Una predizione di Nikolaj Berdjaev

La rivoluzione ha inferto alla Russia ferite gravi, dalle quali potrà riaversi a fatica. Ma da un certo punto di vista, la rivoluzione avrà dei risultati positivi: essa contribuirà alla rinascita della Chiesa e della vita religiosa in Russia. La rivoluzione aiuta sempre a manifestare quella che è in realtà la situazione religiosa di un popolo. Molta falsità e ipocrisia si è accumulata nella nostra vita religiosa. Troppa gente si era abbandonata a un atteggiamento tutto esteriore e utilitario nei confronti della Chiesa ortodossa. L’autoritarismo, tipico dei costumi ortodossi, doveva essere spezzato.Nei ranghi superiori della società – nobiltà e burocrazia – la religiosità mancava di profondità, e il cristianesimo non era preso abbastanza sul serio. La religiosità dei sadducei ha sempre un carattere statale, e in essa gli orizzonti della vita temporale hanno sempre la meglio sugli orizzonti della vita eterna. Nella vita della nostra Chiesa si notavano i segni del rigor mortis. La rivoluzione ha dissolto l’atmosfera di menzogna attorno alla Chiesa e ha dissodato il terreno da cui scaturisce la luce della religione. Nel clima della rivoluzione non c’è più alcun motivo per sforzarsi di apparire ortodossi, non c’è più alcun vantaggio da attendere dalla Chiesa, e non ha più alcuno spazio la religiosità di Stato.
Fin dall’inizio, la rivoluzione ha avuto un carattere antireligioso e anticristiano. Essa perseguita il cristianesimo, e questa persecuzione ha raggiunto proporzioni infami. Ma le persecuzioni non sono mai state un pericolo per il cristianesimo. Le persecuzioni, per la Chiesa, sono meglio che una protezione attuata con la forza. La vita cristiana si è sempre consolidata ed estesa durante le persecuzioni. Il cristianesimo è la religione della verità crocifissa. Le persecuzioni religiose dell’epoca rivoluzionaria producono una selezione qualitativa. La Chiesa perde in quantità, ma guadagna in qualità. Il cristianesimo di nuovo esige dai suoi figli fedeli uno spirito di sacrificio. E questa capacità di sacrificio è stata dimostrata sotto la tempesta rivoluzionaria. La parte migliore dei preti ortodossi russi è rimasta fedele ai sentimenti sacri, ha difeso con coraggio la religione ortodossa, e con coraggio è andata incontro al plotone di esecuzione. I cristiani hanno mostrato che sanno morire. La Chiesa ortodossa è umiliata e calpestata esteriormente, ma interiormente si è elevata ed è diventata più grande. Essa ha dei martiri. La Chiesa ortodossa ha dimostrato che la sua unità organica, la sua luce interiore e le sue fondamenta mistiche restano indistruttibili, anche dopo che la sua direzione ecclesiastica e la sua struttura esteriore sono state sconvolte. In Russia tutto ciò che è legato alla Chiesa diventa più profondo. I russi, che hanno sopportato le prove più dure, vivono in un’atmosfera di tensione religiosa. L’asprezza e la gravità della vita, la prossimità della morte, la caduta di tutte le illusioni terrene e la perdita degli oggetti materiali che asserviscono lo spirito umano – tutto questo avvicina a Dio e alla vita spirituale.L’intellighenzia, che per un secolo fu ostile alla fede e predicò quell’ateismo che sfociò poi nella rivoluzione, comincia a volgersi verso la religione. È un fenomeno nuovo. E, perfino in Russia, questo movimento verso la vita religiosa non ha alcun carattere interessato, non è legato a piani di restaurazione o al desiderio di farsi restituire i beni perduti della vita. I Russi hanno attraversato un’intensa esperienza spirituale, hanno modificato il loro atteggiamento verso i beni della vita.
Purtroppo, bisogna dire che la Chiesa ortodossa russa, nel suo esilio in Occidente, subisce spesso l’oppressione e il giogo dei partiti politici di destra, che riproducono, su piccola scala, i vecchi rapporti tra la Chiesa e lo Stato. Un atteggiamento politico e utilitario nei confronti della Chiesa non produrrà né la rinascita della Chiesa né la rinascita della Russia. La Chiesa non può legarsi ad alcuna forma politica fissa, qualunque essa sia. Solo un atteggiamento disinteressato e spirituale verso la Chiesa, solo lo spirito di sacrificio e la rinuncia ai privilegi materiali, possono condurre alla rinascita religiosa e alla salvezza della nostra patria. Non è più l’ora né dei sadducei né dei farisei. È tempo di realizzare nella vita la verità del Vangelo. L’avvenire della Russia dipende dalla fede religiosa del popolo russo. Tutti i politici lo devono comprendere e piegarsi a questa verità. Il migliore degli starec russi, alla vigilia della mia espulsione dalla Russia, mi raccontava che comunisti e soldati dell’armata rossa andavono a confessarsi da lui, e diceva che non sperava né in Denikin né in Vrangel’, ma nell’intervento dello spirito di Dio sul popolo russo peccatore. La sua non era solo una voce religiosa, ma una voce nazionale, più autorevole della voce di quegli emigrati russi che si considerano nazionalisti e patrioti ma non hanno fede nel popolo russo. Le parole dello starec hanno suonato per me come parole provenienti da un altro mondo, nel quale non vi sono né destre né sinistre, né lotte politiche per il potere né lotte di classe per i propri interessi materiali. E noi stessi dobbiamo orientarci verso un altro mondo, per trovarvi i criteri per i nostri giudizi e l’energia per le nostre azioni. La falsa idolatria dello Stato e della nazionalità deve essere vinta dalla religione.
