L'importanza della vita politica - Cicerone

Quelle scappatoie cui ricorrono coloro che cercano scuse per vivere in un beato ozio, non devono illudere nessuno: lasciate pur che dicano che la vita politica é piena di uomini che non son nulla di buono e con cui sarebbe vergognoso lottare: e che lottare con la moltitudine, massime quando sia infuriata, sarebbe misero e pericoloso. A sentirli dunque, prender le redini di uno Stato non sarebbe da uomo saggio; non essendo possibile frenare la pazzia e gli, scatti del volgo, né degno d'un uomo libero il battersi con avversari turpi e bestiali e lasciarsi coprire di contumelie, né d’un saggio l'aspettarle e il tollerarle; come se per gli uomini onesti ed energici e generosi, potesse esserci più giusta ragione per entrar nella vita politica che affrontare la canaglia e impedirle di lacerare lo Stato prima che sia troppo tardi per porgergli aiuto.
E si può forse mandar buona loro l'eccezione ch'essi si degnano fare quando dicono che l'uomo saggio non dovrebbe mai avere alcuna parte nella vita pubblica a meno che le circostanze e la necessità non ve lo costringessero? Come se avessero potuto presentarsi ad alcuno circostanze più imperiose di quelle che si presentarono a noi. Che cosa avrei potuto fare io allora se non fossi stato console? E come avrei potuto diventare console se, fino dalla puerizia, non avessi dato alla mia vita quell'indirizzo che solo poteva permettere a me, nato da famiglia equestre, di pervenire al più alto degli onori? Non é dunque possibile offrirsi alla repubblica d'improvviso, quando si voglia, qualunque sia la gravità del pericolo, se non si sia in condizioni da poterlo fare. Quel che mi pare soprattutto stupefacente in questi discorsi di filosofi é che essi che vorrebbero che gli uomini non prendessero il timone dello Stato, neppure in piena bonaccia, perché non curanti di una simile esperienza, vorrebbero si avvicinassero poi al timone nell'ora della tempesta più minacciosa. Questi filosofi si vantano infatti pubblicamente e molto si gloriano di non aver mai appreso né insegnato alcuna arte di governo né per quel che riguardi le costituzioni né per quel che riguardi la difesa dello Stato e dichiarano che una scienza di questo genere non possa essere concessa a gente veramente colta ma soltanto a gente che s'interessi praticamente di cose simili. Ma, allora, perché permettere al saggio di porger l'opera sua alla repubblica quando la necessità lo richieda, se, quando sarebbe assai più facile governare, nel momento cioé in cui nessuna necessità lo incalza, egli debba ignorare ogni arte di governo?
Ma, anche se fosse vero che il saggio potesse scendere a suo beneplacito a regolare i conti della città quando le circostanze lo vogliano, anche in un caso simile io troverei che l'uomo saggio non dovrebbe in alcun modo sprezzare la scienza politica poiché egli avrebbe sempre l'obbligo d'aver quelle nozioni che, un giorno, potrebbero essergli così necessarie.

Fonte: tratto da “Repubblica” di Cicerone