Nel mondo libero

Nel mondo libero, un medico non può sconsigliare ad un suo paziente di assumere un farmaco, altrimenti la sua condotta è passibile di segnalazione all'ordine professionale.

Nel mondo libero, chiunque si discosta dalla narrazione dominante, pur adducendo motivazioni valide a sostegno delle sue tesi, si involve inevitabilmente in un " no qualcosa", da schernire pubblicamente e mettere alla gogna.

Nel mondo libero, i diritti un tempo intangibili si trasformano in concessioni, spesso a tempo determinato.

Nel mondo libero, è stato legittimato un lasciapassare per lavorare e vivere ed i bambini hanno vissuto mascherati come ladri per due anni, senza che nessuno facesse un fiato.

Nel mondo libero, è prassi porre in discussione il principio dell'habeas corpus. Nel mondo libero, regna incontrastato il dogma dei mercati e la nostra salute è sovente oggetto di vili speculazioni finanziarie.

Nel mondo libero si vive in perenne stato d' emergenza, in stabile decretazione d'urgenza e crisi d'ogni sorta si susseguono impetuose, senza soluzione di continuità.

Nel mondo libero si vive in democrazia senza che vi sia democrazia. Nel mondo libero, a sani ed onesti cittadini è stato impedito di portare il pane in tavola sulla base di un "presupposto scientifico" rivelatosi poi completamente falso.

Nel mondo libero, ogni nefandezza, ogni ingiustizia, ogni menzogna, qualsivoglia bestialità giuridica e morale, sono poste in essere esclusivamente per il nostro bene e guai a pensare il contrario.

Nel mondo libero non c'è spazio per dubbi, quesiti scomodi, confronti od opinioni divergenti da quelle "ufficiali".

Nel mondo libero, siamo schiavi della libertà.



Governi occulti - S.Hutin

Esistono dei governanti sconosciuti? Un celebre statista inglese del secolo scorso, Benjamin Disraeli, scrisse questa frase significativa: « Il mondo è governato da personaggi ben diversi da quelli creduti da coloro i quali non sanno guardare dietro le quinte ». Notiamo già, da quanto traspare dalle informazioni accessibili al giornalismo di medio livello, come ogni genere di équipe poco appariscente e teoricamente subordinata ai governi ufficiali, goda in effetti di certe possibilità d'autonomia che sfuggono agli stessi governi: le équipes delle amministrazioni e dei ministeri sono potenti e durature (i ministri e i regimi passano, mentre gli alti funzionari restano). I servizi segreti e le polizie fanno volentieri ciascuno il proprio gioco, complesso e aggrovigliato; e quanto alle possibilità d'azione dell'alta finanza, esse operano, come ben sappiamo, a livello internazionale. Ma esistono realmente dei governanti occulti? Il romanziere André Hardellet così scrive nel suo libro Le seuil du jardin:

«Dietro al succedersi dei vari governi, dovete aver percepito la continuità di certe forze, di certi principii, e questa stabilità non può essere spiegata che con la presenza di forze occulte che in effetti dirigono il Paese. Il variare dei nomi o delle sigle dei partiti non significa nulla e le masse si accontentano della facciata. Naturalmente il mio pensiero è schematico mentre la realtà è ben più complessa; è avvenuta certamente una evoluzione, ma grosso modo le cose si svolgono così. I ministri riconosciuti sono affiancati da altri organismi i cui poteri talvolta oltrepassano i loro. Io non rappresento che una piccola rotella dell'ingranaggio. Non conosco tutti quelli che lavorano nel mio stesso campo e ignoro, oltretutto, a cosa faccia capo questa rete di forze. Si potrebbe anche supporre che l'autorità suprema non sia emanazione di un solo essere ma di una volontà comune».

Così si legge in un romanzo, ma il suo autore si è ispirato a degli avvenimenti reali di cui era al corrente. Dovremmo dunque immaginare gli organi dei governi occulti come una serie di elementi connessi e sovrapposti su scala nazionale alcuni, altri invece che operano a livello internazionale: ognuno di questi elementi avrebbe un potere assoluto di giudizio su tutto ciò che da esso dipende, mentre sarebbe totalmente subordinato a sua volta alle istanze superiori, che conosce solo attraverso gli individui preposti al collegamento. Nel caso in cui avvenissero delle defezioni o delle pericolose divulgazioni, con questo sistema di compartimenti stagni, gli strati superiori non potrebbero mai venire raggiunti. Inoltre, in casi simili, le sanzioni sarebbero senza pietà: da qui l'esiguo numero dei tradimenti.

Tratto da “governi occulti e società segrete”, di S.Hutin (ed.Mediteranee)



Viaggiare nel tempo

Analizzare determinati tipi di fenomeni storici, per loro natura complessi ed articolati, ragionando per slogan,  seguendo ciecamente mode e diktat culturali del momento, è il peccato originale di chi si appresta ad esaminare tali questioni ed a divulgare "studi" e conclusioni tratte. Si fa un gran parlare, spesso a sproposito, di "fascismo", da una parte con riferimento al neonato governo Meloni, reo di aver arruolato tra le sue fila pseudo nostalgici del regime, dall'altra etichettando con tale definizione i provvedimenti draconiani e repressivi delle libertà personali presi dall'autorità in questi anni di delirio giuridico/sanitario. Ma è giusto il percorso che si tende a seguire? L'errore che spesso viene in auge, commesso financo da molti "storici" che si cimentano in materia, è quello della mancata contestualizzazione, del non riportare i fatti rapportandoli al proprio tempo, di ragionare con schemi mentali improntati sulla modernità, imperniati sul nostro modus operandi, sui vincoli culturali odierni. Il lavoro svolto, così, risulta sempre carico di sovrastrutture, poco obiettivo, scarnificato, eccessivamente semplificato. Seguendo questa malsana prassi, ogni avvenimento politico, ogni personaggio rilevante del passato, piegati ed ingabbiati nella nostra rete di pensiero, diverrebbero disumani, bestiali, poiché non incarnanti quei "valori" imposti ( se si possono definir tali) che caratterizzano il nostro approccio alla vita. Così, di questo passo, i grandi condottieri dovrebbero essere etichettati come volgari assassini, tutti gli imperatori romani od i sovrani, persino i più illuminati, come beceri e violenti, i più importanti generali e strateghi militari come uomini senza scrupoli e macellai. Persino Giuseppe Ungaretti, di cui si incensano da sempre umanità ed immense doti di poeta, potrebbe esser definito un "sanguinario", in quanto sfidò a duello Massimo Bontempelli sotto lo sguardo vigile di Luigi Pirandello, per questioni che, senza mezzi termini, secondo i nostri canoni  definiremmo delle bagatelle Nella storia dunque, scritta peraltro dai vincitori, non esistono solamente i buoni od  i cattivi. Tutto questo è falsità e mera riduzione a puerili sillogismi.  Se non si parte dal punto fermo della contestualizzazione, se non si comprendono a fondo dinamiche, situazioni economiche e politiche, gli equilibri internazionali, i costumi di quel determinato spaccato, l' hic et nunc in cui certe decisioni maturano, si ragiona solo per "etichette".  Se si aziona il pilota automatico, dunque, senza" viaggiare nel tempo", rimanendo inchiodati alla nostra epoca, ci si perde, mestamente, in fumose elucubrazioni, in "parole d'ordine" preimpostate, in maldestri tentativi di propaganda, che si scontrano incontrovertibilmente  con la logica e la verità, rendendo tali discipline solamente funzionali alla narrazione dominante, schiave del sistema imposto, dirette a plasmare ex ante il nostro modo di pensare ed agire, a rendere superficiale, ozioso e fanciullesco ogni dibattito, mortificando miseramente  spirito critico e volontà di reale approfondimento.