Non possiamo e non dobbiamo collocarci al di fuori della Russia e del popolo russo, al di fuori del loro destino comune. I destini umani sono stati riuniti, non vi sono più destini individualmente isolati. L’individualismo è finito. Bisogna sopportare fino in fondo tutte le prove e tutte le sofferenze insieme al popolo russo e alla terra russa. La Russia è, innanzitutto, là dove sono la terra e il popolo russi. E il solo contatto con la terra russa è già un inizio di guarigione, un ritorno alle sorgenti della vita. Ecco perché la psicologia tipica degli emigrati è una psicologia peccaminosa, che inaridisce le sorgenti della vita. Il che non vuol dire che questa psicologia sia propria necessariamente di tutti i russi che vivono all’estero. La Russia può essere salvata solo dall’interno, solo attraverso i processi vitali che si sviluppano dentro la Russia stessa. Il popolo non vuole morire e salva la propria vita. Il potere bolscevico è costretto ad adattarsi alla vita. Non si può avere fede nell’edificazione sovietica. Essa è un incubo ancora più orribile della distruzione sovietica. È il sistema di Sigalev, l’allevamento del bestiame applicato agli uomini. Solo esteriormente i bolscevichi fanno mostra della propria forza. In realtà sono terribilmente impotenti, e le loro opere recano il segno della volgarità e del tedio. Essi imitano gli uomini di potere. Ma dietro a tutto questo, e indipendentemente da tutto questo, il popolo russo vive, e resta un grande popolo pieno di doti. In seno alla Russia, nelle sue profondità recondite, hanno luogo processi molecolari, che preparano la sua salvezza. E voi stessi potete prendere parte a questi processi vitali e influire sui loro risultati, se spiritualmente vi sentite dentro al popolo russo e alla terra russa.
Non vi è niente di più amorale della massima: «Tanto peggio, tanto meglio». Può accettare un tale principio solo chi si sente estraneo a coloro ai quali andrà peggio o meglio. Chi invece è con la Russia, con la terra russa e con il popolo russo, può solo desiderare che per loro le cose vadano meglio. E la stessa fine del bolscevismo arriverà grazie al miglioramento, non al peggioramento, della situazione russa. Il giogo della fame e della miseria rafforza i bolscevichi. La vita in Russia è un supplizio, è sacrificio, martirio, umiliazione. Ma attraverso questo supplizio, questo sacrificio e questo martirio, la Russia si salverà. Il fatto stesso di vivere sotto il potere sovietico è già di per sé un’ininterrotta attività spirituale, una resistenza morale al veleno che infetta la vita. Il potere comunista costringe all’obbedienza per mezzo della fame e della corruzione. E per i deboli è difficile resistere. Con stupore ci si ricorda delle proteste e dell’indignazione che suscitavano, sotto l’antico regime, la mancanza di libertà e la tirannia. Eppure c’era allora un’enorme libertà in confronto al regime sovietico. Tutto accadrà diversamente da come pensa la maggior parte degli emigrati e dei rappresentanti dei partiti politici. Avremo molte sorprese. E la liberazione verrà non da dove l’attendono gli uomini, ma da dove la manderà Dio.
Non si può attendere la salvezza dall’Europa, che non ha niente a che fare con noi e che è, essa stessa, agonizzante. Non si può fare violenza al popolo russo, bisogna contribuire alla sua rigenerazione dall’interno. La rivoluzione dovrà esaurirsi da sé, distruggersi da sé. E vi è un aspetto positivo nel fatto che il bolscevismo duri così a lungo e non sia stato rovesciato dall’esterno e con la forza. In tal modo l’idea comunista si è disonorata da sé, non possiede già più alcuna aureola; e il veleno non potrà penetrare in profondità. Il processo della guarigione è lento, ma è un processo organico. Esso è innanzitutto espiazione dal demone della menzogna, fuoriuscita dal regno degli spettri e dei fantasmi verso la realtà. Ciò che oggi è indispensabile, più di ogni altra cosa, è affermare il primato dell’attività spirituale sull’attività politica. È indispensabile lottare spiritualmente contro l’incubo sanguinario che attanaglia il mondo. L’esclusivo primato della politica accresce questo incubo a aumenta la sete di sangue. Ora bisogna salvare la libertà dello spirito umano. Di nuovo, davanti ai popoli cristiani sta la domanda: vogliono prendere sul serio il loro cristianesimo, vogliono indirizzare la loro volontà verso la sua realizzazione? Se i popoli cristiani non tendono tutte le energie dello spirito per realizzare il cammino di Cristo, se non dispiegano il più grande attivismo, allora nel mondo trionferà il comunismo ateo. Ma lo spirito libero deve agire indipendentemente dalle forze che prevalgono e che trionfano. Il cristianesimo ritorna allo stato in cui si trovava prima di Costantino, e deve di nuovo intraprendere la conquista del mondo.

Fonte: tratto da "Nuovo medioevo" di N.Berdjaev (Fazi editore)