Psicopolitica digitale - Byung Chul Han

Ci avviamo oggi verso l’era della psicopolitica digitale, che passa dalla sorveglianza passiva al controllo attivo e che ci getta, cosí, in un’ulteriore crisi della libertà: ne è colpita la stessa volontà libera. I big data sono uno strumento psicopolitico estremamente efficace, che permette di estrarre un sapere sconfinato sulle dinamiche della comunicazione sociale. Questo sapere è un sapere del dominio, che consente di avere accesso alla psiche e di influenzarla su un piano pre-riflessivo.

L’apertura del futuro è costitutiva per la libertà d’azione. I big data, invece, permettono di elaborare previsioni sul comportamento umano: in questo modo, il futuro diventa calcolabile e controllabile. La psicopolitica digitale trasforma la negatività della decisione libera nella positività dello stato-di-cose. La persona stessa si positivizza in una cosa quantificabile, misurabile e controllabile. Nessuna cosa però è libera: tuttavia, è piú trasparente della persona. I big data annunciano la fine della persona e della volontà libera.

Ogni dispositivo, ogni tecnica di dominio produce oggetti devozionali, che vengono utilizzati per sottomettere: materializzano e stabilizzano il dominio. Devoto significa sottomesso. Lo smartphone è un oggetto devozionale di natura digitale, anzi è per eccellenza l’oggetto devozionale del digitale. Come strumento di soggettivazione funziona come il rosario, che pure rappresenta, per la sua maneggevolezza, una specie di cellulare. Entrambi servono alla sorveglianza e al controllo del singolo su se stesso. Delegando la sorveglianza a ogni individuo, il dominio aumenta la propria efficacia. Il like è l’amen digitale. Mentre clicchiamo like, ci sottomettiamo al rapporto di dominio. Lo smartphone non è solo un effettivo strumento di sorveglianza, ma anche un confessionale mobile. Facebook è la chiesa, la sinagoga – letteralmente, “adunanza” – globale del digitale.

Fonte: tratto da "Psicopolitica" di Byung Chul Han (Ed.Nottetempo)