La guerra dal divano

In Ucraina si apprestano a passare un durissimo inverno. Temperature proibitive, elettricità ad intermittenza e dissesti alla rete idrica rendono la situazione drammatica, in relazione soprattutto a bambini ed anziani, vere e proprie vittime innocenti di questa guerra annunciata. Le famose sanzioni però, al contrario di ciò che parte della controinformazione afferma, stanno assolvendo perfettamente alle loro funzioni, nonostante gli esiti drammatici a cui stiamo assistendo. La destabilizzazione economica dell'Europa, in primis dei paesi manifatturieri, crisi energetica, inflazione, rincaro folle delle materie prime, flussi migratori indotti che non accennano a placarsi, indeboliscono ancor di più il vecchio continente, relegato miseramente al ruolo di vassallo, che ha perduto oramai la sua identità, la sua forza, le sue tradizioni, il volksgeist che contraddistingue i suoi popoli.

Il mainstream nostrano, i popolari volti del giornalismo italico, gli pseudo intellettuali appiattiti sulla narrazione dominante, non fanno altro che soffiare sul fuoco del perenne stato di belligeranza, donandoci istantanee molto spesso alterate del conflitto in corso, soffermandosi in superficie, analizzando solo il "momento", non considerando volutamente pregressi storici, dinamiche geopolitiche, provocazioni, interessi delle parti occulte in causa, accordi prima sottoscritti e poi violati, riducendo il dibattito ad una volgare e fanciullesca semplificazione, riconducendo il tutto nell' alveo della dinamica aggressore/ aggredito. È a dir poco farsesco parlare di resistenza, invio di armi, tattiche militari e bombe atomiche comodamente seduti al caldo di uno studio televisivo, magari con uno sfavillante albero di natale alle spalle e con indosso un maglione con la renna, non analizzando in maniera critica ed approfondita i fatti, voltando le spalle alla verità ad alla reale sofferenza di chi vive drammi di tale portata sulla sua pelle. Pochi hanno il coraggio di dire che la tanto decantata pace, ora, non interessa a nessuno, tantomeno ai registi celati dietro le quinte di questo crudo ed evitabile bagno di sangue.

 

È stato ar fronte, sì, ma cór pensiero,
però te dà le spiegazzioni esatte
de le battaje che nun ha mai fatte,
come ce fusse stato per davero.  
Trilussa



Cavalcare la tigre di Julius Evola

“Cavalcare la tigre” uscì nel 1961 ma in realtà venne concepito e iniziato ad essere redatto circa dieci anni prima.

Per inquadrare il quadro storico di quegli anni, occorre fare velocemente un passo indietro. Evola, scampato all’incidente di Vienna nel gennaio del 1945, resta paralizzato agli arti inferiori e appena rientrato in Italia, non solo trova mutato il clima politico ma avverte immediatamente, dopo aver compreso gli scenari ormai imperanti, l’esigenza di rivolgersi, a chi chiedeva conforto o appoggio dottrinario, di realizzare un opuscolo dal titolo “Orientamenti” in cui, in modo succinto ma pienamente esaustivo, esponeva alcuni indirizzi per sopravvivere e mantenersi “in piedi in un mondo di rovine”. Rovine materiali, ereditate dalla fine della seconda guerra mondiale, ma anche e soprattutto spirituali. Uno scenario apocalittico che inaugurava l’avvento della Guerra Fredda ed il pericolo nucleare sullo sfondo. Per i pochi che non si riconoscevano nella modernità realizzò appunto “Orientamenti” che altro non era che il seme da cui avrebbe preso forma una sorta di aiuto per le giovani generazioni. Per esse, il tradizionalista, scrisse due libri. Rivolti a due categorie differenti di uomini o per meglio dire a due categorie di uomini che avevano, nei confronti della modernità, un approccio differente. Il primo libro era appunto “Gli uomini e le rovine” (1953), testo che era una esposizione di punti fermi a cui aderire, per una correzione della società, e rivolta a chi aveva voglia di intraprendere una causa politica attiva. Nonostante avesse ammonito che nulla poteva essere cambiato, Evola volle comunque dare queste indicazioni. Nello stesso periodo, vide la luce anche il testo gemello che però venne pubblicato solo 8 anni dopo. Appunto nel 1961. “Cavalcare la tigre”, il "libro per tutti o per nessuno", era pensato invece per chi voleva confrontarsi e tuffarsi nel mondo moderno. Prendendo spunto da un detto orientale, il filosofo romano realizzò un libro affascinante, che diede adito negli anni successivi a tante incomprensioni. Perché? Perché Evola, pienamente consapevole che gli eventi storici, il nichilismo del nostro mondo, la decadenza, non poteva essere “ribaltata” indicò una strada differente. Una strada irta di innumerevoli pericoli: superare il nichilismo usando lo stesso nichilismo. “Cavalcare la tigre” non era solo un libro di formazione ma un manuale pratico per il cosiddetto “uomo differenziato”. L’uomo che viveva in un’epoca non sua ma di cui non poteva distaccarsi o farne a meno. Era un libro che dava l’opportunità, all’uomo della Tradizione, di coltivare il distacco interno dal mondo usando il mondo stesso. Attraversando il nulla, restando sé stessi ed anche più fortificati. Come un’asceta che non si piega, uno stoico fuori tempo.

“Cavalcare la tigre” era, ed è ancora oggi, un manuale di sopravvivenza, un aiuto per l’uomo a-politico. Ma non a-politico perché sprovvisto di una visione politica ma a-politico perché la propria visione dell’esistenza tendeva al sacro in un mondo “dove Dio è morto”, dove il sacro è sepolto dalle scorie della secolarizzazione, del progresso e dell’utilitarismo. Una visione metapolitica, alta e nobile, improntata alla Tradizione perenne ed immutabile. Un manuale per chi non potrà modificare il contingente ma che userà il contingente, come il motto orientale suggerisce, per sopravvivere. Un manuale per colui il quale non crede più in nulla perché quello in cui crede appartiene ad un mondo differente. Se il mondo moderno è la tigre, la tigre non si può sconfiggere. Si può solo assecondare i suoi movimenti, assecondare la sua forza distruttiva e feroce restando in groppa. Tenendo duro cercando di non essere sbalzati via, disarcionati. E sperare, quando sarà stanca, quando avrà esaurito tutta la sua furia, di poter scendere e darle il colpo di grazia. Una resistenza eroica, aristocratica e solitaria per un nichilismo attivo.

Un libro che ebbe fin da subito e lo ha ancora tuttora, un fascino ineguagliabile. Un’opera scritta in piena decadenza che non si oppone ad essa ma che anzi caldeggia e asseconda i processi dissolutivi fino al raggiungimento del punto zero. Così da poter poi, per chi dovesse riuscire, risalire la china dell’epoca nichilista.

“Cavalcare la tigre” resta, allora come oggi, un testo difficile e disperato, che ha dato adito ad interpretazioni fuorvianti anche all’interno dello stesso ambiente a cui questa opera si rivolgeva. Ma resta in ogni caso un documento insuperabile per resistere ad una tigre che corre sempre più veloce verso il nulla. Una medicina amara ma indispensabile per preservarsi e superarsi. Un libro forse davvero per nessuno, di chiara impronta alchemica, che indica la dissoluzione ed il perdersi come strade necessarie per ricomporsi, fortificarsi e ritrovarsi.


