Menù

▼

Invidia e libertà

 

L'invidia non nasce dal bisogno, nasce dal confronto. L'invidioso non soffre perché non ha, soffre perché tu hai, a prescindere. Ti vuole vedere crollare, lo brama nel cuore, e non lo ammetterà mai. I Greci la chiamavano phthonos, e sapevano che è la più umana delle passioni, perché non chiede nulla per sé, chiede soltanto che l'altro perda.

Ora, una passione così nota da venticinque secoli, poteva sfuggire a chi governa? Ovviamente no. Chi detiene il potere conosce l'animo umano. E sa che un popolo invidioso è un popolo perfetto.

Così è nata la vetrina universale dei social e i suoi meccanismi.

La piattaforma non vende altro, il suo prodotto è proprio questo, perché l'invidioso è un cliente fedele, torna a guardare, a controllare, a bramare.

Una gabbia che la gente riempie di contenuti, volontariamente, con orgoglio. Ogni vita esibita alimenta l'invidia di cento altri, che a loro volta si esibiscono per farsi invidiare. Un meccanismo che si nutre di se stesso e non ha bisogno di una mano che lo spinga. Chi lo ha progettato lo sa bene, e dorme tranquillo.

Il vero esame dell'anima sapete qual è?

Rallegrarsi con chi si rallegra.

Chi si rallegra del bene altrui è l'unico uomo che il sistema non sa come trattare. Non può vendergli nulla, non può dividerlo da nessuno, non puó metterlo contro il suo vicino. L'invidia è il guinzaglio; la gioia condivisa è la prima forma di libertà.

La libertà comincia dentro, e chi non la conquista lì, può sventolarla in piazza quanto vuole, resterà sempre al guinzaglio.