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Il solito primo maggio

La Festa del Lavoro sia innanzitutto una festa DAL lavoro. Il lavoro moderno — catena di profitto, strumento di sfruttamento, meccanismo di perpetuazione dello status quo tramite ricatto economico — non è emancipazione né realizzazione personale. 

Il culto del lavoro è la malattia della modernità. Peraltro è una festa ormai diventata finzione, sempre più negozi aperti, supermercati operativi, cassieri al banco e magazzinieri sui muletti il primo maggio. Non per necessità, ma perché il mercato non si ferma, perché il consumo non conosce giorni sacri. La retorica della festa del lavoratore si celebra mentre il lavoratore lavora. 

Nel frattempo sfilano i sindacati che, ricordiamo, avallarono il green pass, e sul palco del concertone si esibiscono "artisti" ogni anno più imbarazzanti. Una liturgia stanca, officiata da chi ha trasformato la tutela dei diritti in gestione del consenso. Come sempre rifiutiamo la retorica tossica del lavoro che nobilita. Celebriamo invece il tempo di qualità.