Prince Rupert


Colpa dei medici "novax"

Era colpa dei medici “novax” se, durante i picchi influenzali degli anni passati, i posti letto negli ospedali e le terapie intensive furono tagliati per il sacro ed inviolabile principio del pareggio di bilancio. È altresì loro massima responsabilità se i pronto soccorso versano ancor oggi in condizioni disastrose, se un anziano rimane infreddolito e sofferente su una barella avvolto da una coperta raggrinzita per giorni, se le strutture ospedaliere sono decadenti e fatiscenti. È a causa dei camici bianchi “novax” se la medicina di base è praticamente paralizzata e protocollare, se dovete attendere mesi e mesi per una visita od un esame a carico del sistema sanitario nazionale ma intra moenia è subito disponibile, se il privato sta soverchiando il pubblico e può curarsi solo chi ha i soldi per farlo. È colpa dei medici non benedetti se l'autorità ha mentito senza pudore alcuno, se il lasciapassare è uno strumento di ricatto che nulla ha a che fare col bene comune, se le case farmaceutiche con una "pandemia" in essere sono quotate nel mercato del capitale di rischio e speculano sulla nostra salute, se vi siete "contagiati" nonostante 3 o 4 dosi di siero. D'altronde, come credere ad un uomo di scienza che non ha fede nella scienza stessa? Come fidarsi di un "dottore" che ritiene che un farmaco sperimentale non sia somministrabile erga omnes e magari ve ne sconsiglia l'utilizzo? Perché stare a sentire chi ha dei dubbi, chi preferisce un approccio diverso alla professione medica, chi non è dogmatico, chi ha pagato sulla propria pelle le conseguenze delle sue scelte, chi ha avuto coraggio, chi antepone l'etica al conflitto d'interessi, chi ha dato rilevanza e sacralità al principio dell'habeas corpus?

Accusare senza prove, incitare all'odio, etichettare, volgarizzare e semplificare il dibattito è oramai la specialità della casa di chi ha deciso di continuare a trascinare questa storia e questo delirio oltre le colonne d'Ercole del sopportabile. Sta a noi recuperare il contatto con la realtà, giorno dopo giorno, sino alla completa depurazione. Guardare alla loro miseria e povertà di spirito deve donarci orgoglio e forza per continuare a lottare nel quotidiano ed affrontare, con rinnovato vigore, le sfide infinite che la vita ci pone, con fermezza e coraggio.

Semper adamas.




Critica al progressismo - G.Sermonti

Se il secolo XX avrà un'insegna nella storia futura, essa sarà quella del “progresso” perché mai nessun secolo vide, e probabilmente vedrà, tante trasformazioni tecniche quante il nostro. Queste grandi trasformazioni avrebbero dovuto porre l'uomo in crisi di fronte al problema morale, politico ed estetico del significato e del valore dei cambiamenti in atto; sono state invece accolte con disarmato ottimismo e qualificate genericamente come avanzamento, come progresso, come crescita. Il più grande successo del progresso tecnico è stato per l'appunto quello di essere riuscito ad assorbire, o quanto meno ad attutire, tutte le crisi che esso ha generato, di essere riuscito a dimostrare che anche la parte nociva che produceva risultava a suo vantaggio, o perché era convertibile in applicazioni benefiche (vedi l'utilizzazione dell'energia atomica per la produzione di elettricità), o perché, rappresentando un pericolo, rendeva ancor più imperativo un ulteriore progresso che servisse a neutralizzarlo (vedi l'uso dei tranquillanti per superare gli effetti nocivi della vita moderna sul sistema nervoso) .

I danni del progresso sono serviti soprattutto a trasferire l'attenzione dell'uomo verso i correttivi e i palliativi, e ad allontanarla dal problema principale che il progresso avrebbe dovuto porre, cioè quello del suo senso, del suo “bene”. (...)

Nell'idea di progresso è sempre presente l'aspirazione a rendere più semplici, più efficienti, insomma “più razionali gli strumenti per ottenere un risultato, che era già conseguito prima, ma in maniera involuta e inadeguata.  La razionalizzazione risulta in ultima analisi un affrancamento da qualcosa di molesto o quanto meno di superfluo che ci ha proibito sinora la via più semplice per giungere allo scopo, tenendoci in una condizione di “repressione” di fronte alle nostre aspirazioni. Ma come spiegare storicamente il fatto che davanti a una finalità elementare da raggiungere l'uomo si sia smarrito in tortuosi labirinti e inutili complicazioni? La spiegazione che viene fornita è in genere questa: che alla finalità elementare si sono sovrapposti interessi oscuri che hanno deviato a loro profitto la spinta dell'uomo semplice verso la sua meta. Questi falsi scopi, queste finalità riposte complicano il semplice itinerario che l'uomo altrimenti percorrerebbe verso il suo paradiso. Bisognerebbe poter dimostrare, per sostenere questa tesi, che l'irrazionalità sia stata una deviazione della razionalità, una sua produzione secondaria. Io non so se ciò possa essere dimostrato, ma a me sembra comunque legittimo avanzare un'ipotesi diversa: e cioè che nel comportamento non razionalizzato ciò che è complesso non è il procedimento per raggiungere lo scopo, ma lo scopo stesso.

Scrive H.D. Thoreau : “Le nostre invenzioni sono…solo dei mezzi progrediti diretti a un fine troppo facile da conseguirsi”. La “razionalizzazione” non farebbe che sfoltire un universo di motivazioni per ridurlo a uno scopo solo, che inizialmente poteva non avere nel complesso che un valore collaterale, sussidiario. Lo scopo residuo non è quello primario, ma semplicemente quello che tecnicamente riusciamo a realizzare meglio, e che appare primario proprio perché è quello più a portata di mano. Scrive al riguardo R.S. Morison: “Per i nostri fini la parola chiave è razionalizzare. In verità i nostri sistemi razionalizzati sembrano aver sviluppato la capacità di vivere di vita autonoma, così che gli uomini qualunque sono forzati, contro la loro volontà, a seguire gli sviluppi di un processo logico… La professione medica segue le orme del suo dinamico programma di ricerca e si accinge a compiere i trapianti cardiaci, con grande dispendio, soprattutto perché ha trovato come farli. 

Noi “razionalizziamo” quindi spesso le nostre pratiche escludendo dalle nostre finalità tutto ciò che in esse vi è di meno accessibile e indichiamo come unico scopo ciò che ci è possi- bile ottenere più direttamente. Questo ci dà la sensazione di essere sempre più efficienti, ma impoverisce progressivamente i nostri fini. Al limite rischia di far sorgere in noi una profonda ostilità per quei fini che non siano chiarissimi, per ogni alta finalità, per ogni finalismo.

Prendiamo ad esempio la storia della “casa”. Ad essa attribuiamo come unico fine razionale quello di fornirci rifugio e conforto, al minor costo possibile. Ma è questo lo scopo originario della casa? “Ogni nuova casa che si costruisce”, scrive Mircea Eliade, “imita ancora una volta, e in certo senso ripete, la Creazione del Mondo…Come la città è sempre una imago mundi, così la casa è un microcosmo. La soglia separa i due spazi, il focolare è assimilato al centro del mondo…Ogni abitazione, mediante il paradosso della consacrazione dello spazio e mediante il rito della costruzione, è trasformata in un centro, e quindi tutte le case – come tutti i templi, i palazzi, le città - sono situate in un solo e medesimo punto comune, il Centro dell'Universo”. Questa finalità cosmogonica della casa, questa necessità rituale nella sua costruzione non sono motivazioni aggiunte e sovrapposte a una finalità originaria pratica e razionale. Sono motivazioni genuine e primarie. Non sono sovrastrutture che nascondono interessi estranei, anche se, in una condizione di degradazione dei significati e dei riti, qualcuno può aver sfruttato questa esigenza primaria attribuendosi il diritto esclusivo di fabbricare e vendere Centri di Universo e Creazioni del Mondo.

L'architetto razionalista tende ad attribuire alla casa una funzione immediata e quindi, in definitiva, “animale”, di rifugio e protezione dalle avversità. Eppure, salvo rare eccezioni, gli animali, e particolarmente i mammiferi e i primati, non si costruiscono alcuna abitazione. La spiegazione “protettiva” della casa fornisce quindi verosimilmente una ragione secondaria e accessoria. Si può ipotizzare che l'uomo abbia dapprima inteso la fondazione della sua dimora come delimitazione di uno spazio, con significato rituale-religioso. Egli si è trovato poi di fronte all'esigenza di difendere quel territorio, più che se stesso, di proteggere un contorno che definiva il suo mondo, più che proteggere la propria persona. La protezione personale resta quindi come una motivazione forse necessaria, ma insufficiente, e storicamente secondaria e inadeguata a giustificare la casa in tutte le sue strutture e nelle sue dimensioni Le ragioni originarie della costruzione della casa sono realmente scomparse, o sono state solamente messe da parte dall'assolutismo razionalista che ha adottato motivazioni “animali” (o estetizzanti) come esclusivo criterio di valutazione e di progresso? In questa seconda ipotesi il costo del progresso sarebbe una costante perdita di significati, e la casa razionalizzata assolverebbe solo a una funzione accessoria, privandosi di quei valori che ne avevano motivata la fondazione.

