Il paradosso del sorite

Diogene Laerzio, nella sua monumentale “Vite e dottrine dei filosofi illustri”, racconta che nella Grecia del IV secolo a.C. visse il filosofo Eubulide di Mileto.

Egli si impegnò, attraverso la formulazione di alcuni paradossi, a mostrare aspetti problematici della conoscenza e del linguaggio.

Tra questi paradossi spicca quello chiamato del mucchio o del sorite, secondo il quale, di fronte ad un mucchio di grano, quanti chicchi dobbiamo togliere affinché il mucchio smetta di essere tale?

Se di primo acchito questo può sembrare un ozioso gioco retorico, proviamo allora ad applicarlo ad alcuni aspetti della nostra condizione storica attuale.

Dopo quanti trattati internazionali uno Stato nazionale cessa di essere tale per divenire regione periferica di un Impero?

Quante libertà individuali occorre che siano sospese, revocate o limitate perché si possa parlare di deriva autoritaria?

Quanti giorni occorrono perché una condizione definita emergenziale diventi un nuovo stato delle cose e un nuovo metodo di governo?

Dopo quale percentuale del bilancio fornita dalle case farmaceutiche, un ente preposto al controllo dei farmaci diventa esso stesso strumento funzionale a suddette case?

Dopo quante ingerenze del potere nelle scelte personali si è ancora padroni del proprio corpo?

E dopo quante privazioni la vita smette di essere tale e si riduce a mero sopravvivere?

In ciascuna cosa vi è infatti sempre una soglia oltre la quale un mutamento della quantità, per accrescimento o detrimento, determina anche un sostanziale cambiamento qualitativo della cosa stessa.



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