La superiorità del cristianesimo rispetto alla filosofia secondo Tertulliano

Il cristianesimo non è una filosofia. La filosofia è la riflessione critica sulla realtà avendo come criterio e strumento l'indagine razionale, in vista di una verità razionale.
Il cristianesimo, invece, è un evento, frutto della rivelazione divina in Cristo, ossia della comunicazione della verità divina (che è Dio, e di tutte le cose in Dio) all'uomo. La teologia è la riflessione critica sulla realtà avendo come criterio la rivelazione divina e come strumento l'indagine razionale, in vista di una comprensione razionale (scientifica) della verità divina.
La filosofia, proprio a motivo del suo criterio razionale,
è esposta a tutti i limiti della mente umana (difficoltà di giungere alla verità, incertezze nel possesso della verità, parzialità di comprensione, possibilità di errore). Non così per la fede, che si fonda sulla rivelazione: la regola della fede è la regola della verità (esente da errore, sicura, perenne, universale).

Esistono delle analogie tra la fede cristiana e la filosofia (alcune verità su Dio, sul mondo, sull'uomo) , ma la divina rivelazione supera la filosofia poiché la precede. La filosofia,infatti, posteriore alla rivelazione, ha mutuato da questa alcune verità, deformandole poi con il suo criticismo.
Quanto c'è di vero nella filosofia non appartiene alla filosofia, ma alla fonte della verità che è la rivelazione divina.
Perciò la filosofia è anche la fonte di tutte le eresie.
Infatti, qualsiasi deviazione dalla regola della fede nasce da un'interpretazione soggettiva del dato scritturistico mossa da un eccessivo spirito critico che fa della ragione il criterio di verità.

Mentre il filosofo cerca fama dalla sua sapienza, il cristiano cerca la salvezza dalla verità conosciuta.
Il cristiano non insegue un ideale morale per quanto sublime esso sia, quasi alla ricerca della propria perfezione, ma imita colui che più d'ogni altro è degno d'amore: Gesù Cristo. Non si sacrifica unicamente per coerenza ai propri princìpi e valori, ma dona la sua vita per amore a Cristo, cioè a colui che lo ha amato e salvato.
Rimane il fatto che, rispetto a qualsiasi filosofia, solo il
cristianesimo pratica in modo autentico - perché divino - una vita virtuosa: l'amore, la misericordia e il perdono, la castità, l'umiltà, la fedeltà. Una dottrina umana può proporre soltanto un ideale umano , senza peraltro dare la forza di attuarlo; la dottrina divina propone all'uomo la vita divina, donandogli la grazia di viverla. La vita cristiana non è dunque una vita umana, ma una vita umano-divina: la vita di Cristo.


Tratto dall' introduzione a "Difesa del Cristianesimo", Tertulliano (ed.Dekker) 

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È la filosofia stessa, invero, che dà materia a quella che si chiama mondana saggezza, dal momento che, con molta libertà e pretesa arroganza, interpreta la natura divina, i suoi disegni e i suoi procedimenti. Diciamolo francamente: le eresie stesse sono quelle che attingono forza e consistenza da tali principi filosofici. È dalla filosofia infatti, che Valentino prende la concezione degli Eoni e di una quantità di forme, di cui non saprei dire neppure il numero: infinite esse sono; e il concetto di una Trinità umana: o non era costui stato discepolo di Platone? E non è da quella stessa fonte, che scaturisce il dio di Marcione, preferibile agli altri? Almeno ha un carattere di tranquillità; e anche la sua dottrina deriva dagli Stoici. Sono stati gli Epicurei quelli che hanno sostenuto il principio che l'anima è soggetta alla morte, e se tu vuoi negare il principio della resurrezione della carne, tu potrai attingere per questo punto dai dettami di tutti quanti gli antichi filosofi: dove trovi che la materia è uguagliata con la natura di Dio, quivi potrai riconoscere la dottrina di Zenone; ed ecco invece che ti vien fuori Eraclito, quando si parli di una divinità che abbia in sè natura ignea; è la stessa materia, in fondo, che viene trattata, agitata, e da eretici e da filosofi: donde il male e perchè? Donde l'uomo e come egli è sorto? Ed ecco il problema che ultimamente Valentino s'è posto: donde Iddio? Deriva dall'Entimesi o dall'Ectroma? O Aristotele, mal facesti, tu, che hai loro insegnato la dialettica, arte abile ugualmente e a costruire e a distruggere, diversa e sfuggevole nelle sue asserzioni, immoderata, sforzata nelle sue congetture; aspra, difficile nelle sue argomentazioni, che crea con facilità contrasti; laboriosa e molesta talvolta a sè stessa, che tutto pone in discussione sottile, perchè appunto nulla sfugga all'attento e minuzioso esame di lei! Di qui proprio derivano quei racconti favolosi, quelle genealogie interminabili, quelle questioni lunghe ed oziose, quelle discussioni sottili, che s'insinuano negli animi come qualcosa di malefico che ti consuma e ti uccide.
L'Apostolo, quando vuole preservarci da quello che è male, ci avverte appunto di star bene in guardia contro l'opera della filosofia: egli la ricorda chiaramente, espressamente: scrive ai Colossesi: Guardatevi, perchè non vi sia qualcuno che non v'inganni con la filosofia, che, con vane apparenze di verità, non vi tragga fuori dalla retta strada, secondo l'umana tradizione e contrariamente alla provvidenza dello Spirito Santo. Paolo era stato in Atene, e questa specie di umana sapienza l'aveva ben conosciuta con le relazioni che aveva avuto coi filosofi: pretende essa alla verità, ma non fa che impedire il raggiungimento di questa, e, divisa com'è in una quantità di sette contrastanti intimamente fra loro, da luogo a credenze varie e contradittorie.


Fonte: “Contro gli eretici” di Tertulliano (ed.Città Nuova)