Le forme - G.De Giorgio

La forma è una limitazione e una precipitazione in cui si condensa apparentemente l’inafferrabilità del Principio Supremo negandosi nella determinazione materiale che fissa l’impercepibile e serra l’infinito nella circoscrizione fallace del mondo materiale. L’ambito delle forme è l’ultimo stadio della caduta che trova nella materia il limite, il vincolo, la perdizione. Esse non sono se non nella notte dell’ignoranza come cristallizzazioni di ritmi fissati in una vibrazione determinata, vuoti di essere in fallace pienezza, concrezioni di soffi rappresi in una voluta tronca, indefinita moltiplicazione dell’unità privata dell’essere, ma costretta al ciclo del divenire in un esaurimento di scorie le quali, senza la corrispondenza simbolica rappresentano la morte della vera vita e la pietrificazione dello spirito di Dio.
In questo senso esse sono la polvere della terra, le ossa inerti della realtà, selva d’unità fallaci ove pullula la vita della tenebra, apparente negazione della luce sul piano umano per coloro che non sono giunti alla conoscenza della non dualità e i quali credono che la concretezza sia indice di verità, che lo schema limitativo sia per essi altro che un cozzare in un ostacolo non ancora rimosso, vanità di apparenza chiusa nell’ambito del suo delirio.
Da questo delirio nasce l’impenetrabilità della materia rappresa per la forza discendente che la vincola al centro fallace contraendola in uno spasimo di morte per costituire la caverna del mondo dinanzi al prigioniero dell’ignoranza. Ma questa selva fallace rispecchia essenzialmente la verità divina per coloro che la ripongono nella sua vera luce penetrando nell’impenetrabile e facendone dileguare la natura tenebrosa, dispetrandolo, sciogliendo il pieno nel vuoto di forma che è la realtà di tutte le realtà. Questa conoscenza considera le forme non distintivamente come individualità obbedienti a  leggi autonome di sviluppo contenute esse stesse nell’ambito umano e cosmico, ma parvenze di una realtà informale che le comprende come espressione di una possibilità che serve a velare e a rivelare, velando collo svelare e svelando col velare senza che tale realtà possa mai essere nascosta da alcunchè se non dal suo stesso fulgore.
La fallacia delle Forme consiste unicamente nell’ignoranza che le separa dalla realtà considerandole autonomamente esistenti, definitivamente chiuse, specificatamente individuate, cioè indivisibili. Il miracolo mostra sufficientemente quanta poca consistenza abbiano le leggi che governano le forme considerate nella loro esteriorità e nei loro rapporti puramente materiali e non ricollegate a ciò che le oltrepassa, le contiene e le scioglie nella sua realtà di cui non sono che parvenze. Si può quindi dire che la materialità, l’impenetrabilità, infine il mondo esistono come appaiono unicamente per coloro che, ignoranti di una realtà più alta, vogliono che siano come appaiono, essendo incapaci di penetrare oltre la veste delle cose per scorgerne il valore e la natura. Ciò che è nel mondo, è in realtà fuori dal mondo e soltanto scorgendolo in funzione di ciò che non è. Si comprende veramente ciò che è. La prospettiva umana e terrestre rimane tale, cioè nulla: chi scorge nell’uomo l’uomo, nel mondo il mondo. Scorge nell’uomo e nel mondo il nulla, ma un nulla veramente negativo che vuol essere tutto e non un nulla positivo che negandosi si afferma e affermandosi si ripone in Dio da cui non è mai uscito e a cui mai  ritorna se non per effetto dell’ignoranza.

Fonte: tratto da "La Tradizione Romana" di G.De Giorgio (Ed.Mediterranee)