Considerazioni analoghe possiamo fare riguardo alla trasformazione più importante che si è verificata nella preistoria umana, cioè al passaggio dalla vita nomade dei cacciatori e dei pastori all'insediamento stabile degli agricoltori. In termini di progresso quantitativo si può dire che la nascita dell'agricoltura ha permesso un aumento grandissimo di risorse alimentari e una conseguente crescita della popolazione. Ma sono questi gli apporti più rilevanti che l'origine dell'agricoltura ha portato alla civiltà umana?

“Il destino dell'umanità”, scrive Mircea Eliade, “non fu deciso né dall'aumento di popolazione né dalla sovralimentazione, bensì dalla teoria che l'uomo elaborò scoprendo l'agricoltura. Quel che egli ha veduto nei cereali, quel che ha imparato da questo contatto, quel che ha inteso dall'esempio dei semi che prendono la loro forma sottoterra, tutto questo rappresentò la lezione decisiva. L'agricoltura ha rivelato all'uomo l'unità fondamentale della vita organica. Tanto l'analogia donna-campo, atto generatore- semina, ecc., quanto le più importanti sintesi mentali uscirono da questa rivelazione: la vita ritmica, la morte intesa come regressione, ecc. Queste sintesi mentali sono state essenziali per l 'evoluzione dell'umanità e furono possibili soltanto dopo la scoperta dell'agricoltura… Per l'uomo primitivo, l'agricoltura, come ogni altra attività essenziale, non è una semplice tecnica profana. Essendo in relazione con la vita e ricercando l'accrescimento prodigioso della vita presente nei semi, nei solchi, nella pioggia e nei geni della vegetazione, l'agricoltura è soprattutto un rituale… L'agricoltore penetra e si integra in una zona ricca di sacro; i suoi gesti, il suo lavoro sono responsabili di conseguenze importantissime, perché si compiono entro un ciclo cosmico, e l'anno, le stagioni, l'estate e l'inverno, il periodo delle semine e quello del raccolto, fortificano le proprie strutture e prendono ciascuno un suo valore autonomo”.

La rappresentazione progressista della civiltà coglie nell'agricoltura solo il valore alimentare: la terra è concepita come fonte di produzione di sostanze nutritive e in definitiva di frutti economici. Il lavoro agricolo appare come rozza fatica e sfruttamento servile. La macchina entra nei campi e aumenta la produzione riducendo la fatica. Gli uomini abbandonano il luogo dello sfruttamento e si portano nella città, dove sono destinati i prodotti della terra che qui vengono consumati e goduti. Ridotta a tecnica profana, l'agricoltura non è che un'industria sporca di terra ed esposta alle intemperie e alle incertezze del tempo. Il progresso tecnologico dell'agricoltura e la nuova esplosione demografica hanno lasciato da parte come pregiudizi e superstizioni tutti i valori, le analogie, le teorie, i ritmi, che rappresentano – secondo Eliade - il contributo più fondamentale dell'agricoltura alla civiltà umana. Essi sono stati abbandonati semplicemente perché estranei a una visione economico-razionale della realtà. Si obietterà che le “lezioni” dell'agricoltura preistorica sono state acquisite dalla scienza, che ha rivelato analogie e leggi ben più precise e ampie di quelle della esperienza religiosa primitiva. Ma queste nozioni sono divenute un corpo astratto, un fatto di erudizione avulso dalla vita, e in particolare dalla vita dell'uomo semplice, che ha assimilato i ritmi, la logica, le teorie meccaniciste del mondo della produzione industriale. La trasformazione del mondo agricolo tradizionale nel mondo moderno è avvenuta ed è continuata sul filo di una giustificazione progressista che ha risolto l'intera realtà civile in termini di produzione e consumo.

L'uomo moderno non ha trovato una differente soluzione per i problemi esistenziali e morali posti dalla vita agricola, bensì ha semplicemente cambiato i suoi problemi, interessandosi principalmente a quelli che egli era in grado di risolvere, misurando la propria capacità nella misura in cui era capace di risolverli. La logica dello sviluppo economico moderno non è quella di cercare prodotti per i bisogni dell'uomo, ma quella di cercare bisogni umani per i propri prodotti. “In verità, si può mostrare”, scrive Morison, “che il moderno opulento consumatore è, in certo senso, vittima di desideri sintetici che sono creati, piuttosto che soddisfatti, dall'incremento di produzione”. L'insieme di questi desideri provocati e alimentati dalla produzione compone la fisionomia dell'uomo moderno, un essere altamente “razionale” perché desideroso proprio di quelle cose cui può razionalmente accedere.

Ogni nuova civiltà finisce col creare o scegliere i desideri umani, conferendo ad alcuni di essi una dignità superiore. Nella civiltà industriale avanzata non si è coscienti che questa creazione porta alla fondazione dell'uomo, e non ci si preoccupa di che cosa quest'uomo si avvii ad essere. L'uomo è considerato come una realtà biologica già data, da esaminare e analizzare così come si compie un'analisi biologica o un'indagine di mercato.

La dinamica dei processi economici offre all'uomo non solo il modo di soddisfare i suoi bisogni, ma anche teorie sull'esistenza, analogie e sintesi mentali sostitutive di quelle della civiltà agricola: essa ci fornisce la logica del profitto e dello sfruttamento, della domanda e dell'offerta, l'analogia vita-macchina, l 'equiparazione tempo-denaro, l'ideologia del successo e tutto un insieme di modelli mentali, di cui il più significativo è quello del progresso.

La critica che in sintesi si può rivolgere al progressismo è quella di aver adottato per l'uomo e per la società delle finalità accessorie, per la sola ragione di avere a disposizione i mezzi tecnici per realizzarle, e di avere - più o meno consapevolmente - individuato la vera fisionomia dell'uomo nella propensione a perseguire queste finalità. In pochi decenni l'uomo si trova in crisi proprio di fronte alle motivazioni di fondo, alle ragioni della vita sociale e della sua personale esistenza.

Fonte: tratto da "Il crepuscolo dello scientismo" di G.Sermonti (Rusconi editore)

La magia della democrazia

Nel tempo delle "opposizioni" ambigue, dei piedi in due staffe, delle genuflessioni ai dogmi della " sacra scienza" prima di esprimere un pallido dubbio o formulare un timido quesito, del vorrei ma non posso e della fedeltà giurata a mamma Europa, il vero ed il falso si mescolano in un unicum inscindibile che consente di dire tutto ed il suo contrario con una facilità disarmante.

Il modus operandi, ben collaudato, consiste nella "moderazione" degli aspetti più estremi della politica di governo, senza proporre, de facto, nessuna alternativa reale ad essa. Tutto ciò comporta due vantaggi: il primo è quello di raccogliere i voti di protesta, fungendo così da gabbia per il dissenso, il secondo è quello di poter comodamente fare marcia indietro su ciò che si è in precedenza affermato, data la vaghezza delle argomentazioni proposte, riconducendo tutto nell'alveo di politiche già tracciate da precedenti esecutivi ed in agende internazionali, senza apparire incoerenti od essere etichettati come traditori. È questa la magia della "democrazia": un giuoco di prestigio atto a distrarre, mistificare, mascherare, convincere di partecipare, messo in atto per porre in essere un non cambiamento, una vera e propria continuità che si cristallizzi inevitabilmente nell'ordine vigente, senza possibilità materiale di ribaltare realmente il corso, già scritto, degli eventi. Tutto il resto, è pura illusione.

