per contrastare i cambiamenti climatici. Per la tutela delle minoranze, per l'uguaglianza, per arginare il ritorno del fascismo. Nel frattempo, toglieremo loro tutto.

Trasformeremo i diritti un tempo intangibili in concessioni a tempo determinato. Impianteremo un sistema di crisi perpetua, tra guerre e pandemie, cristallizzando l'emergenza nel dettato costituzionale. Incrementeremo, coi soldi pubblici, gli armamenti per un conflitto voluto dai nostri padroni, perpetuando il sistema delle sanzioni, alla faccia degli interessi nazionali, ai danni di un partner economico sino a ieri gradito ed imprescindibile. Annienteremo ciò che resta della sanità pubblica, distruggeremo gli ultimi brandelli della scuola e dell'università, con programmi demenziali e regole grottesche,  puntando sull'obbedienza cieca di docenti e dirigenti. Rivoluzioneremo il sistema produttivo, attraverso la deindustrializzazione del paese e la delocalizzazione delle grandi imprese. Renderemo il lavoro ancor più flessibile e malpagato, impoverendo le masse per costringerle a vivere di bonus e sussidi, per farle ancor più mansuete e legarle a doppio filo allo "Stato". Confonderemo i giovani, minando le loro certezze, la famiglia, la loro identità sessuale, rendendoli sempre più insicuri, turbati e timorosi. Sguinzaglieremo, infine, i segugi di regime: esperti guitti, giornalisti, influencer, conduttori, saranno megafono martellante della propaganda, senza soluzione di continuità, senza tregua, senza pudore alcuno. Essi ridicolizzeranno il dissenso, rendendolo macchiettistico, con squallide trasmissioni e volgari dibattiti.  

Infine, quando saranno senza denaro, senza terra, senza figli, senza radici, senza identità, saranno sconfitti, ma "felici", perché non avranno nulla. Se, malauguratamente, un giorno qualcuno dovesse chiedere come abbiamo fatto ad arrivare alla vittoria, senza che vi sia stato un lamento od uno scoppio d'archibugio, gli risponderemo che tutto sommato è stato semplice, è bastato solo dirgli che era per il loro bene.