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Falsi movimenti

C'è un film poco conosciuto di Wim Wenders, che si intitola Falso Movimento. 
Il protagonista attraversava la Germania in treno, a piedi, in macchina. Incontrava persone. Ascoltava storie, osservava paesaggi. Eppure non arrivava da nessuna parte. Non perché si perdesse ma perché non sapeva cosa stava cercando.

È un film attualissimo, una diagnosi dell'epoca. 
I filosofi tedeschi dell'Ottocento avevano un concetto molto incisivo: Bildung, che non significa semplicemente "istruzione" o "formazione". Significa il processo con cui una persona diventa se stessa, attraverso l'esperienza, la sosta, l'incontro con il mondo e con i propri limiti. 
Wenders girò Falso Movimento su una sceneggiatura di Peter Handke, che sovvertiva il Wilhelm Meister di Goethe. Wilhelm pur muovendosi non si formava mai. Vagava. 
Oggi si vaga con gli occhi incollati a uno schermo, tra scroll e storie virtuali. Si cambia città, lavoro, partner, identità, con una facilità disarmante. Eppure la sensazione diffusa è quella di muoversi senza spostarsi davvero. Falsi movimenti appunto.

La Bildung, per Goethe, era movimento: uscire, incontrare, essere cambiati dal mondo. Ma nell'epoca in cui ci si muove sempre e comunque, per lavoro, per noia, per ansia, trasformarsi interiormente richiede il gesto opposto. Fermarsi. Fare resistenza all'accelerazione. Lasciare sedimentare.
Bildung nel mondo di oggi non è un viaggio. È il coraggio di fermarsi.

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