"Governare è far credere" ( N. Machiavelli )




Distruzione - G.Bernanos

Febbraio 1947, Georges Bernanos nell’aula magna della Sorbona tiene una conferenza chiamata “Lo spirito europeo e il mondo delle macchine”.

Un passaggio profetico:

“Accettare questo mondo significa accettare di essere oggetto passivo di una terribile, irreversibile esperienza, e io vi ho già detto abbastanza che cos’è questa esperienza, di cui niente, assolutamente niente può farci prevedere la fine, perché fino ad oggi ha portato a catastrofi sempre più terribili.

Alcuni tra voi vanno certamente ripetendo che, la macchina li libera. Li libera provvisoriamente, in una maniera, in una sola maniera, ma che colpisce l’immaginazione: li libera in certo modo dal tempo, fa «guadagnare tempo». Questo è tutto. Guadagnare tempo non è sempre un vantaggio. Quando si va al patibolo, per esempio, è preferibile andarci a piedi.

Il possesso individuale di alcune macchine il cui uso appartiene soltanto a voi, che servono soltanto a voi, può anch’esso farvi illudere, ma queste macchine dipendono già, dipenderanno sicuramente sempre più dalla macchina totalitaria e concentrazionaria, posta nelle mani dei tecnici dello Stato. Voi potete possedere in casa vostra mille apparecchi elettrici per l’illuminazione, uno più ingegnoso e anche più costoso dell’altro. Se la centrale vi rifiuta la corrente, restate al buio, e se la centrale ha anche proibito la vendita delle candele, perché ha bisogno di sego, non avete da far altro che andare a letto senza luce. Domani potrà anche rifiutarvi il calore..

Avete letto sui giornali che un po’ dappertutto si costruiscono impianti per la disintegrazione atomica sul modello delle prodigiose centrali americane, e nonostante questo, dormite tranquilli come se niente fosse. C’è da sbalordire, permettete che ve lo dica... Credete che coloro che controlleranno quelle colossali risorse d’energia non ne abuseranno mai contro nessuno? Tanto meglio per voi. D'altronde, nel caso di abuso di potere potrete sempre, in quel momento, rivolgervi al commissariato del vostro quartiere. Noi siamo già davanti a questo mondo, siamo sulla sua soglia; la porta non si è ancora chiusa dietro di noi. Voglio dire che esso farà facilmente a meno della nostra accettazione, però teme il nostro rifiuto. Non ci chiede di amarlo, non chiede l’amore, chiede solo di essere subito. Nella pretesa di asservire le forze della natura, attende che ci sottomettiamo a lui, al suo determinismo tecnico, come ci sottomettiamo alla natura stessa, al determinismo delle cose, al freddo, al caldo, alla pioggia, ai terremoti e agli uragani. Ha paura del nostro giudizio e della nostra ragione. Non vuole essere discusso. Sostiene di saper meglio di noi chi siamo, ci impone la sua concezione dell’uomo. Ci invita a produrre, a produrre ciecamente, a qualunque costo, proprio mentre ci ha dimostrato in una maniera spaventosa la sua capacità di distruggere. Ci ingiunge, ci comanda, ci incita a produrre, per non darci il tempo di riflettere. Vuole che teniamo lo sguardo fisso sul lavoro affinché non lo leviamo su di lui. Perché, come tutti i mostri, ha paura della fissità dello sguardo umano.”




Il ghigno dell'Europa

Dormienti nel dogmatico sonno dell'Europa a qualsiasi prezzo, in molti continuano, incuranti, a brancolare nel buio di una cecità assoluta e volontaria. Eppure, mai come oggi, sarebbe il caso di stropicciarsi gli occhi con vigore, scrostandosi dalle ciglia le secrezioni che li tengono incollati, aprendoli una volta per tutte dinnanzi ad una realtà che dovrebbe apparire ora nitida anche ai più fedeli al culto del "whatever it takes". 

In questi mesi di guerra "ufficiale" abbiamo prestato l'orecchio a bestialità d'ogni sorta. Parole come libertà, democrazia, valori occidentali, pace, sono oramai svuotate d'ogni significato e ronzano, come uno sciame d'api, nell'aria viziata di un clima che si fa sempre più rovente, nell' evolversi drammatico d'una situazione che appare oramai compromessa a causa delle scelte volutamente scellerate dei padroni del vapore. La fantomatica "unione", de facto, getta finalmente la maschera. Colato il cerone che mal celava loschi interessi e vili propositi, ora vediamo la verità nuda, cristallina, scevra da ogni sovrastruttura e mistificazione.

L'Europa capeggiata dagli squali dell'alta finanza, della moneta unica come metodo di schiavitù e governo, dei banchieri, della distruzione sistematica delle nazioni designate, dello spread, dell'immigrazione scellerata, delle sanzioni, della direttiva Bolkestein e della speculazione indiscriminata, serva delle multinazionali, dello Zio Sam e delle sue smaniose velleità di dominio economico e politico, mostra a tutti il suo ghigno, i suoi denti aguzzi macchiati del nostro sangue. Così, come avvenne per la "pandemia", quando soggetti senza scrupoli scommettevano senza remore nel mercato del capitale di rischio sulla nostra salute, anche oggi i medesimi riempiono le loro tasche cavalcando la crisi energetica, senza che venga messo un freno, mentre milioni di famiglie faticano ad arrivare a fine mese ed innumerevoli imprese rischiano di chiudere i battenti per sempre. Ma per carità, si continui pure a sbraitare, nel bel mezzo della tempesta perfetta, contro i sovranisti, i fascisti, e chiunque metta in dubbio la narrazione dominante, bellica o pandemica che sia. D'altronde ce lo avevano detto senza mezzi termini: il sistema va preservato, "ad ogni costo". Ora, senza dubbio alcuno, abbiamo la certezza di chi pagherà questo costo, a rimetterci l'osso del collo saranno sempre gli stessi.




Non avrai nulla e sarai felice

Il monopattino elettrico sbanda sulla strada deserta, innaffiata dalla pioggia, lasciando una scia profonda, che pare quasi un solco, sull'asfalto bagnato e scivoloso. I lampioni, quei pochi rimasti accesi, emanano una luce fioca, intermittente, quasi fossero grandi occhi che si aprono e richiudono in un ritmico ed isterico battito di ciglia. Tutto è irreale, spettrale, ovattato. Fa freddo, il silenzio è assordante. Sono le ventuno. Lasci il mezzo sotto casa, non vedi l'ora di rientrare fra le mura domestiche. Il lavoro in azienda è stato stressante, la giornata molto dura, i tuoi capi pretenziosi. Appena varchi l'uscio del tuo appartamento in affitto calmierato statale, tuo figlio ti corre incontro, sgranocchiando, con voracità, una barretta alla farina di grilli.

