Menù

▼

John Polkinghorne

John Polkinghorne, fisico teorico a Cambridge, poi sacerdote anglicano, è una figura interessante.

Da una lato abbiamo lo scientismo da bar, quello del "lo dice la scienzah", che scambia il metodo per metafisica e crede che ciò che non si misura non esista. Dall'altra il fideismo che teme la realtà. 

Polkinghorne smonta entrambi, dimostrando che il laboratorio e la tensione verso il trascendente non sono nemici. La scienza risponde al «come», ma il fatto stesso che l'universo sia intelligibile, che la matematica scritta alla lavagna combaci con il mondo, resta una domanda che nessuna equazione può esaurire. 

Chi non si stupisce davanti a questo non ha capito la scienza, e chi si stupisce soltanto non ha capito la fede.

Polkinghorne chiede che la fede venga trattata con lo stesso rigore di un'ipotesi, seria, motivata, non certa, aperta alla verifica del senso. La chiamava «ricerca di una comprensione motivata», una formula intellettualmente onesta.

Un autore da leggere perché sono rari coloro che sanno fare i calcoli ma anche inginocchiarsi, senza che l'una cosa tradisca l'altra. 

Polkinghorne ricorda che chi ha misurato l'universo e poi ha alzato lo sguardo non ha rinunciato alla ragione, l'ha portata fino al limite, dove comincia la meraviglia.