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Li riconosci ancora?

Ci sono persone che conosci da anni. Persone con una voce, un carattere, una presenza. Magari con indole particolare, magari ansiose, magari con periodi di crisi. Persone, insomma. Poi le rivedi dopo anni. E quando le reincontri, qualcosa non torna. Non sono tristi, sono... spente. Come se qualcuno le avesse riprogrammate su altre frequenze. Gli occhi ci sono ma lo sguardo non è più quello. Rispondono, sorridono, "funzionano", ma quella scintilla che le rendeva loro non c'è più. Non le riconosci più. Ci avete fatto caso? E il fenomeno aumenta sempre più.

Non si sta parlando di persone con disturbi seri. Si parla di persone normali, persone con ansia, con periodi difficili, con quella che una volta si chiamava semplicemente la vita che pesa, finite sotto psicofarmaci come se il disagio esistenziale fosse un'avaria meccanica da correggere con la chimica giusta.

Qualcuno ora si sentirà toccato, ci dispiace, ma queste cose vanno dette perché ormai si danno per scontate. Non lo sono. Non bisogna ricorrere a farmaci per ansie e "tristezze" varie. Non è la soluzione e non si torna più indietro.

Una persona in crisi richiede tempo, presenza, attenzione. Deve lavorare su di sé, i mezzi li abbiamo. Ma è molto più rapido (e redditizio) darle una molecola che la renda gestibile. Funzionale. Silenziosa.

Medicalizzazione del carattere.

Per fingere di sorridere nel mondo.

E così dopo qualche anno, quella persona che conoscevi, con le sue contraddizioni, le sue tempeste, la sua presenza ingombrante e viva è diventata qualcosa di più tranquillo, più gestibile....più vuoto. "Tecnicamente" sta bene. Ma non è più lei. Solo noi osserviamo questo scempio?

Sedati.