"Com'è andata la dad amore?", gli domandi premuroso, "e la lezione di storia nel metaverso?". " Tutto ok papà, come al solito benissimo! Ho anche preso 8 all'interrogazione a distanza!!". "Bravo tesoro, sei il mio orgoglio", gli rispondi felice, con il sorriso stampato sul volto stanco, arrossato, provato dalla fatica. Saluti tua moglie, entrando in cucina. La pasta, cotta a "fuoco spento", sta quasi per essere messa in tavola. " Tesoro, una doccia tiepida ed arrivo". Tua moglie ti guarda amorevolmente, " Va bene caro, stasera è il mio turno di farla fredda...certo con questo gelo..". "Perché, quanti gradi ci sono in casa?", "16 ovviamente, come prevede il decreto green austerity". Entri nel bagno, simile oramai ad una cella frigorifera. Il riscaldamento è spento dalle sette. Ti spogli, ti lavi in due minuti, ti radi con l'acqua fredda, ti asciughi, ti rivesti velocemente indossando un pesante maglione di lana. "Amore è pronto in tavola!", le parole della tua consorte risuonano, celestiali, dalla piccola cucina attigua. "Arrivo!", rispondi entusiasta, non vedi l'ora di sederti, rilassarti e goderti la cena. In fondo te lo sei meritato, hai lavorato duro, hai dato il massimo tutta la settimana. Gli spaghetti, incollati nel piatto, sono proprio come piacciono a te. Li divori, incensando la tua metà per l'ottima portata. In fondo non aveva torto quel premio Nobel, anni fa, agli albori della crisi energetica: anche cotta così è ottima, ed in più si risparmiano risorse fondamentali per il pianeta e l'economia. Finito di desinare assieme alla tua famiglia, finalmente puoi sederti sul divano. Affondi tra i cuscini infreddolito, ma beato, con la coscienza pulita per aver fatto il tuo dovere. Tua moglie e tuo figlio ti raggiungono. Vi stringete, tutti e tre, sotto il piumone, guardando sulla piattaforma a pagamento la vostra serie TV preferita. "Amore sai pensavo ad una cosa..", tua moglie ti mormora dolcemente nell' orecchio, " sono veramente felice, rispettiamo l'ambiente, viviamo in libertà, non ci manca proprio nulla!". "Sì, hai proprio ragione", rispondi assonnato. Mentre le tue palpebre diventano sempre più pesanti e la testa ti si sta reclinando lentamente all'indietro, incroci lo sguardo di tuo figlio. Le immagini della tele riflettono sui suoi occhiali spessi, formando quasi un caleidoscopio, che illumina il salottino buio. "Che generazione meravigliosa che siete", cogiti tra te e te, "verde, ubbidiente, colta, sorridente, che vive nell'epoca d'oro del progresso, della scienza, dei diritti, della democrazia". "Tesoro", la voce soave di tua moglie ti desta dal dormiveglia strappandoti, per un attimo, dalle braccia di Morfeo, "ricordati che la settimana prossima ti scade il pass vaccinale, devi effettuare il richiamo". "Certo", rispondi sbadigliando, "altrimenti non potrò entrare al lavoro". Mentre stai di nuovo per addormentarti, tra il brusio della TV e la coperta calda, un sorriso, appena accennato, affiora sulle tue labbra, oramai semi aperte e pronte al meritato riposo. "Avevano proprio ragione", pensi, "proprio ragione...non si sbagliavano di una virgola: non possederai nulla e sarai felice".



Et ventis adversis

Come fu per il green pass, a cui gran parte della controinformazione e dei partiti della finta opposizione contestavano l'inutilità nel contrastare la diffusione del "contagio" e l'illogicità nell'applicazione pratica, così, anche per le sanzioni, lo schema ricalcato appare il medesimo. Già, perché se il lasciapassare di Stato ha assolto perfettamente alla sua funzione cristallizzandosi nel nostro ordinamento ed evolvendosi, de facto, in strumento giuridico atipico, elastico, mai soppresso e sempre utilizzabile in caso di necessità, anche le "sanzioni" inflitte alla Russia hanno centrato in pieno l'obiettivo per cui sono state poste in essere. Creare una crisi che rimodelli il sistema vigente ed introduca nuovi paradigmi economici, seguendo il solco tracciato durante la "pandemia", riplasmare l'assetto geopolitico dell'Europa ripristinando una sorta di cortina di ferro nei confronti del blocco eurasiatico, scatenare una guerra quasi nel cuore del vecchio continente per fiaccarlo e terrorizzarne i popoli, (sacrificando il popolo ucraino), distruggere ciò che rimane della piccola e media impresa nei paesi manifatturieri (Italia in primis), con costi per l'energia volutamente drogati e conseguenti difficoltà di produzione, consolidare l'egemonia anglo americana sugli stati vassalli, sono obiettivi che possono dirsi in gran parte raggiunti. Analizzare la realtà in compartimenti stagni, non considerando la sincronia degli eventi, il loro rapido susseguirsi e le conseguenze potenzialmente devastanti prodotte, è, spesso, il peccato originale di chi si approccia ad analizzare il tempo in cui viviamo.

Green pass e sanzioni sono un Giano bifronte e di certo stanno centrando gli scopi per cui sono stati creati. L'unica certezza che oggi abbiamo rispetto al futuro che sembra attenderci, è che affronteremo tutto ciò che verrà a schiena dritta, con dignità, con lo sguardo fiero e lo spirito mai domo di chi si è temprato nelle difficoltà enormi di questi anni, consapevoli e non depressi come i padroni del vapore ed i menestrelli del terrore ci vorrebbero. 



"Chiedi alla polvere" di John Fante

Pubblicato nel 1939, " Chiedi alla polvere" di John Fante rappresenta, senza dubbio, il punto più alto della saga di Arturo Bandini, alter ego dell'autore, protagonista della maggior parte dei romanzi dello scrittore italo americano. L'opera, solenne ed al contempo dissacrante, ironica nella sua drammaticità, descrive attraverso una potenza narrativa fuori dal comune, l'umanità "sporca" ed affaticata della Los Angeles ai tempi della grande depressione, dove una marea umana romanticamente anonima si agita, sgomita, suda, fluttua rattoppata in uno strabiliante tripudio di volti, lacrime, delusioni, sogni infranti, vite spezzate, illusioni. Arturo Bandini non è un uomo ammirevole. Contraddittorio, in perenne conflitto interiore, arrogante ed insicuro, muove i suoi passi nella polvere californiana, che sembra penetrare nella sua carne, entrargli nelle meningi, fino ad incollarsi, inevitabilmente, all'anima. Logorroico, ateo "perseguitato" dal cattolicesimo, narcisista, in perenne stallo tra aspirazioni, desideri e paure, Bandini diventa il racconto stesso, saltando fuori dal testo, acquistando forma a sostanza tra le righe magistralmente scritte da Fante, prendendo quasi per mano il lettore,  trascinandolo tra i sobborghi, gli squallidi appartamenti, i locali, le strade malfamate descritte con crudezza e dovizia di particolari, in un acquarello che dipinge a perfezione una natura umana dicotomica, in perenne conflitto tra bene e male, sacro e profano, gioia e dolore. Più che un libro, Fante ci dona, quindi, uno spaccato di vita pulsante, dove il precario equilibrio in cui si muovono i personaggi diviene un universo perfetto nella sua imperfezione, un incastro complesso di sentimenti, dove amore, odio, passioni e tentativi di riscatto si mescolano, toccando le corde dell'anima di chi si avventura tra le sue affascinati pagine. Un testo che odora di vita, agrodolce, "sgangherato", aulico, profondo, sanguinante, che fotografa, impietoso, il lato debole e "miseramente" epico del grande "sogno".

“Questa sì che era vita: girare, fermarsi e poi proseguire, sempre seguendo il nastro bianco che si snodava lungo la costa sinuosa, liberandosi di ogni tensione, una sigaretta dopo l’altra, e cercando invano delle risposte nell’enigmatico cielo del deserto.”




La crisi dell'insegnamento - C.Peguy

La crisi dell’insegnamento non è una crisi dell’insegnamento; non c’è crisi dell’insegnamento; non c’è mai stata crisi dell’insegnamento; le crisi di insegnamento non sono crisi di insegnamento; sono crisi di vita; denunciano, rappresentano crisi di vita e sono crisi di vita esse stesse; sono crisi di vita parziali, eminenti, che annunciano e accusano crisi della vita generale; o, se si vuole, le crisi di vita generali, le crisi di vita sociali si aggravano, si radunano, culminano in crisi dell’insegnamento, che sembrano particolari o parziali, ma che in realtà sono totali, perché rappresentano il tutto della vita sociale; è infatti all’insegnamento che le prove eterne attendono, per così dire, la cambievole umanità; il resto di una società può passare, truccato, mascherato; l’insegnamento non passa; quando una società non può insegnare, non è che manca accidentalmente di un apparato o d’una industria; quando una società non può insegnare, è che questa società non può insegnarsi; è che ha vergogna, è che ha paura lei stessa d’insegnarsi; per ogni umanità, insegnare, in fondo, è insegnarsi; una società che non insegna è una società che non si ama; che non si stima; e questo è precisamente il caso della società moderna.

I parassiti politici parlamentari di ogni lavoro umano, i politici della politica e dell’insegnamento hanno un bel celebrare la scienza e il mondo moderno e la società contemporanea in gozzoviglie cerimoniali; [...]

Come insegnare quando tutto il mondo mente; io so che si mente molto nell’insegnamento; ma ugualmente l’insegnamento ripugna più alla menzogna che le altre operazioni sociali; l’infanzia e la giovinezza hanno, nelle società più danneggiate, una certa forza di innocenza propria che resiste alle invasioni della frode; è per questo che la pedagogia ha meno successo delle altre forme di demagogia; ed è per questo che le malattie sociali venute dalla menzogna appaiono anzitutto sotto forma di sintomi pedagogici.

Le stesse esagerazioni dei nuovi predicatori malcelano una sorda inquietudine; un autentico sapiente che lavora nel suo laboratorio, non scrive Scienza con la S maiuscola; un autentico artista, che lavora nel suo atélier, non scrive Arte con l’A maiuscola; e un vero filosofo, che lavora nella sua testa, non scrive Filosofia; il più delle volte non pronunciano e non scrivono queste parole: scienza, arte, filosofia; si può affermare che usano queste parole il meno possibile e per così dire a difesa del loro corpo; colui che dice Scienza, Arte, Filosofia e Società moderna ai barlumi di illuminazioni civiche è uno che non sa quel che è un laboratorio, un atélier, un pensiero personale, un’umanità; e quando un demagogo scientista pone una S maiuscola a Scienza, non lasciamoci ingannare; è che questa S maiuscola, nei rimorsi della sua tardiva coscienza, fa una sostituzione; sostituisce tutto quello che nello spirito del demagogo, o del pedagogo, è tutt’uno, viene meno alla scienza per esercitare la funzione sociale di mistica laica a essa attribuita dai politici; come se questa mancanza stessa non ci fosse, questa pretesa insufficienza che garantisce la scienza allo sguardo del vero sapiente, come se questa impotenza impolitica della scienza non fosse, agli occhi del sapiente vero, il suo marchio stesso, la causa della sua eminente grandezza, la condizione della sua dignità.

Quando un demagogo pone una S maiuscola a Scienza e quando tenta di costituire un culto rituale della Scienza ricalcato sugli antichi culti religiosi, è che anzitutto non comprende nulla della vera scienza, della sua vera grandezza, e secondariamente che, non comprendendo nulla di questa autentica grandezza, vi mette stupidamente una prolunga; prolunga di grandezza uguale a quella che, nello spirito di un demagogo, può separare una S maiuscola capitale da una s minuscola di cassa.

Trovano che la scienza non è dunque come è, per quel che ne vogliono fare, e poiché sono incapaci di ingrandirla nella realtà, fanno professione di ingrandirla nella tipografia.

Traggo argomento di questo sentimento che hanno di questa insufficienza; e mentre si vuole fare della Società moderna un nuovo Dio, come non riconoscere in questo idolo nuovo delle tare peggiori delle tare degli dèi antichi; come insegnare l’infanzia e la giovinezza quando tutto il mondo mente, quando tutti i grandi personaggi mentono, quando tutti gli Stati Maggiori, di tutti i partiti, mentono, quando tutto il mondo politico parlamentare mente, quando i maestri, che dovrebbero insegnare a non mentire, mentono, quando l’appiattimento delle coscienze appiattisce le coscienze universitarie stesse, quando il favoritismo, il nepotismo, quando l’arrivismo invade il personale universitario stesso, quando i figli, i nipoti, i generi e i cugini di secondo grado dei grandi maestri salgono i gradi della gerarchia a una velocità uniformemente accelerata, quando infine tutti i giovani professori provano simultaneamente lo stesso colpo di fulmine automatico per tutte le ragazze di tutti gli ispettori generali.

Come insegnare l’infanzia e la giovinezza quando tutto quel che non è più bambino e che non è più giovane mente; qualche anno fa, al tempo del mio apprendistato e delle esperienze inevitabili, avrei scritto, come tutti, che il mondo moderno si cerca; oggi, nel disordine delle coscienze, siamo malauguratamente in grado di scrivere che il mondo moderno si è trovato, e che si è trovato malvagio; le conseguenze delle menzogne politiche parlamentari ricadono per sempre sugli autori che sono contabili e responsabili di queste menzogne; ricadono sempre sulla stessa umanità; come insegnare quando tutta la società è marcia di menzogna [...];

Che la scienza, che l’arte, che la filosofia si sbarazzi dei politici, che il socialismo, che il mondo operaio si sbarazzi dei politici, che l’insegnamento si sbarazzi dei politici [...]: a questo punto forse degli uomini che non mentiranno avranno qualche diritto di parlare della giovinezza; e non avendo più questa crisi di vita, forse a questo punto non ci sarà più crisi dell’insegnamento.

Per il rientro a scuola (Pour la rentrée) è un articolo scritto da Péguy in occasione della riapertura delle scuole, l’11 ottobre 1904. Il testo è raccolto da Jean Bastaire nell’antologia Péguy tel qu’on l’ignore (1973).




Noomachìa – Rivolta contro il mondo postmoderno di Alexander Dugin

Negli ultimi anni anche i grandi media si sono interessati ad Alexandr Dugin, ma quanto si conosce davvero delle sue idee?

Per approcciarsi concretamente al pensiero di questo autore sconsigliamo spezzoni televisivi o interviste varie, consigliamo invece la lettura di un suo testo intitolato “Noomachìa – Rivolta contro il mondo postmoderno”.

Un libro essenziale per comprendere su che piano si muovono le analisi di Dugin, che spiega quali sono, dal suo punto di vista, le radici della Postmodernità, senza la cui conoscenza non sarebbe possibile procedere ad una rivolta efficace contro di essa.
Un libro di lungo respiro in cui si tenta, ambiziosamente, di ripercorre la storia ontologica della civiltà europea attraverso lo studio delle differenti civiltà a partire dall’intreccio di tre Logoi: Apollo, Dioniso e Cibele.

“Noomachìa è un progetto fondato su un peculiare approccio filosofico-metafisico: la Noologia.

L’uomo è un essere che si differenzia da ogni altro nel mondo per una sola cosa: il pensiero. Ogni altra qualità è condivisa con gli altri esseri viventi, ma il pensiero costituisce un’esclusiva dell’essere umano, il quale può essere quindi definito come una creatura pensante o essere pensante. Di conseguenza, il pensiero è per definizione umano. Tutti i viventi hanno un corpo e diverse istanze ad esso correlate (tutti proviamo dolore fisico, piacere fisico, e così via), ma nessuna creatura eccetto noi nel mondo vivente dispone di un intelletto ed è in grado di pensare. Il pensiero o Nous, allora, costituisce l’essenza dell’uomo. Tutti gli altri aspetti della vita sono comuni all’uomo quanto alle altre creature ma il pensiero, l’intelletto, è un aspetto unico dell’uomo ed è ciò che ci rende umani. Essere un umano significa essere una creatura pensante. Così, il Nous è la radice più profonda dell’essere umano, dell’umanità. Noi siamo umani perché vi è in noi il Nous.

Quindi indagare sul Nous – Noologia – significa esplorare non un tipo di oggetto alienato ma noi stessi. Riflettere sul Nous significa riflettere su noi stessi, sulla nostra più profonda natura. Non si tratta di qualcosa di astratto, bensì di una sorta di introspezione volta a conoscere le più remote profondità del nostro essere, l’essenza dell’uomo.

Possiamo presentare l’essere umano sotto diversi punti di vista. La Noologia presenta l’uomo dal punto di vista della sua essenza. Si tratta in definitiva dello studio del pensiero propriamente detto.

La Noologia costituisce anche la base filosofica del multipolarismo poiché l’idea sottostante la Noologia è che non esiste un solo tipo di intelletto comune a tutta l’umanità, un solo pensiero universale, ma ve ne sono diversi. Quando cerchiamo di studiare accuratamente il Nous, l’intelletto, il pensiero, scopriamo quanto il processo del pensiero dipenda dalla cultura. Se ci si muove nel contesto di una determinata cultura, si pensa in un modo. Se si appartiene ad un’altra cultura, ad un altro gruppo etnico, ad un’altra religione, ad un’altra generazione, si pensa in un modo completamente differente, pur essendo sempre un essere umano (serbo, russo, francese, inglese, cinese, africano, e così via). L’appartenenza a differenti culture, differenti spazi e differenti epoche, fa sì che si pensi in modo diverso.

Così, se vogliamo studiare il nous dobbiamo tener conto di queste differenze. Senza prendere in considerazione queste ultime, non potremo mai giungere all’essenza del Nous.

L’essenza della Noologia è il riconoscimento della pluralità delle culture. Pluralità significa che non vi è solo un percorso di sviluppo universale e normativo del pensiero. Vi sono differenti manifestazioni del Nous, così diverse e così particolari che occorre studiare attentamente ciascun caso specifico – serbo, russo, tedesco, francese, ecc. – non per creare una gerarchia tra casi più o meno sviluppati ma per arrivare ad una comprensione profonda di come ciascuno pensa nei differenti contesti, comprensione volta al raggiungimento di una conoscenza totale del Nous.”


“Nella Postmodernità, la ragione umana è sostituita dall’intelligenza artificiale, le normali relazioni umane dalla rete, e quel che nel paradigma della Modernità era denominato «realtà» lascia il posto alla virtualità, la quale tuttavia non è solo il riflesso della realtà. Certo, essa segna la traslazione dal reale al digitale, ma il processo non si esaurisce qui. Successivamente, ciò che è stato trasposto nella virtualità viene elaborato, migliorato, perfezionato, quindi emulato nella realtà. Di conseguenza, il virtuale acquisisce un’esistenza autonoma, a cui la realtà è subordinata. Si pensi alla stampante 3D, attraverso cui il virtuale si riversa nel reale, viene «stampato», oppure alla moneta dematerializzata (carte di credito, ecc.), bit digitali trasferibili istantaneamente in tutto il mondo che predeterminano la produzione reale, o ancora alla propria personalità virtuale sui social network e alle relazioni tra profili diversi, da cui la vita «offline» dipende e di cui essa stessa diventa un’emulazione.”




 

La "fine dell'età dell'acqua"

Con una influenza respiratoria che ci dicono mortale e che ha giustificato le norme più violente e repressive che la storia repubblicana ricordi, i componenti del carrozzone mediatico e gli squallidi guitti della politica nostrana dicono di abbassare il riscaldamento nelle nostre case e nei pubblici edifici, di non lavarsi troppo, persino di non cambiare tutti i giorni le mutande. Ci intimano, altresì, di non avere troppe pretese in campo alimentare, dovendoci oramai abituare, secondo loro, a nuovi paradigmi ed al razionamento di gas e materie prime, oramai giunti a prezzi stellari. Eppure, secondo la logica ed il buonsenso, un uomo ben nutrito, con un'igiene personale adeguata, che vive in un ambiente confortevole e riscaldato a dovere in inverno, avrà sicuramente meno probabilità di ammalarsi, per giunta con la presenza nell'aere di un patogeno definito letale, causa scatenante di un lasciapassare per vivere e lavorare, di restrizioni, chiusure, stravolgimenti economici. Tutto normale, non trovate? Dal lavaggio compulsivo delle mani per prevenire il contagio alla "fine dell'età dell'acqua" (come sbandierato da alcuni articoli di giornale mainstream) sono trascorsi, solamente, poco più di due anni. D'altronde, un minuto dopo l'annuncio dello scoppio della così detta pandemia, l'avvertimento fu chiaro, come la luce meridiana: nulla sarebbe stato più come prima. Ora, forse, anche i più devoti al dogma dall’andrà tutto bene e della pace con armi e sanzioni, inizieranno ad avere qualche leggerissimo dubbio sulla portata della menzogna. Ma che importa, per la nostra salute è già stata predisposta la quarta dose...a cosa servono cibo sano, riscaldamento ed acqua corrente in casa?  Il siero ci salverà, un'altra volta. Tutto il resto è contro il progresso, antiscientifico e complottista. 




Elezioni 2022: previsioni

Si avvicina il 25 settembre, il teatrino delle crocette elettorali è alle porte.

Come andranno queste elezioni? Non abbiamo letto alcun sondaggio, semplicemente osservando la propaganda si può facilmente prevedere come risponderanno le masse.

L’esito sarà scontato. Vediamo, una per una, alcune delle formazioni candidate.

FDI: sarà il partito più votato. Sono stati fuori dalla coalizione di maggioranza nell’ultimo “governo dei migliori”, pertanto per molti godono ancora di “verginità”, nonostante buona parte dei membri siano in politica da decenni, Meloni in primis. Sono già allineatissimi sulla politica internazionale, sulla questione ucraina han già preso posizione e sono ammiratori delle politiche draghiane. A loro verrà permesso di governare per un periodo, ma ad un certo punto dovranno essere sostituiti dall’ennesimo governo tecnico. Le posizioni antigenderiste nel lungo periodo non potranno essere tollerate dall’agenda. Sostanzialmente verranno usati e poi messi da parte. PREVISIONE 20% 

LEGA: partito sempre più macchiettistico, con un leader grottesco. A loro non rimane che andare a Lampedusa e parlare di immigrati. PREVISIONE 10% 

FI: Berlusconi su tik tok è l’emblema di questo partito cancro che per anni ha recitato il ruolo del finto antagonista del PD. Mummie. PREVISIONE 5% 

PD: sono il male. Precisissimi a seguire qualsiasi agenda venga imposta, spacciandosi per “partito di sinistra”. Sono quelli che governano sempre e comunque, a prescindere dall’andazzo delle votazioni. Ne abbiamo parlato tante volte, inutile dilungarsi su di loro. Purtroppo godono ancora della fiducia di una fetta di popolazione e di molti giovani che subiscono il lavaggio del cervello dalle istituzioni. PREVISIONE 20% 

M5S: il bluff più patetico della storia della partitocrazia. Eppure ancora una volta, con Conte, cercano di rifarsi una verginità e troveranno gente pronta a sostenerli. PREVISIONE: 10% .

CALENDA/DI MAIO/+EUROPA e MODERATI vari: partituncoli davvero incommentabili. Difficile anche solo pronunciarsi su di loro, senza scoppiare a ridere. PREVISIONE 5% tot.

ITALEXIT: il partito di Paragone ha cercato negli ultimi mesi di incanalare il dissenso, andando spesso anche a presidiare le piazze. Sono coloro che hanno più spazio mediatico e tra i piccoli gli unici che si avvicineranno alla soglia. PREVISIONE 3% .

ITALIA SOVRANA E POPOLARE: formazione confusionaria con qualche buon nome e la vecchia volpe Rizzo a trainare. Al momento nessuna chance per loro. PREVISIONE 1,5%.

VITA: progetto utopico che non avrà mai alcuna possibilità per le vie parlamentari. PREVISIONE 0,5%.

ALTERNATIVA PER L’ITALIA: l’unione tra Di Stefano e Adinolfi viene vista con disprezzo sia dall’establishment che dagli altri partiti di opposizione. Personaggi ritenuti “brutti”, “fascisti” e “bigotti”. Eppure alcune delle idee più interessanti arrivano proprio da loro. Troppo “antipatici” per tutti. PREVISIONE 0,1% 

ALTRI PARTITI: folklore, sterile dilungarsi. PREVISIONE 0,1% a testa